martedì 23 dicembre 2008

ciao, AMICI, buon Natale!!




…E anche dicembre 2008 se ne sta andando….

Il mese di dicembre sta all’ anno come il sabato sta alla settimana... Conclude un ciclo, il vecchio anno, ed è carico di aspettative per il nuovo... Naturalmente la notte tra il sabato e la domenica - di vera euforia per chiunque, tranne che per i freddofili autentici…- è rappresentata dal Capodanno… Gennaio, invece, è paragonabile al lunedì, ovvero...c'è tutto da ricominciare e, personalmente, lo trovo faticosissimo. A dicembre vivi l’ atmosfera delle favole, che finiscono col “tutti vissero felici e contenti”, quella dell’ attesa …Gennaio è la pagina “dopo” (le favole infatti finiscono), da scrivere giorno dopo giorno per ben dodici mesi…è l’ inizio di quella vita quotidiana così felice e così contenta che nessuna favola osa raccontare….

Dicembre rappresenta il fuoco della brace, non quel fuoco rosso e potente che assale, aggredisce e divora, ma quello rassicurante che scalda, che unisce e accoglie, non è invasivo anzi invita ai pensieri, ai sentimenti, alle chiacchiere intorno al camino mentre sonnecchia tra le braci ardenti….

E poi:

poi, c' è il Natale….

Già, tra pochi giorni, ormai solo ore, è Natale…..Io lo festeggerò con i miei cari, prima tra tutti la mia amatissima Nonna di centoquattro anni e quattro mesi…(prima o poi le dedicherò un post, perché è veramente una donna speciale… ).

Il giorno di Santo Stefano, invece, sarò con vecchi amici, tra cui Roberto: quest’ anno, idealmente, ci sarete anche voi, poiché immagino che le citazioni sul nostro carteggio elettronico si sprecheranno!

Questi, sono anche giorni di bilanci…e mi sembra che in questo blog ci sia un concentrato maschile di tutto rispetto! Mai e poi mai avrei detto che i miei compagni di liceo sarebbero diventati uomini così colti, raffinati e gentili, dotati di humour e di sostanza, autoironici, SIMPATICI…

CLAUDIO: con i suoi post mi ha intimidita; è talmente preparato e completo nelle sue indagini a ritroso, con relative classifiche, che per un po’ non ho osato proferire verbo! Negli argomenti da lui affrontati (musica, western, informatica…), mi ha trasmesso un dato che per me rimarrà inoppugnabile: nessun esperto sarà mai esperto come lui….Ma resta un’ impressione di dolcezza nei suoi scritti, quando si rivolge ad ognuno di noi con una frase ad hoc, quasi a ricordarci che siamo tutti importanti…

MASSIMO, tra medioevo e stagioni, quanto a preparazione di certo non scherza...Mi sono letteralmente entusiasmata nel leggere i suoi scritti meteorologici; il fatto che sia freddofilo lo colloca in una particolare categoria, quella di coloro che stanno bene anche soli con se stessi, tendenzialmente malinconici e sensibili, che amano isolarsi ma non estraniarsi, e le loro scelte sono altamente selettive….All’ inizio attendevo i suoi commenti , poi ho capito che non era il caso…sarebbe intervenuto solo quando avesse ritenuto che ne valesse la pena…

MASSIMO dicembrino e precursore del blog, pure lui preparatissimo, è titolare di un pensiero granitico, senza sbavature e, come tale, o lo condividi oppure….lo condividi. Difficile, se non impossibile, scalfirne le certezze e questo lo rende ultra-affidabile in tempi di trasformismo…Mi ha colpito che abbia sempre risposto a tutti tempestivamente, prodigandosi per il blog e per noi con vero entusiasmo: questo denota un grande rispetto per gli altri ma anche una certa dimestichezza innata nel mantenere rapporti di amicizia …

ROBERTO, oltre che preparato, è per definizione culturalmente insaziabile…: ci ha offerto vari spunti molto impegnativi (se non lo avessimo tenuto a bada, saremmo già ad intere versioni greche da tradurre…) ed è molto attento a non ferire nessuno, tant’è che, per difendere un amico che non ricordò la parola kai, ci ha lasciato tutti a becco asciutto…14 commenti a un post “ giallo” rimasto senza colpevole…. Conoscendolo bene, però, credo abbia rinunciato a qualcuna delle sue sagaci battute e quindi resto semplicemente in attesa….

