domenica 15 maggio 2022

Polizia municipale

Il semaforo che regola, a porta Saragozza, il percorso da viale Aldini verso il Meloncello da una parte e dall'altra via Saffi, è ripetutamente oggetto di violazioni (veniali) ma talvolta pericolose.

Quella più frequente è arrivare da viale Aldini percorrendo la corsia libera che dovrebbe poi far proseguire verso via Saffi e repentinamente incunearsi a sinistra, dopo aver superato tutta la fila ordinata di automobili che attendono di imboccare via Saragozza.

Questa mattina il primo semaforo era rosso, con una automobile della Polizia Municipale ferma a destra in attesa del verde, quando una auto è sfrecciata, passando con il rosso e immettendosi a sinistra per poi proseguire, appena è arrivato il verde nel secondo semaforo, su via Saragozza.

Ho pensato: quello, questa volta paga per tutti.

Invece, nulla.

Che sia più semplice multare per divieto di sosta ?

domenica 8 maggio 2022

Consumismo

Forse io sono esagerato nella mia inclinazione a conservare tutto, finchè funziona o non è completamente logoro, ma non riesco a farmi piacere il consumismo estremo che obbliga a buttare via un oggetto, magari perchè non si trova più quella specifica vite.

Il pensiero mi è venuto la settimana scorsa, quando, avendo ritrovato, durante i periodici riordini in casa, una pila piccola, sono andato alla ricerca della sua batteria.

Che non fanno più.

Da anni, mi è stato detto.

Quindi ?

Quindi buttare via la pila e comprarsene un'altra (cosa che, per reazione, non ho fatto: nè buttarla via - "non si sa mai" - nè comprarne un'altra).

Analogamente mi è capitato qualche anno fa quando si ruppe il supporto di una veneziana che non era più in produzione, ma continuava a svolgere egregiamente la sua funzione.

Dovetti ricorrere ad un rattoppo fino a quando non decisi di rinnovarle tutte.

E che dire degli elettrodomestici, dalla lavatrice alla televisione, all'aspira briciole ?

Ormai i rivenditori dicono candidamente "non creda che duri come quello che ha appena dismesso, perchè adesso vengono costruiti per durare un certo numero di anni".

E io, per natura bastian contrario, faccio di tutto per farli durare il più possibile.

Alla faccia del consumismo.

domenica 1 maggio 2022

Sporadicamente i tifosi bolognesi tornano in Paradiso

Dopo mesi di tira e molla per i ricorsi dell'Inter che pretendeva le venisse riconosciuta la vittoria a tavolino, si è giocato mercoledì sera il recupero tra Bologna e Inter.

Le "ultime" quindici partite tra le due squadre, avevano visto tre pareggi e dodici vittorie dell'Inter.

I commentatori davano per scontata la vittoria di un'Inter che si era rilanciata dopo aver vinto a Torino contro la Juventus, mentre i tifosi milanisti, al più speravano in un pareggio.

Il Bologna ha vinto, immeritatamente perchè il goal della vittoria è nato da una papera colossale e irripetibile del portiere interista, ma ha vinto come spesso, immeritatamente, aveva perso o pareggiato.

Nel calcio, a fine campionato, torti e favori, fortuna e sfortuna si compensano e vince sempre chi ha saputo far suo il campo.

Oggi ho letto un articolo sull'impegno finanziario di Saputo.

In sette anni pare che abbia versato, di tasca sua, 220 milioni di euro per pareggiare i debiti del Bologna.

Il Bologna non ha i debiti colossali (oltre 600 milioni) di Inter e Juventus, ma è fondamentale avere una guida societaria in grado di far fronte agli impegni finanziari, anche per la tranquillità di chi gioca che è pur sempre un lavoratore dipendente, stipendiato (con guadagni assurdi, ma anche con una prospettiva lavorativa di una ventina di anni al massimo).

