mercoledì 28 gennaio 2009

Rosenstrasse

Siete stati recentemente a Berlino? Io due anni fa e ho anche visto Rosenstrasse…

Ecco, nel film omonimo di Margarethe von Trotta, si narra proprio l’ episodio realmente accaduto nel 1943 di donne ariane che, sposate a ebrei, hanno effettuato una protesta in questa via, nel pieno centro di Berlino (poi passata per lungo tempo alla Berlino Est), per riavere i propri mariti, prelevati e detenuti in un palazzo della polizia, ivi situato, in attesa di essere deportati.

La protesta incredibilmente ebbe esito positivo e il fascino della pellicola sta, da un lato, nei continui passaggi tra presente e passato: presente, in cui la nuova generazione cerca di ricostruire gli avvenimenti di quel passato in cui furono protagoniste alcune donne della famiglia ancora viventi e passato nei flash del ricordo delle superstiti che raccontano ai giovani (e qui emerge il tema dell’ importanza della memoria). Molto bello il parallelo anche tra i luoghi ieri e oggi; dall’ altro nell’ intensità della storia e delle figure femminili, che come al solito nei frangenti del sentimento vengono fuori alla grandissima… Se pensate che la stragrande maggioranza dei mariti ariani a seguito delle continue pressioni divorziarono dalle mogli ebree, lasciando anche i figli ad un tragico destino (nel film c’è anche questo) e che invece questo sparuto gruppo di donne riuscì a lottare dimostrando come anche un regime feroce come quello nazista di fronte alla determinata protesta dei propri cittadini in alcune occasioni possa fare marcia indietro, avete capito il senso più profondo del film.

L’ho visto oggi e vi consiglio anche questo...

martedì 27 gennaio 2009

Da non credersi

Cari Amici,

sul Corriere della Sera di ieri 26 gennaio, mi ha colpito un articolo di Renato Mannheimer, evidenziato anche nel corso del telegiornale, dal titolo: "Antisemiti, in Italia sono il 12 per cento"

"Una ricerca condotta dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano) mostra un quadro molto complesso. - Il 56% è estraneo ai pregiudizi contro gli ebrei, nel restante 44% restano tracce di ostilità” Si tratta di tre tipologie storiche di antisemiti, ciascuna sviluppatasi in un ben preciso periodo. Oggi queste tre forme convivono, mescolandosi tra loro.

Nel 56% degli italiani relativamente estraneo al pregiudizio contro gli ebrei vi è solo un 12% (in misura più che proporzionale laureati, con pochi preconcetti anche rispetto ad altre minoranze, non collocati politicamente e con un giudizio sostanzialmente benevolo nei confronti di Israele) che respinge tutti gli stereotipi CON FORZA. Il 43% non prende alcuna posizione.

Il restante 44% (ndr.: udite udite) mostra atteggiamenti più o meno ostili:

Il primo (10%) condivide gli stereotipi antiebraici «classici»: ad esempio, gli ebrei non «sono italiani fino in fondo», «non ci si può mai fidare del tutto di loro» e «sotto sotto sono sempre vissuti alle spalle degli altri», respingendo però i pregiudizi contingenti (verso Israele e Shoah). Tra costoro troviamo in misura più che proporzionale persone di destra (+8%), legate alle tradizioni religiose (+13%), con forti pregiudizi nei confronti delle altre minoranze (+15%). Un altro gruppo (11% della popolazione, con un'accentuazione al Nord-ovest), approva invece solamente gli stereotipi «moderni», mentre respinge quelli «classici» e «contingenti». Per costoro, «gli ebrei sono ricchi e potenti», «controllano e muovono la politica, i media e la finanza» ed inoltre «sono più fedeli a Israele piuttosto che al Paese in cui sono nati».

Un terzo gruppo (12%) è caratterizzato da convinzioni «contingenti» («tutti gli ebrei strumentalizzano la Shoah per giustificare la politica di Israele», «parlano troppo delle loro tragedie trascurando quelle degli altri», «gli ebrei si comportano da nazisti con i palestinesi»), ma non concorda con i pregiudizi classici. Qui troviamo una presenza più che proporzionale di persone di sinistra (+9%), laiche (+16%), laureate (+7%), ovviamente con un atteggiamento fortemente ostile allo Stato d'Israele (+20%). In questo caso, però (ma, in parte, anche nei due precedenti), la condivisione di solo alcuni — e ben definiti — degli stereotipi e dei convincimenti descritti sin qui induce a ritenere che non ci si trovi di fronte a una ideologia antiebraica vera e propria: il termine antisemitismo appare qui sproporzionato.