Cari compagni di classe …(e che classe!), che in questo blog mi siete ritornati indietro come “amici”,

cari compagni che ancora non vi siete decisi a entrare in questo gratificante circuito,

cari, cari Proff di noi del 56…

affettuosi auguri di Buon Natale

da VALE

Buon Natale

Un sereno Natale a tutti ... noi ! ;-)

sabato 20 dicembre 2008

Western si ma rigorosamente americano.

Caro Claudio puntuale e piacevole come sempre il tuo post.
condivido la passione e l'amore per il genere in questione.
Aggiungerei solo alcune notazioni legate al mio gusto personale.


Pur con il massimo rispetto per Sergio Leone, Morricone etc. ritengo per varie ragioni che il western sia un prodotto eminentemente americano e ancora più particolarmente di quel geniale laboratorio di cervelli che fu hollywood negli anni '50 e '60 che seppe fondere stupendamente registi attori e sceneggiatori in un amalgama irripetibile.
Nasce dall'epica della conquista dell'ovest, rispecchia i valori fondativi della società americana- in maniera forse un po' infantile - ma ancora questi valori la impregnano. Il bene e il male ne risultano perfettamente delineati senza zone grigie. E infine resiste al tempo in quanto generatore di miti profondi universalmente validi ( queste cose non accaddero mai ma sono sempre!).
Gli indiani, la prateria , i bisonti, il pistolero, lo sceriffo, la casa isolata , la terra , l'esercito , la colt il combattimento a pugni nudi , il cavallo, la carovana ed altri ancora innumeri , gli ingredienti archetipi che possono essere magistralmente composti e ricomposti- a patto di rispettare le dosi per confezionare un piatto degno-una sorta di Iliade contemporanea.
Le dosi appunto!!, per questo non amo molto Sergio Leone i dosaggi di certi ingredienti sono eccessivi e il piatto " di spaghetti"è irrimediabilmente rovinato.

Non ho citato i film che preferisco perchè sono innumerevoli , molti già menzionati da te. Spenderei due parole però per due grandi attori che mi pare siano stati trascurati: Peck e Lancaster , due giganti anche nel genere : In "the Big Country" di William Wiler e "Law man" di Michel Winner- e sempre restando su Lancaster come non pensare a "Nessuna pietà per Ulzana" in cui gli indiani imitano il suono della tromba per fare allentare la guardia al povero contadino che si chiuso in casa per proteggere la sua terra !! ma la passione mi prende la mano...
il western è cosi : circolare, puoi cominciare a parlarne da qualsiasi punto : un attore, un regista una battuta , una storia e andare avanti all'infinito in "un'eterna ghirlanda brillante".
voglio concludere con la battuta che più mi è impressa nella memoria : il film è "The law e Jake Wade" di John Sturges con R. Taylor ex pistolero redento ora sceriffo e il grandissimo R. Widmark . Il film inizia con la cattura di Wade ( il buono) da parte dell'ex amico
pistolero e bandito che vuole recuperare un bottino sepolto da Wade alcuni anni prima nel corso della loro ultima rapina insieme. Il ritmo del film é fin dal principio incalzante-altro ingrediente che non deve mancare - quando per i due eroi positivi Wade e la sua compagna, anche lei catturata, tutto sembra perduto la ragazza chiede a Taylor , ci salveremo ? e Taylor- Wade risponde: lui (Widmark) sa che prima o poi commetterà un errore e allora avremo una possibilità! E infatti più avanti nella città morta il cattivo si siede, si accende il sigaro ormai sicuro di sè con il suo ghigno beffardo e lancia la pala a Wade che scavando per il bottino trova il forziere e anche la pistola che aveva anni prima diligentemente seppellito con il denaro......sorpresa!
ciao a tutti e buon w.e.