Se vogliamo sperare che le vittorie contro l'Inter non arrivino una volta ogni sei anni e divengano la regola, almeno a Bologna, dobbiamo auspicare che Saputo non si stanchi di piazzamenti mediocri, come quello che, anche quest'anno, registreremo a fine campionato.

domenica 24 aprile 2022

Non è un consiglio per la lettura

Quando vidi per la prima volta sugli scaffali della libreria "Il tortellino muore nel brodo" tra le novità di tutti i generi e, in seguito, anche la sua continuazione "Gli spaghetti alla bolognese non esistono", credevo si trattasse dell'ennesimo prodotto sull'onda delle trasmissioni di cucina che, con mio grande stupore, hanno ascolti elevati e, ancora peggio, hanno elevato al rango di stelle televisive, con il contorno obbligato di intronizzazione quali maitre a penser di semplici cuochi.

Tra l'altro non condivido lo spirito dei due titoli, perchè a me i tortellini in brodo non piacciono o, meglio, potendo scegliere li preferirei al ragù, tirati fuori dal brodo senza alcuna aggiunta o alla panna.

E non mi si venga a dire che è una eresia, perchè uno ha il diritto a magiare quello che più gli piace e come gli piace.

Che gli spaghetti alla bolognese non esistano, poi, è una sciocca impuntatura purista e, se è vero che si tratta semplicemente di spaghetti con il ragù alla bolognese, non vedo perchè ci si debba sdegnosamente rifiutare di acquisire fama e pubblicità attraverso la dizione "spaghetti alla bolognese", non siamo obbligati a mangiarli e, infatti, io non li mangio. 

Grande quindi è stata la mia sorpresa quando, di recente, ho visto i due libri nel settore dedicato ai gialli.

Allora ho letto il risvolto di copertina e apprezzato l'idea del cuoco detective.

Ormai i detective coprono tutte le professioni, dalle bibliotecarie (Aurora Teagarden), alle pensionate (miss Marple), ai ricchi sfondati patrizi dell'Antica Roma (Publio Aurelio Stazio) e via via fino ai cuochi (Gourmet Detective) tutti a fare concorrenza agli investigatori privati, carabinieri, commissari, Fbi, Ncis e via con le più disparate agenzia di polizia.

C'era inoltre l'ambientazione (chiaramente bolognese) e l'offerta per comprare ambedue i romanzi al 50%.

Così li ho acquistati e, adesso, ho finito di leggere il primo.

Deludente.

Una Bologna, sullo sfondo, soporifera.

Personaggi caricaturali, tutti, dai protagonisti detective improvvisati, ai tre rapinatori degni del film Beethoven, ai commissario di polizia ottuso e al suo questore abbaiante, nella più trita interpretazione comune dei ruoli.

Ma, soprattutto, un buonismo diabetico che fa venir voglia di bersi l'Amaro d'Udine a sorsi (per chi non lo sapesse, l'Amaro d'Udine è un amaro fortemente amaro, poco alcoolico, adattissimo a digerire un bue).

Poichè ho comprato anche il secondo volume, prima o poi leggerò anche quello (non si butta via niente), dando una nuova opportunità all'autore, ma solo per solidarietà felsinea.

Insomma, mi pare un'occasione persa per realizzare un buon giallo ambientato a Bologna, con riserva di ricredermi dopo aver letto lo Spaghetto (ma non subito ...).


domenica 17 aprile 2022

E' Pasqua. Letture e disimpegno

Le festività, da bambini e da adolescenti, erano attese per la pausa al periodo scolastico.

Da lavoratori molti contavano ad inizio anno i possibili "ponti" per poi programmare viaggi e vacanze, immancabilmente modificate dalle esigenze altrui più che di lavoro.

Da pensionato quale funzione possono avere le festività, visto che per chi è in pensione è Pasqua (o Natale) tutto l'anno ?

Certamente non è una funzione di riposo, perchè possiamo riposarci come, quando e quanto ci pare, nè è una occasione di viaggiare perchè, anzi, è meglio viaggiare quando tutti sono impegnati in città, al lavoro, che immettersi nel flusso vacanziero che anche una guerra non ferma, soprattutto dopo due anni di astinenza.

Per me è un ritornare al periodo in cui, da figlio unico, riuscivo a sganciarmi dal tavolo natalizio o pasquale, lasciandovi i "grandi", per rifugiarmi in camera mia a leggere l'ultimo romanzo di Salgari o di Verne.