I veri «antisemiti» sono invece coloro (12% degli italiani) che condividono tutte le tipologie di stereotipi sopra elencati, da quelli «classici» a quelli «contingenti». Tra costoro si registra una presenza più che proporzionale sia delle persone di estrema destra, sia di quelle di estrema sinistra: in quest'ultimo settore politico il 23% mostra un atteggiamento chiaramente antisemita.
Resta il fatto che il pregiudizio antiebraico è multiforme e trasversale, ciò che rende difficoltosa una lettura del fenomeno. È vero ad esempio che oggi un atteggiamento di matrice xenofoba riguarda gli ebrei in maniera decisamente inferiore rispetto ad altre minoranze (rom, islamici, extracomunitari ecc). È altrettanto vero, però, che il calo «dell'antiebraismo xenofobo» rischia di essere ampiamente rimpiazzato dalla nascita di tutta una serie di nuovi stereotipi, che poco hanno a che fare con la xenofobia, ma che non per questo devono venir tenuti in minor considerazione."

NDR.: Io non lo avrei mai immaginato. E voi? Che ne pensate? La giornata della memoria non acquista un altro significato alla luce di questa ricerca?

domenica 25 gennaio 2009

Ulisse in TV


A proposito del tema televisivo su ciò che la beneamata Rai ci propina (questo mese ho pagato il canone con sempre crescente rancore) una considerazione. Tre giorni fa ho scaricato dalla rete il doppio DVD dell’Odissea del ’68 di Franco Rossi e le ultime notti me la son vista tutta d’un fiato. Lo sceneggiato/film era rimasto da sempre nel mio immaginario come una sorta di bellissima fiaba e nel rivederlo ho provato a distanza di 40 anni emozioni ancora più forti. Siamo di fronte a un capolavoro inarrivabile: ho riscoperto con piacere la sontuosa sceneggiatura e la recitazione dei protagonisti che senza gli effetti speciali dei nostri giorni catturano l’attenzione rendendo piena giustizia al capolavoro di Omero. Se penso al confronto con Troy di qualche anno fa l’intensità degli episodi dell’Odissea non è nemmeno paragonabile. Il racconto del viaggio, gli episodi di Circe, Polifemo (si può dire un film da solo questo, diretto dal grande Mario Bava, a quei tempi di una crudezza mai vista sugli schermi), il ritorno, la strage dei Proci, vi assicuro che le ore passavano senza che me ne accorgessi nel riscoprire i particolari che da ragazzo non avevo certo notato. L’onnipresente voce narrante, talvolta criticata, a me non dispiace affatto, come gli scarsi dialoghi, del resto in un’interpretazione particolarissima dell’opera. Unico neo la mancanza delle introduzioni di Ungaretti dove il poeta leggeva passi della sua traduzione prima di ogni puntata. Me le ricordo ancora: sembrava di sentire lo stesso Omero che declamava. E’ incredibile che questi filmati siano stati distrutti in uno dei periodici repulisti dei magazzini Rai!
Penso che presto me lo riguarderò ancora, con meno frenesia, perché è una storia che non ha tempo.
E rivedendo tali esibizioni di grazia, di cultura, di inventiva, di qualità della nostra televisione di allora ci si accorge di quanto siamo caduti in basso.

sabato 24 gennaio 2009

Spruzzatina di neve ...

... ideale per stimolare la lettura in poltrona :-)
E così colgo l'occasione per ringraziare Claudio per la segnalazione su Stieg Larsson.
Ho comprato il primo della trilogia Millennium (Uomini che odiano le donne) e sono arrivato a circa un terzo del corposo volume di quasi 700 pagine.
Devo dire che la trama ... intriga.
Se riesce a mantenere il ritmo andrò a comprare (rigorosamente nella berlusconiana Mondadori ;-) anche gli altri due romanzi della trilogia.

Nell'immagine: una fotografia del momento più intenso della nevicata odierna.

Buon fine settimana.