giovedì 18 dicembre 2008

Salviamo il Western


Bene, come previsto ci sono pareri diversi dai miei ma anche cose condivise: con Roberto ad esempio ho parecchie ore passate insieme a suonare di tutto e di più e certamente ricordo i Blood Sweat & Tears che ebbero il loro momento di punta negli anni 70 (anche i nostri compagni di classe e di jam session Marco O. e Andrea G. li apprezzavano). Devo dire che Roberto ha anche già detto molto di quello che potrei dire anch’io su Guccini (fra l’altro visto ” live” diverse volte ai tempi dell’Osteria delle Dame).  Potrei solo aggiungere un paio di titoli ma non è necessario. Davvero Valeria non conosci altre sue canzoni?  Ma è Massimo P. che con il suo post (fra l’altro anch’io ho apprezzato il progressive e mi vanto nel mio piccolo di aver suonato decentemente la splendida Mood for a Day, assolo di chitarra acustica di Steve Howe dall’album Yessongs) citando il meraviglioso Pat Garrett e Billy The Kid mi suggerisce un tema  che spero apprezzerete (su alcuni di voi non ho molti dubbi). Parliamo di cinema. Per me vuol dire parlare anche di western. Quali sono stati i più grandi western di ogni epoca? Le classifiche si sprecano. Ognuno ha il suo punto di vista è ovvio ma intanto bisogna definire cosa intendiamo per un (grande) western. Personalmente mi associo all’idea che come film debba resistere al passare del tempo e garantire innumerevoli visioni. Sono abbastanza rigidamente legato anche al periodo storico, nel senso che non riterrei western, anche se con una forzatura lo si può catalogare come tale (luoghi geografici, bande, sceriffo ecc.) un film come Non è un paese per vecchi. Proviamo allora a fare dieci nomi. Troppi, direte voi, ma che già ci costringono a tagli eccellenti. Al numero 10 potrei mettere Ombre Rosse/Stagecoach, con i suoi personaggi che si sviluppano in un ambiente claustrofobico che mette in risalto la grande bravura dei caratteristi e consacra ai posteri  la stance del Duca, John Wayne. Poi il grande Lo straniero senza nome/High plain drifter in cui Clint Eastwood, con la fresca influenza di Sergio Leone e Don Siegel , fa già nel 1973 un film bellissimo, innovativo come sarà poi  una ventina d’anni dopo Gli Spietati/Unforgiven che pure trova posto nella mia classifica. Aggiungiamo senz’altro quello che forse è il capolavoro di Peckinpah, Il mucchio selvaggio/The Wild Bunch). Ricordate la sequenza iniziale? E il massacro alla fine, con William Holden, Ernest Borgnine, Warren Oates e Ben Johnson (sapete che era il miglior cavallerizzo di Hollywood, e lo si vede nei film di John Ford quand’era giovane) che attraversano fianco a fianco il paese per andare a riprendersi l’amico Angel. Grandissimo cinema. Poi troverei un posto per Il Cavaliere della Valle Solitaria/Shane, dove si trovano azione, valori familiari, duelli, scazzottate e una location splendida (il parco nazionale Grand Teton credo). Non a caso Eastwood l’ha praticamente rifatto nel Cavaliere Pallido di molti anni dopo. Quinto devo menzionare Mezzogiorno di Fuoco/High Noon, odiato da Wayne, ma per sempre nella storia del cinema con il suo scandire del tempo, la splendida interpretazione da Oscar di Gary Cooper, la musiche di Tiomkin e mi pare una delle prime comparse di una torva figura che sarebbe un giorno entrata nella leggenda coi nomi di Sentenza e Colonnello Mortimer:  Lee Van Cleef. Restano quattro posti da assegnare, allora dico senz’altro ancora Eastwood, Il texano dagli occhi di ghiaccio/Outlaw Josie Wales. Fatevi un favore tornando a vederlo. Il suo film favorito. Per molti probabilmente è questo il numero uno alla faccia dei classici. Poi dico 2 volte Sergio Leone: C’era una volta il West/Once Upon a Time in the West (per la prima volta vedete Henry Fonda cattivo, anzi di più!) e Il buono, il brutto, il cattivo/The Good, the Bad and the Ugly, quest’ultimo capolavoro di enorme proporzione. In cui alla fine il protagonista vero si dimostra Tuco (Eli Wallach). In fondo alla lista sta Sentieri Selvaggi/The Searchers. Il FILM, lo scrivo maiuscolo, dove c’è tutto. Un film che va oltre il western, che ha influenzato fra l’altro Guerre Stellari, Taxi Driver, Balla coi Lupi, Salvate il soldato Ryan, Il Vento e il Leone, Apocalypse Now. Mica robetta. Alla fine della mia classifica so che vi deluderò per le esclusioni. Mi direte: ma I Magnifici 7, Quel treno per Yuma (il vecchio intendo, Glenn Ford  vs. Russell Crowe 2-0), gli altri di Leone della  trilogia del dollaro, Liberty Valance, Rio Bravo, Il fiume rosso, Alba Fatale…. Beh io la mia l’ho detta, adesso tocca a voi.