Anche oggi è così.

Un buon pranzo e un buon romanzo e ... come diceva quello in una pubblicità di un caffè ?

What else ?

Buona Pasqua.


domenica 10 aprile 2022

L'aria pulita del passato

Una amica mi ha regalato un volume che ha ritrovato durante gli sgomberi per un trasloco.

E' un "antico" omnibus Mondadori, edizione del 1970, con ancora incollato il cartellino del prezzo (lire 3500 !!!) e contiene una serie di racconti lunghi e romanzi sui "grandi ladri", da Arsenio Lupin a Raffles, al Barone, a Fantomas e a Simon Templar.

Alcuni personaggi sono diventati miti per molti di noi ultra sessantenni grazie alle riduzioni televisive (Lupin o Simon Templar con un giovanissimo Roger Moore, dopo Ivanhoe ma prima ancora di essere Brett Sinclair e molto prima di essere 007) o cinematografiche (il comico Fantomas, con l'ispettore Juve interpretato da Louis De Funes).

I romanzi (da notare che stanno ripubblicando tutto Arsenio Lupin) sono una riscoperta di come sia possibile ordire trame poliziesche, eleganti, appassionanti e senza scadere nel turpiloquio o nella compiaciuta descrizione di perversioni sessuali.

Lupin, il Santo, Fantomas, resteranno nella letteratura poliziesca, anche quando nessuno più ricorderà le centinaia di inutili pagine di Millennium o della Marklund, che sminuiscono la trama poliziesca per fare la marchetta alla moda del momento.

domenica 3 aprile 2022

Credevo fosse solo una leggenda metropolitana

Avevo letto in passato dell'Inps che aveva smesso di pagare pensioni, ritenendo defunto il beneficiario e avevo letto della richiesta di dimostrare di essere in vita.

Credevo fossero esagerazioni, leggende metropolitane, salvo qualche sporadico incidente di percorso che portava a registrare erroneamente come defunto un soggetto vivo e vegeto.

Del resto una delle consulenze che come ufficio legale abbiamo fornito di frequente è stata sulla gestione di conti intestati a defunti, del cui decesso nessuno aveva mai fornito notizia, proprio perchè la banca non chiede periodicamente ai propri correntisti di dimostrare di essere vivi.

Invece, dopo neanche un anno dal momento in cui percepisco la rendita della pensione integrativa aziendale, una delle compagnie che mi accredita mensilmente la sua quota di rendita, mi fa pervenire (il primo aprile !!!) una lettera nella quale mi si chiede, entro un mese, la dimostrazione che sono in vita, pena la sospensione della rendita.

Bontà loro, allegano anche un modulo di autocertificazione di esistenza in vita da rispedire, anche via e mail, unitamente ad un documento di identità in corso di validità.

E mi sa che sarà così ogni anno ...

domenica 27 marzo 2022

Eliminati anche questa volta

Come, credo, tutti gli Italiani, sono rimasto sbigottito per la eliminazione dell'Italia già al turno preliminare contro la Macedonia.

Temevo la partita contro il Portogallo (che davo vincente, come è stato, contro la Turchia) ma giovedì sera mi sono seduto davanti alla televisione convinto che l'Italia avrebbe passato il turno.

Così non è stato e, alle tante opinioni, aggiungo la mia.

Troppi stranieri.

Le squadre di serie A entrano in campo ogni domenica con undici calciatori, la cui maggioranza è straniera, a volte di italiani ne riusciamo ad individuare appena uno o due.

E questo accade anche nelle giovanili ed in squadre minori come il Bologna, dove giocano prevalentemente giovani prelevati dalla Finlandia, dalla Polonia o dall'Africa.

La soluzione è ovvia.

Per rispettare le normative internazionali ogni società può comprare tutti gli stranieri che vuole, ma che in campo possa schierarne contemporaneamente solo un paio.

Così, in passato, arrivarono i Rivera, i Bulgarelli, gli Antognoni, i Baggio, così torneremo ad averli.

Una piccola appendice.

