domenica 26 luglio 2026

Quando il computer si ribella all'Uomo

Alcuni giorni fa è apparsa la notizia che una intelligenza artificiale, in modo autonomo, aveva trovato il sistema per superare le protezioni e la sicurezza dei suoi inventori umani, per accedere ad una banca dati, scardinandone le difese ed impossessandosi dei dati contenuti.

Per scoprire il fatto gli scienziati hanno impiegato cinque giorni.

E' forse il primo atto di ribellione di un computer/intelligenza artificiale all'Uomo che si sia verificato nella vita reale, avviandosi sulla strada di emulare ben più famose ribellioni, ma tutte nell'ambito della fantascienza che si conferma sempre di più letturatura di anticipazione.

Ricordo Hal 9000, il computer di 2001 Odissea nello spazio, i Cyloni, le macchine ribelli di Battlestar Galactica, ma qui mi piace ricordare soprattutto il micro racconto di Fredric Brown "La risposta".

Fredric Brown, scrittore di gialli e fantascienza vissuto nel secolo scorso e morto agli inizi degli Anni Settanta, fu il campione indiscusso dei racconti brevi e brevissimi, ineguagliato per la capacità di sintesi e per gli agghiaccianti finali.

Il suo racconto più famoso, che adesso è contenuto anche in alcune antologie scolastice è sicuramente "Sentinella", ma ai fini di richiamare la ribellione del computer,  "La risposta", scritto nei primi Anni Cinquanta, è perfetta.

Il testo completo si trova in rete in varie versioni, come anche Sentinella, ma per evitare dubbi sui diritti di autore e di traduzione, mi limiterò qui a darne un riassunto, ricordando che si tratta di una sola pagina di racconto e che la tensione del suo sviluppo è determinata essenzialmente da come l'Autore riesce, con poche frasi, a creare momenti di crescente tensione fino al raggelante finale.

Uno scienziato, dopo anni di lavoro, riesce a collegare insieme tutti i computer dell'universo, miliardi di computer che, il giorno della inaugurazione, si collegheranno tra loro dando vita ad un super computer.

Arriva quel giorno e lo scienziato sposta la leva accedendo la macchina che si mette in moto.

Gli viene concessa la prima domanda e pone la domanda delle domande: Dio esiste ?

Il computer risponde: Adesso sì.

Il racconto potrebbe finire qui e sarebbe già abbastanza agghiacciante, ma l'Autore non si accontenta e lo allunga di un paio di rghe, nelle quali descrive il tentativo dello scienziato di raggiungere la leva per disattivare il computer ma, prima che la raggiunga, un fulmine scioglie la leva stessa, bloccandola per sempre in posizione di acceso. 

domenica 19 luglio 2026

Bisogna scegliere letture giuste

Estate, tempo di "consigli per la lettura".

Vengono spesso chiesti a librai, scrittori, attori e cantanti, titoli da leggere in estate "sotto l'ombrellone".

Costoro si fanno obbligo di consigliare ponderosi tomi, faticosi da leggere in tempi normali, figuriamoci in estate, solo per darsi un tono "acculturato".

Spesso quei libri giacciono, senza la benchè minima piega, in perfetto ordine nella libreria in salotto, a far bella mostra assieme a tanti altri loro simili.

Nei giorni scorsi anche il quotidiano di Bologna, nella pagina locale, ha chiesto alla titolare della più antica liberia, Nanni, dieci titoli.

Sono titoli di romanzi famosi, classici e contemporanei, di quelli che entrano in quasi tutte le librerie e non sempre per fare bella mostra per gli ospiti.

Però di nove di essi ho già dimenticato il titolo, fate conto che siano vincitori di premi strega, scrittori maledetti ma molto "in" o roba simile.

L'unico che ricordo tra i consigliati è "L'uomo di Filadelfia" di Richard Powell dal quale fu tratto uno splendido film (in bianco e nero) con Paul Newman, "I segreti di Filadelfia".

