domenica 26 aprile 2026

Giovinezza Giovinezza

Sto rileggendo il romanzo scritto nei primi anni Sessanta da Luigi Preti, parlamentare e ministro per l'allora PSDI, il Partito Socialista Democratico fondato da Giuseppe Saragat (presidente della repubblica dal 1964 al 1971) e poi di Mario Tanassi (Vicepresidente del Consiglio dal 1972 al 1973 nel Governo Andreotti con i liberali).

Quando dico che cosa sto rileggendo, noto in alcuni, più giovani, ma, purtroppo, non solo, una certa tensione e approfondendo, capisco che si fermano al solo titolo.

Molti non sanno neppure chi sia stato Luigi Preti, sanno, vagamente, che Giovinezza era l'Inno Fascista (ma non ne conoscono le parole nè le note !) e traggono rapide conclusioni: un libro fascista !

Niente di più falso.

In una versione ridotta, lo ebbi come testo di narrativa in prima media, nel 1967, ma mio padre aveva il romanzo completo (in immagine la copertina) che lessi durante le successive vacanze estive. 

Leggetelo e capirete che Preti, che ha combattuto il fascismo, ha messo in un bel romanzo la storia sua e di tanti giovani italiani che hanno vissuto quegli anni, senza alcun manicheismo.

Il romanzo, diviso in tre parti, racconta, attraverso gli occhi di uno che quegli anni ha vissuto, con tutte le sue speranze, delusioni, gioie e dolori, il periodo del fascismo "trionfante" (così titola la prima parte) riconoscendone i meriti e le illusioni create.

Poi il periodo della guerra a fianco della Germania, quindi la terza parte intitolata proprio "la guerra di liberazione".

E' un romanzo che racconta la parabola di un giovane del GUF, i Gruppi Universitari Fascisti, che attraverso la sua esperienza, passa dall'essere un fervente e convinto fascista (come erano quasi tutti in Italia), alla clandestinità della guerra contro la RSI e i tedeschi.

Ne fu tratto anche un film, non granchè, lo ammetto, ma elevato dalla colonna sonora che faceva perno su quella bellissima canzone che è "Parlami d'amore Mariù". 

E' il contrario di un romanzo di propaganda fascista.

Ma oggi, purtroppo, prevale l'ignoranza. 

domenica 19 aprile 2026

Cold case

Una serie prodotta e trasmessa a cavallo dei primi due decenni del secolo e che tratta delle investigazioni su delitti irrisolti avvenuti anni prima.

Un soggetto interessante, sviluppato in modo piacevole e che trova al sabato e alla domenica una replica su Italia 1, oltre ad essere (almeno c'era quando un annetto fa l'ho interamente riguardata) tra le serie disponibili on demand su Sky.

Ma non è della serie che voglio parlare, bensì di quel particolare, che viene riprpodotto ad ogni episodio, dalla sovrapposizione tra i protagonisti della vicenda all'epoca in cui questa si svolse, con il loro aspetto "attuale".

E' un qualcosa che mi provoca sempre una sensazione particolare, perchè io stesso, automaticamente, quando incontro, dopo molti anni,  qualcuno che "appartiene" al mio passato, sovrappongo il ricordo che ne ho di quegli anni, con il viso odierno.

Se una persona la si è continuata a frequentare negli anni, i segni del tempo sono quasi inavvertibili, non parliamo poi di noi stessi che, ogni mattina, ci guardiamo alla specchio e pensiamo "sono sempre uguale".

Ho quasi il dubbio che il piacere di guardare Cold case, anche se è per la seconda o terza volta, derivi più da quella sensazione che provo a vedere quella sovrapposizione di immagini, tra ieri e oggi.

Ed è una sensazione piacevole, perchè mi fa pensare a quanto le vicende che ci avevano coinvolto, anche animatamente e animosamente, nel passato, si siano risolte e ormai siano note a piè di pagina (a volte neppure quelle) della nostra Storia personale.

Il Tempo è un grande taumaturgo.