mercoledì 17 dicembre 2008

lettera



In giardino il ciliegio e' fiorito
agli scoppi del nuovo sole
il quartiere si e'presto riempito
di neve di pioppi e di parole
all'una in punto si sente il suono
acciottolante che fanno i piatti
le tivu'sono un rombo di tuono
per l'indifferenza scostante dei gatti
come vedi tutto e'normale
in questa inutile sarabanda
ma nell'intreccio di vita uguale
soffia il libeccio di una domanda
punge il rovaio di un dubbio eterno
formicaio di cose andate
di chi aspetta sempre l'inverno
per desiderare una nuova estate
son tornate a sbocciare le strade
ideali ricami del mondo
ci girano tronfie la figlia e la madre
nel viso uguali e nel culo tondo
in testa identica senza storia
sfidando tutto senza confini
frantumano un attimo quella boria
grida di rondini e ragazzini
come vedi tutto e'consueto
in questo ingorgo di vita e morte
ma mi rattrista o io sono lieto
di questa pista di voglie e sorte
di questa rete troppo smagliata
di queste mete li'da sognare
di questa sete mai appagata
di chi starnazza e non vuol volare
appassiscono piano le rose
spuntano a grappi i frutti del melo
le nuvole in alto van silenziose
negli strappi cobalto del cielo
io sdraiato sull'erba verde
fantastico piano sul mio passato
ma l'eta'all'improvviso disperde
quel che credevo e non sono stato
come vedi tutto va'liscio
in questo mondo senza patemi
in questa vita presa di striscio
di svolgimento corretto ai temi
dei miei entusiasmi durati poco
dei tanti chiasmi filosofanti
di storie tragiche nate per gioco
troppo vicine o troppo distanti
ma il tempo il tempo chi me lo rende
chi mi da'indietro quelle stagioni
di vetro e sabbia chi mi riprende
la rabbia il gesto donne e canzoni
gli amici persi i libri mangiati
la gioia piana degli appetiti
l'arsura sana degli assetati
la fede cieca in poveri miti
come vedi tutto e'usuale
solo che il tempo stringe la borsa
e c'e'il sospetto che sia triviale
l'affanno e l'ansimo dopo una corsa
l'ansia volgare del giorno dopo
la fine tragica della partita
il lento scorrere senza uno scopo
di questa cosa...che chiami...vita..

