domenica 6 settembre 2026

Dove sono finiti gli sceneggiati italiani di una volta ?

Ogni tanto ci riprovo.

Una proposta, della Rai, di Sky o di Mediaset, mi accende l'interesse e ricasco nel guardare un telefilm o sceneggiato o serie che dir si voglia, prodotta in Italia.

Questa volta è toccato a "Erica. Un detective per caso".

Si tratta della trasposizione, ambientata in Italia, a Piombino, dei gialli di Camilla Lackberg, svedese, che ha scritto una bella serie, ambientata in un paesino svedese di cui è impossibile scrivere il nome e centrati sulle indagini improvvisate di una scrittrice che ritorna al paese natio.

La protagosnista conosce un poliziotto e il resto si può intuire.

Bei gialli, i primi scritti dalla Lackberg che, adesso, non leggo più perchè è partita per la tangente woke con corso di laurea in femminismo, che a Canale 5 hanno provato ad ambientare in Italia, cercando di ripetere quello che già fece Sky con i gialli "Petra", ambientati in Spagna, della scrittrice spagnola Alicia Jimenez Bartlett.

Per me quel volere il cambio di ambientazione è un errore di base.

Perchè non prendere esempio dalla produzioni di classici del giallo del passato come il Nero Wolfe di Buazzelli e Ferrari, il Maigret di Cervi, lo Sherloch Holmes di Gazzolo, tanto per citarne alcuni, sceneggiati, prodotti in Italia, con attori Italiani (e che attori !), ma senza toccare l'ambientazione di New York, Parigi o Londra ?

E perchè ridurre, nel caso di Erica, ma lo vedo anche per altri personaggi come l'assistente di Petra, il poliziotto che nei romanzi ha un ruolo di spalla ma non secondario, ad una macchietta credendo che sia uno stile inserire ironia, che poi è bassa commedia, inesistente nel romanzo ?

E poi continua la pessima mania di parlare sussurrando, con molte parole coperte dai rumori di fondo.

Altro giro, altra delundente prestazione dei nuovi prodotti televisivi italiani.

Avanti il prossimo. 

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