Il pompiere

Cari amici , torno al nostro amato blog dopo troppi giorni di assenza.
Mi congratulo con tutti voi per l'ampiezza e la profondità dei temi che avete trattato nel frattempo, e vorrei aggiungere due brevi, spero , considerazioni.
Naturalmente sono io il colpevole per quanto riguarda il commento n.25, mi sembrava che la discussione si fosse lievemente surriscaldata!
Sugli anni ho deciso di assumere un atteggiamento ottimista in linea con i suggerimenti del nostro illuminato premier. Sono reo confesso.
Sull'Olocausto mi trovo d'accordo più con Valeria e Massimo.P. che con M.F. e Claudio.
Si è trattato di un crimine contro l'umanità , ampiamente testimoniato dagli storici , quelli seri! e di tali proporzioni sulla cui "unicità" non credo possano esservi dubbi.
I negazionisti alla Irving e alla Nolte credo che siano mossi più da convenienze politiche e dal desiderio di acquisire una "visibilità" altrimenti non raggiungibile. Tanto più se poi ritrattano per non andare in galera.
A Claudio vorrei dire che 60 anni in ottica storica e rispetto ad un eccidio di tali proporzioni non sono nulla e che rammentare ai più giovani è un imperativo categorico : chi non conosce la sua storia è destinato a ripeterla!
Il tuo discorso è più condivisibile per la "resistenza italiana", ecco lì un equilibrato revisionismo mi trova consenziente, ma qui mi fermo perchè non voglio aprire un altro contenzioso.
Per chiudere sull'Olocausto, il fatto è che il popolo ebraico è stato, nel corso di una storia secolare, e per i motivi che tutti conosciamo bene, oggetto di persecuzioni religiose e non " immani ",e la nostra cattiva coscienza di rappresentanti della civiltà occidentale ci sollecita, e per me giustamente, a mantenere alta la guardia contro questo e tutti gli altri razzismi che sono la negazione stessa del concetto di "umanità".
Messi questi doverosi paletti vorrei ringraziare Valeria per aver introdotto un tema "alto" con il suo post sullo yes man e chiudere con il mio pensiero: per anni sono stato uno spericolato yes man in tutto e per tutto e ne sono felice. Ho preso le mie sberle dalla vita ma l'ho vissuta senza tante remore. Ora e non da poco sono diventato senza accorgermene molto molto più prudente sotto tutti i profili, ma come dice Massimo, siamo ancora giovani e quindi in tempo a tornare ad essere degli scatenati yes.

P.S.
A proposito pare che Proculo fosse un campanaro indefesso e morto proprio mentre suonava la sua amata campana e così il gustoso gioco di parole acquista un senso...

lunedì 19 gennaio 2009

Lo sapevate?


Lungo la via D’Azeglio, sulla facciata di San Procolo, appare la famosa iscrizione latina, che propone una non ben risolta sciarada: “SI PROCUL A PROCULO PROCULI CAMPANA FUISSET, NUNC PROCUL A PROCULO PROCULUS IPSE FORET” A.D. 1393.

Questa la traduzione corrente:”Se lontano da Procolo fosse stata la campana di San Procolo, ora la stesso Procolo sarebbe lontano da San Procolo”.

E fin qui di chiarimenti nemmeno l’ ombra. Ma la tradizione narra di uno studente chiamato Procolo che abitava nei pressi di questa Chiesa e che ogni mattina si alzava al primo suono della campana per studiare. L’eccessivo zelo nello studio e le fatiche a cui si sottoponeva tutti i giorni per svolgere i suoi compiti, gli sarebbero stati fatali: morì di strapazzo e fu sepolto proprio nella Chiesa di San Procolo……

Lo sapevate?

A me pare che in III F nessuno abbia mai corso questo rischio…O voi ricordate qualche “secchione”?


N.B. scusate, Amici, ma dopo argomenti così grevi come quelli recentemente trattati, avevo voglia di un po' di leggerezza..... :-)

Mala tempora currunt


Un sant' uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: "Signore,
mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l 'Inferno".
Dio condusse il sant' uomo verso due porte.

Aprì una delle due e gli permise
di guardare all' interno. In mezzo alla stanza, c' era una grandissima tavola rotonda. Al centrodella tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l' acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall' aspetto livido e malato. Avevano tutti l' aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant' uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".

Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l' uomo vide era identica alla precedente. C' era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l' acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch' esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant' uomo disse a Dio: Non capisco!
E' semplice, rispose Dio, dipende solo da un' abilità. Essi hanno appreso a
nutrirsi gli uni gli altri mentre gli altri non pensano che a loro stessi.

Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura ... La differenza la fa
ognuno di noi!>

Questa storiella circola su internet (…o tempora o mores!) e a me è giunta in questo momento…
Perché privarvene, dato l’ interesse dimostrato per l’ argomento Inferno e Paradiso?

Inoltre tratta il tema della solidarietà, al quale si potrebbe ricollegare Massimo F. per evitare di fare il commento n.25………………ma naturalmente, è solo un suggerimento :-)!

Ancora in sella


Mi  tocca di tornare a scrivere rapidamente di western. Ho appena finito di vedere l’atteso Appaloosa, di e con Ed Harris, e non posso fare a meno di segnalarlo a voi amici amanti del genere. Non mi dilungo a raccontarne la storia (la potete trovare in rete facilmente), si tratta di un film molto bello che pur ispirandosi palesemente a western del passato costruisce una trama assolutamente innovativa con l’amicizia fra i protagonisti solo in apparenza potenzialmente divisi dall’entrata in scena della donna (l’ottima Zellweger, stile Cardinale di C’era una volta il West), qui non certo figura secondaria. Al di là della trama, splendidamente sceneggiata, le prove dei  protagonisti il bravissimo Ed Harris, il cattivo sempreverde Jeremy Irons e il più bravo di tutti:  Viggo Mortensen, all’ennesima interpretazione straordinaria. Da vedere parola mia, poi se vorrete, ne potremo parlare più a lungo. 

sabato 17 gennaio 2009

Amarcord: 10 luglio 1975

Il 10 luglio 1975 sostenni l'orale della maturità.
Fui fortunato.
Era stata estratta la nostra sezione e la lettera "C", per cui me la cavai già al secondo giorno.
Pochi forse ricorderanno che, proprio quel giorno, giornalisti del Carlino vennero per l'abituale servizio sui maturandi.
Mi dissero che erano andati prima nella sezione "A" (dove c'era il figlio di un allora importante segretario nazionale di partito: ricordate chi ?), dove però chiesero loro di non seguire gli esami, così vennero da noi.
E seguirono il nostro esame, riferendone come lo avevano visto loro, in un articolo apparso il giorno dopo in cronaca di Bologna e che qui riproduco (dovete cliccarvi sopra per leggerlo in grande).
Assieme a me, Andrea G.
C'è anche una fotografia di chi assisteva all'esame e siete tutti riconoscibili (manca però Claudio, direi):-).
Ho anche un aneddoto.
Vedendo la fotografia sul Carlino e leggendo il titolo cui credeva si riferisse (quello sotto ...) mia nonna telefonò a mia madre per chiederle: ma cosa ha combinato Massimo ? :-)

lunedì 12 gennaio 2009

Tutto Dante


Riordinando i film che scacrico dalla rete mi sono imbattuto nei divx della Divina Commedia che Roberto Benigni ha recitato alla sua maniera per la Rai negli scorsi anni. Benigni può legittimamente non piacere ma bisogna pur dargli atto di aver fatto qualcosa di buono con il passare degli anni, non ultimo aver vinto un Oscar per il malridotto cinema italiano. La questione nasce qualche tempo fa durante una delle mie pause caffè al giornale, durante le quali ho il piacere della conversazione - direi non proprio dell’amicizia ma della stima (e non è facile conoscendo il personaggio ve l’assicuro) - con il prof. C.S. nostro collaboratore alla cultura da moltissimi anni. Potete leggere quotidianamente la sua risposta a una lettera sul Carlino, più tutte le domeniche un’intervista a un personaggio bolognese e altro ancora. Essendo discepolo di Anceschi e professore ai massimi livelli, lo ascolto sempre con attenzione anche perché dotato di grande ironia e conoscenza nonché memoria di un passato che va via via scomparendo. Ebbene stuzzicandolo sul Dante di Benigni quel giorno scatenai una sua reazione del tutto negativa in cui lo distruggeva dicendo che non era Dante quello, Dante era roba seria, difficile, Dante non era “per tutti”, Dante era piuttosto Albertazzi o soprattutto lo straordinario Carmelo Bene che lo lesse a Bologna dalla torre Asinelli nel primo anniversario della strage della stazione.
Ora al di là delle sue argomentazioni erudite che manco ricordo bene io tenni duro (apposta) dicendo che a me in fondo non era dispiaciuto affatto. Forse un po’ troppe spiritosaggini per accattivarsi il pubblico e troppe ovvietà ma Benigni è fatto così.
Voi cosa ne dite? E’ stato fatto o no un buon servizio al Poeta e agli ascoltatori?