(F.Guccini)

Il suono delle stagioni



La nostra esistenza è, volenti o nolenti, segnata anche dalla musica. Sia che l’abbiamo studiata, suonata, ascoltata, magari a volte subita, tutti colleghiamo alcuni episodi a particolari motivi musicali di tutti i generi. Dalla canzone fischiata sotto la doccia all’inno nazionale prima di una vittoria mondiale passando per la colonna sonora dei nostri amori. Le nostre abitudini musicali sono influenzate dalle altre nostre esperienze perciò sono quasi sicuro che quello che ascolto in macchina con la radio mentre vado al lavoro è diverso da quello che ascoltereste voi. E’ però certo che ci sono canzoni, di svariati generi, che possiamo identificare con precisione come assolutamente espressione del loro tempo e qui entra in gioco la mia proposta. Quella di indicare quei brani (se volete non necessariamente “leggeri”) che, riallacciandomi trasversalmente al sondaggio dell’amico Massimo F., hanno segnato i nostri decenni. Escluderei gli anni 50 - personalmente la conoscenza che ne ho è nata solo in seguito, direi che eravamo troppo piccoli - e i 2000 in quanto ancora in corso. Restano gli anni 60, 70, 80 e 90. Voglio considerare musiche che rappresentino sì i miei personalissimi decenni ma siano anche significative in assoluto. Cominciamo. Ho pensato qualche giorno fa (avevo già in mente vagamente questa cosa quindi sono “preparato”) che per ciò che riguarda gli anni 60 vorrei tanto poter citare la Beatlesiana A day in the life ma non posso per il motivo che mi ha fatto escludere gli anni 50, cioè apprezzamento a posteriori. Quindi, udite udite la mia scelta cade su C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones di Gianni Morandi. Questo è il pezzo che da giovincello ho più amato, in quegli anni in cui mi affacciavo al mondo della musica ascoltando Sanremo con mio nonno ai tempi dei vituperati capelloni. Ricordo il 45 giri ascoltato mille volte in un vecchio mangiadischi: non conoscevo ancora Help e Ticket to Ride ma il Vietnam si affacciava tristemente nella mia casa da quegli antichi telegiornali monocromatici.
Per i 70 è più facile: ancora all’inizio non suonavo la chitarra, erano gli anni del liceo e dei primi Lp ascoltati magari da amici. C’era un disco “trasgressivo” che aveva in copertina un paio di jeans con una vera chiusura lampo (Sticky Fingers). La prima volta lo vidi a casa di Stefano e Andrea R. La prima canzone di quel disco era già entrata nella storia della musica: Brown Sugar. E per un sacco di motivi questa è la mia scelta legata dunque ai Rolling Stones (forse c’era un presagio in Morandi?).
Per gli anni 80 dico Sweet Child O’Mine dei Guns ‘N Roses, un riff che non potrò mai dimenticare, legato all’amore e ai viaggi. Andatela ad ascoltare se non la conoscete (tutto l’album da cui è tratta Appetite for Destruction è considerato probabilmente il miglior disco rock degli anni ’80). La prima volta che la sentii ero intrippato in fondo alla Baja California e da allora mi rimase in testa per sempre.
Concludo coi 90. Per un amante del rock come me è una scelta “obbligata”. In più si tratta veramente della canzone più significativa dei 90. E guarda caso ha coinciso con una mia “rinascita”. Anche se parlando di Kurt Cobain e di Smeels like Teen Spirit siamo molto più vicini alla morte!
Certo ci sono state altre canzoni soprattutto negli ultimi decenni che mi smuovono dentro ondate di ricordi di tutti i generi, ma ci ho pensato bene, davvero, e alla fine ho scelto queste.

