Dico sempre che, da quando sono in pensione, non sento il bisogno di "staccare" perchè sono, mi sento, perennemente in vacanza e a Bologna ho tutto quello di cui ho bisogno, anche quando capita la necessità o la volontà di rileggere quel determinato libro, dopo anni che ha preso polvere in libreria.
Se anche fossi a casa mia in Appennino, per quanto nel tempo l'abbia adattata rendendola quanto più simile a quella di Bologna, non ho mai a disposizione tutto quello che potrei volere per un desiderio improvviso.
Così ho mantenuto l'abitudine di passare l'agosto in città.
Da piccolo, quando le vacanze erano il giocare con gli amici in cortile, nel campetto di calcio o nel bosco e uscendo dopo cena con le torce, mentre i quindici, venti, trenta giorni al mare e/o ai monti erano un obbligo neanche tanto atteso, non ricordo di miei coetanei che rimanessero via da giugno a settembre.
Solo luglio o, per lo più, agosto.
Per me era luglio, abitudine che ho mantenuto al lavoro, molto volentieri, facendo anche finta di fare un sacrificio lasciando agosto a chi doveva organizzarsi con mogli e figli.
Poche volte sono stato via in agosto, i primi giorni, mentre un po' più spesso usavo i fine settimana per raggiungere l'Appennino, ma la città d'agosto è sempre stata la mia meta preferita.
E in questo 2026 in cui septuagesimum annun ago, non cambio.
E, nonostante tutte le statistiche (ma dove le pescano ?) per cui un terzo, la metà, addirittura il 60% degli Italiani non andrebbe in vacanza, trovo la città svuotata.
Vie solitamente trafficate, sono letteralmente deserte (e Lepore vorrebbe che le si percorressero ai 30 all'ora !!!), posso, anche in questo 2026, parcheggiare dove e come voglio, persino con la macchina e non solo con lo scooter.
Nel piccolo "villaggio" composto da meno di dieci condomìni dove abito da più di 66 anni, gran parte delle tapparelle sono chiuse.
Se negli anni Sessanta la strada dove abitavo era sempre sgombra di macchine e potevamo sfruttarla per slittare, in inverno con la neve, o per ampliare il nostro campo da gioco, senza problemi, oggi ogni lembo di terreno vicino ai prati condominiali è occupato, ma ad agosto torna ad essere la strada che conoscevo e vedevo da bambino: vuota.
La sera, quando il fastidioso frinire delle cicale (arrivate solo in tempi recenti) cessa (a luglio arriva sino ad oltre le 21, adesso alle 20 è già finito) sento di nuovo quello dei grilli, come quando da bambino scendevo dopo cena per esplorare il bosco di notte "armato" solo di una torcia che, a volte, esauriva le sue pile e mi lasciava al buio (però c'erano gli amici di sempre e non è mai capitato che le pile si esaurissero a tutti nello stesso momento).
La brezza che scende dalle colline circostanti mi consente, come accadde anche nel terribile 2003, di aprire le finestre e di dormire, come sempre, senza dover accendere il condizionatore.
E al mattino, la prima luce dell'alba illumina la stanza e il risveglio arriva con il cinguettio degli uccelli e il primo gracidare delle cornacchie, anche loro un acquisto relativamente recente ma che, almeno, ha avuto il pregio di aver cacciato tutti i piccioni.
Quando mai, se non in agosto, ci si può godere le comodità di casa, vivendo come se fossimo in una vacanza continua ?