Quattro anni fa fummo eliminati dopo aver affrontato un girone molto più difficile (c'era la Spagna) e alla seconda partita di spareggio contro la Svezia.

Il presidente federale Tavecchio e il CT Ventura vennero virtualmente crocefissi sulle pubbliche piazze, costretti alle dimisssioni ed a scomparire dai radar del calcio.

Gravina e Mancini hanno fatto molto peggio, venendo eliminati in un girone facile (la Svizzera come avversaria più temibile !!!) e alla prima partita di spareggio, eppure sembra che siano coccolati e protetti in base a non capisco quale ragionamento.

Se quattro anni fa fu d'obbligo cambiare, oggi l'obbligo sarebbe ancora più stringente e Gravina e Mancini dovrebbero avere la sensibilità di capirlo e di fare, loro, il gesto onorevole di lasciare.

domenica 20 marzo 2022

Alessandro Manzoni

So che parlare di Alessandro Manzoni evoca la lettura scolastica de I Promessi Sposi e, purtroppo, quel tipo di lettura coatta, ha introdotto in molti di noi degli anticorpi che rendono diffidenti verso Manzoni anche oggi.

A differenza di altri autori che, pure, siamo stati costretti a studiare, ma che poi abbiamo ripreso in età adulta (a me ne viene in mente uno che sento sistematicamente elogiato ma che io, al di là della perfezione stilistica, non ho mai amato: Giacomo Leopardi).

Da bastian contrario, invece, ho sempre amato Alessandro Manzoni che per me rappresenta l'Autore per eccellenza della nostra Italia, ai miei occhi più ancora di Dante.

Ho quindi letto con piacere il recente (credo ottobre 2021) saggio curato da Marcello Veneziani "Manzoni I fiori del bene" (Vallecchi, 277 pagine, € 18,00) in cui sono stati raccolti, come già per il precedente "Dante, nostro padre" sempre curato da Veneziani, brani meno conosciuti delle Opere del Manzoni.

Tutto suddiviso in cinque capitoli che rappresentano altrettanti punti non solo della poetica, ma anche della vita umana e politica di Manzoni: FEDE, MORALE, LETTERATURA,LINGUA e ITALIA.

All'inizio di ogni capitolo Veneziani introduce l'argomento con un brevissimo commento (massimo due pagine) che rappresenta la sintesi del pensiero che possiamo andare a conoscere leggendo i brani selezionati.

Chissà che, in questo modo, anche i più riottosi e legati ai ricordi del Manzoni del liceo (e magari di chi avrebbe dovuto farcelo amare ...) non riscoprano un Autore che ha dato voce anche a qualche nostra riflessione.

domenica 6 marzo 2022

Carnevale a fine anni sessanta

Martedì scorso mi sono trovato in centro e mi sono accorto che era martedì grasso.

Me ne sono accorto vedendo bambini in maschera, accompagnati dai genitori, che si lanciavano qualche coriandolo.

Non ho visto carri, forse per il virus cinese che ancora condiziona la vita di molti di noi, forse per l'incidente occorso qualche anno fa ad un bambino caduto e morto.

Ma forse sono passati più tardi (non mi sono fermato in centro).

Mi sono venuti in mente i martedì e giovedì grassi della mia infanza, in particolare degli anni delle scuole medie, quando ci si trovava "armati" di bastoni in plastica gonfiata d'aria e si sfogava la energia giovanile "assaltando" estranei e, quando si trovavano "bande" di egual numero, improvvisando una battaglia nei sottopassaggi di via Rizzoli e via Ugo Bassi, off limits in quei giorni anche per gli adulti isolati.

Non mi ricordo che qualcuno di noi si sia mai fatto male, al più qualche livido.

Vedendo i ragazzini di oggi imbrigliati dai genitori, soffocati nella loro esuberanza che quando si manifesta da piccoli è utile per non trasformare l'adolescenza in una palestra di violenza (come vediamo troppo spesso dalle cronache) mi viene da domandare cosa sarà della mia Italia quando tutto sarà nelle mani degli odierni ragazzini.

E preferisco non provare a rispondermi.