martedì 16 dicembre 2008

la vera storia di babbo natale

Visto il periodo dell'anno, parliamo un po' di Babbo Natale, tradizione profondamente religiosa e mediterranea. Babbo Natale, infatti, non è altro che San Nicola, la cui festa si celebra il 6 dicembre. San Nicola è uno dei santi più venerati di tutto la cristianità: cattolica, ortodossa ed anche di altre confessioni. Nella chiesa ortodossa russa è spesso la terza persona, insieme a Cristo e a Maria, nelle iconostasi delle chiese.
San Nicola era vescovo di Myra, città della Licia, ai tempi di Costantino.
Il suo culto, dopo la morte, iniziò a diffondersi sempre di più, a partire dall’Asia Minore, dapprima nelle regioni a diretta influenza bizantina ( come nel sud Italia - Puglia soprattutto - e a Venezia) e poi, gradualmente, nel resto d'Europa, fino ad arrivare in America, grazie soprattutto agli Olandesi (San Nicola è patrono di Amsterdam)
San Nicola è veneratissimo a Bari: famosa è la trafugazione delle spoglie del Santo, avvenuta nel 1087 secolo, dopo la caduta di Myra in mano musulmana, da parte di 62 ardimentosi marinai baresi.
Ma anche a Venezia il santo è molto venerato (è il patrono dei naviganti); durante la Prima Crociata i Veneziani trafugarono a Myra, dalla vecchia tomba del santo ormai vuota, alcuni frammenti di ossa trascurati dai Baresi.
San Nicola è anche il santo dispensatore di regali per i bambini: un pia leggenda vuole che il santo vescovo, venuto a conoscenza che un uomo in gravi difficoltà economiche voleva far prostituire le tre figlie, decise d’intervenire: raccolse quanto più denaro potè, racchiuse le monete in un fagotto che poi lanciò nottetempo nella casa dell’uomo, salvando l’onore delle fanciulle.
Proprio da questo episodio nasce la tradizione di babbo natale dispensatore di doni per i bambini: nei paesi di lingua germanica Babbo Natale è Santa Claus (ovvero Santa Klaus), corruzione da Sankt Niklaus (San Nicola, appunto).

lunedì 15 dicembre 2008

Lèggere


L’altra cosa che volevo dirvi è che ormai il nostro blog è annoverabile tra i “miei” pensieri, cosicché ieri mattina, all’ open day della mia scuola (chi di voi ha figli sa di che si tratta), accompagnando i genitori in giro per l’Istituto, mi sono accorta, per la prima volta dopo anni, che all’ ingresso della biblioteca campeggia una frase “incorniciata”:
Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado,vedo venire.

(Margherite Yourcenar
Memorie di Adriano)

Mi ha conquistata e ho pensato subito di sottoporvela….

Notte, ragazzi, e buona settimana!

domenica 14 dicembre 2008

Peccato che sia una sgualdrina


Vi mancava il mio cuoricino?

Vabbè, eccomi qui a dispensare qualche pillola culturale: non si sa mai che a Robi torni in mente di aggiornare il punteggio!

L’ opera di cui all’ oggetto Peccato che sia una sgualdrina (titolo originale: 'Tis Pity She's a Whore), composta probabilmente fra il 1629 e il 1633 , è considerata il capolavoro di John Ford, che come tutti già saprete ( :-)) occupa un posto di rilievo fra i drammaturghi dell'età elisabettiana. Il testo ricorda per molti aspetti la tragedia greca…greca…greco…galvani…gli amici del galvani… nessun uomo può sottrarsi all'inesorabilità del Fato, e narra una storia strana, una versione nera di Romeo e Giulietta (a proposito: ricordate la Franzoni?...avrebbe potuto declamarla lei, per intenderci)…Per venire al punto, è la storia di un incesto nella Parma del seicento: un fratello ama perdutamente una sorella, riamato…ma quando lei, rimasta incinta, si sposa con un altro per salvare il salvabile e si decide a interrompere i rapporti col fratello, questi, per non darla al rivale, la uccide….Per varie vicissitudini poi muoiono tutti, uccidendosi l’ un l’ altro…
Strano testo.
Strano titolo.
Strano, soprattutto, che venga ancora riproposto!
Mi hanno però colpito due particolari: la scenografia, di specchi, che esalta da un lato l'oscurità più cupa in cui maturano i delitti e le violenze, dall’ altro il chiarore abbagliante che circonda come un' aura i giovani amanti; e il fatto che, cambiando tema, mettendo ad es. al posto dell’ incesto un altro tabù (anche se ai giorni nostri ce ne sono davvero meno e posto che si possa parlare dell’ incesto come di un tabù) si ripropone lo stesso schema: talvolta il male è negli occhi di chi lo vede.
Negli specchi si riflette l’ anima e i due fratelli non spiccano per la loro perversione bensì per il loro alone romantico…La loro anima è candida, sono gli altri protagonisti invece che appaiono come mostri…
Eppure, l’ eroina negativa del dramma viene mandata a morte quasi come un “capro espiatorio” della comunità, di cui spicca la grettezza, proprio a riaffermare l’ inviolabilità del tabù…