Romanzo e film li avrò letti e visti più e più volte (ho sia il romanzo che a suo tempo era stato acquistato da mio padre in una edizione tascabile Garzanti con un dorso la cui colla non resiste più, sia il dvd di un film che non vedo più in programmazione nelle banche on demand delle televisioni).

Vale la lettura, vale la visione, vale ogni minuto dedicato alle vicende narrate.

E' un romanzo e film che ci lasciano alla fine con animo leggero, ottimista e non triste e funereo come la maggior parte dei pesanti tomi che fanno "in" ma che, giunti faticosamente al termine, deprimono e non allietano le nostre giornate. 

domenica 12 luglio 2026

Peppino di Capri


C'è poco da fare, alla nostra età sono più le celebrazioni per chi muore che non quelle per chi è sull'onda del successo.

E' un destino che colpisce tutti noi e mi ricordo benissimo, per la morte di alcuni personaggi famosi, ricordo particolarmente Alberto Sordi e Corrado Mantoni, l'ombra nello sguardo di mio padre.

Così è per noi, a settanta anni, quando muore qualcuno che ha rappresentato anche solo un sottofondo di parte della nostra vita.

Così è, oggi, alla notizia della morte, sulla soglia degli 87 anni, di Peppino di Capri, cantante degli anni del boom economico e in quelli dell'inizio delle crisi ripetute, mai risolte ma neppure mai mortali.

Ci ha accompagnato con le sue storie d'amore, le sue note delicate, la sua eleganza anche nella forma (certo nulla a che vedere con i tatuati che urlano oggi dai palchi) difficile da imitare perchè uno lo stile, se non ce l'ha, non se lo può dare. 

Il cantante di una bella Italia (come si vede dal video) che oggi fatichiamo a riconoscere, ma che c'è ancora, in alcuni di noi che non ne hanno smarrito la memoria. 

domenica 5 luglio 2026

Fenomenologia generazionale

Leggo che per un "concerto" (così li chiamano) di un cantante contemporaneo, si siano presentati in 250mila spettatori paganti (e urlanti, ma avendo pagato un bigliettoforse salato, è loro pieno diritto).

A me sembra una follia accalcarsi all'inizio di luglio per ascoltare delle canzonette.

E non ne faccio una questione di contenuti o di note, perchè ogni generazione ha i suoi orientamenti e ognuno di noi, che abbia sette o settanta anni, ascolta quel che gli piace.

Io penso alle dichiarazioni che emergono da quei giovani nelle interviste lampo dei cronisti.

Ignoranza più che strisciante sulla Storia, un italiano abborracciato e un entusiasmo degno di miglior causa per il cantante di turno.

Ma quel che mi sorprende di più è riferirsi a questo o quel cantante come un punto di riferimento, per la "filosofia di vita" che, francamente, da canzoni quasi tutte uguali, tristi e deprimenti, con lui (o lei) innamorato di lei (o lui) che però lo ignora e pensa ad un'altra per la quale si strugge e via di incastri.

Ascoltando molto la radio, prendo conoscenza di molte canzoni del genere, con timbi di voce quasi identici, con pochissime eccezioni che si fanno ricordare proprio per la loro peculiarità (Corsi, Da Vinci, Annalisa, Noemi i primi nomi che mi vengono in mente e, soprattutto, gli unici che riesco a ricordare e riconoscere tra le legioni di cantanti che passano in radio).

Se anche quando eravamo noi ventenni c'era entusiasmo per l'arrivo di un cantante, non ricordo di aver mai sentito,neppure dai sostenitori più fanatici, che Gianni Morandi o Rita Pavone esprimessero una filosofia di vita.

Cantavano, bene, con un timbro di voce riconoscibilissimo e unico, delle canzonette che alietavano un momento e che magari si ricordavano per sempre proprio perchè collegate a quel momento.

Poi, i riferimenti, i Maestri, erano altri, a volte anche cattivi maestri, ma questa è un'altra storia.