Che ne dite, ragazzi?

Potrei sempre riassumervi e commentarvi il Re Lear, che ho visto oggi…:-)
Ma ve lo risparmio, Eros Pagni (bravissimo) va ascoltato…
Invece vi racconto un’ altra cosa, che però riservo ad ulteriore post….Magari domani…o dopo, se sono ancora sveglia…

Per ora, ciao!

Dopo gli indovinelli: dichiarate il vostro voto !

No, non vi chiedo il voto elettorale, ma quello nel sondaggio.
5 voti, equamente distribuiti tra anni 50 (Massimo P ?), anni 60 (io), anni 70 (Valeria ?) anni 80 (Roberto ?) e anni 90 (Claudio ?).
Ma perchè quelle scelte ?
Confesso che io sono stato incerto fra tre decenni: 50, 60 e 70.
Gli anni 50 perchè sono nato in quel decennio, di cui, peraltro, ho ricordi confusi, più che altro delle singole immagini di quando fino al luglio 1960 abitavo in via de' Fusari (da allora ... sempre dove sono adesso ;-).
Mi ricordo le "inferriate" che continuo a pensare come a sbarre ma che erano solo la ringhiera della porta finestra dalla quale mi affacciavo.
E il "box" dove giocavo, e un gatto pazientissimo cui tiravo la coda e che quando ne aveva abbastanza, invece di graffiare se ne andava dignitosamente.
Gli anni settanta, invece, sono quelli che, per metà, abbiamo passato assieme.
Al Galvani, poi l'università, tutto sommato gli anni della nostra formazione, gli anni in cui ci siamo trasformati da bambini in uomini (e da bambine in donne, of course :-).
Sono gli anni di cui ho una memoria più diffusa, tanti ricordi che a trascriverli ... altro che Commedia (poco Divina !) !
Ma alla fine ho scelto gli anni sessanta.
Gli anni delle elementari e delle medie, ma anche gli anni della "scoperta" del mondo, di una infanzia felice che ha sicuramente influenzato anche il mio modo di essere attuale.
Ma anni creativi, anni di svolta, anni in cui arrivarono i Beatles e la minigonna, la contestazione studentesca e i Colonnelli in Grecia, l'uccisione di Kennedy, la morte di Papa Giovanni e il disastro del Vajont.
Tutto eventi di cui ho ricordo e in relazione ai quali, quando se ne parla (e se ne continua a parlare) io posso riportare non dico una testimonianza "diretta" ma frammenti di ricordi diretti.
E poi la televisione con Carosello e Gian Burrasca, lo Zecchino d'Oro e Giovanna, la nonna del Corsaro Nero, Rin Tin Tin e la Freccia Nera.
E lo scudetto del Bologna: giustamente si scrive con l'articolo determinativo, perchè quello del 1964 resterà "lo" scudetto per eccellenza (vero, Massimo ? :-).
Ecco perchè, per uno zero virgola un nonnulla, per me, gli anni sessanta hanno prevalso sui settanta e i cinquanta.
Ma tutto sommato, i sessanta sono i migliori tra anni tutti "migliori", anche se la mia speranza è che quelli a venire siano, per tutti noi, ancora migliori.