venerdì 10 ottobre 2014

Mai lasciare il certo per l'incerto

Colpo di scena nel Bologna.
Sembrava che, con una stretta di mano, Albano Guaraldi, presidente e detentore della maggioranza assoluta delle azioni del Bologna, avesse ceduto il comando a Massimo Zanetti, re del caffè, quando, con una inversione che, moralmente, mostra solo lo spessore di chi l'ha compiuta, il consiglio di amministrazione del Bologna (cinque soci) ha deciso di cedere alle offerte degli Americani, di cui si conosce solo il portavoce (Joe Tacopina) ed uno dei soci (Joey Saputo).
Intendiamoci, i soci davanti alla coerente posizione di Zanetti che negava loro qualsivoglia remunerazione del capitale investito, non volendo pagare per "premiare" la retrocessione, hanno legittimamente difeso i loro interessi economici, accettando l'offerta di chi proponeva di versare loro sei milioni.
Dal punto di vista del Bologna, però, quei sei milioni sono sei milioni tolti alla squadra, sei milioni in meno per la rinascita.
Senza considerare che ancora sfugge la ragione per cui Tacopina e Saputo vogliano, così pervicacemente, il Bologna calcio, appena retrocesso, senza un pubblico diffuso che abbia seguito nazionale, senza un brand che possa servire ad un lancio a breve sul mercato di prodotti di vario genere.
Ma, soprattutto, con l'entusiasmo inopinato della maggioranza dei tifosi, si è abbandonata la via certa di un grande imprenditore Italiano, con radici, anche se non di nascita, bolognesi e con interessi a Bologna, tali da garantire i suoi legami in città e, quindi, l'interesse a non ababndonare la squadra, per scegliere l'avventura con un gruppo ancora ignoto nella sua composizione globale, senza radici nè interessi di alcun genere in città e che, alle prime difficoltà, potrebbero semplicemente prendere un aereo e sparire per sempre.
Le dichiarazioni di Zanetti riportate oggi sul quotidiano della città, non lasciano adito a dubbi.
Se, dopo la rivolta dei "nani" che portarono alla presidenza Guaraldi (conclusasi con la retrocessione e il balletto nelle trattative di cessione) dichiarò che lui per il Bologna c'era sempre e se chiamato avrebbe rispoto, oggi, dopo il voltafaccia di quegli stessi "nani" che si erano recati in pellegrinaggio a Treviso per chiedere il suo intervento, ha dichiarato di non volerne più sapere.
Adesso il Bologna è veramente solo.
Non resta che sperare che Tacopina, Saputo e soci non siano un bluff, ma abbiano veramente interesse a riportare il Bologna in serie A e poi a trasformarlo in una formazione competitiva.
Anche se non riesco proprio a capire il "perchè" dovrebbero avere questo interesse.
Ma non posso che sperarci, non avendo alternativa.

domenica 5 ottobre 2014

L'arte del comando

Ogni organizzazione grande o piccola che sia, da uno stato ad una bocciofila, funziona in quanto chi comanda è in grado di esercitare il suo ruolo.
Tanto maggiori sono i passaggi burocratici, parlamentari, compromissori che un provvedimento deve svolgere, tanto minore è la sua efficacia.
Insomma una precisa gerarchia con un vertice in cui, alla fine, uno e uno solo comandi è il segreto di una efficiente azione amministrativa.
Io mi ricordo, prima delle leggi che trasformarono le società di calcio in spa e poi (legge Meandri) anche eliminando il limite della mancanza di finalità di lucro, come erano gestite le società di calcio.
Poche manfrine, il presidente comandava, vendeva e comprava giocatori, non aveva obbligo di redigere bilanci con particolari parametri e scadenze e se le cose funzionavano, poteva anche guadagnarci, se non funzionavano perdeva e anche tanto.
Poiché però nello sport uno vince e tutti gli altri perdono, per quanto la vittoria fosse maggiormente ripartita tra le varie squadre principali, c’erano sempre pochi che guadagnavano e tanti che perdevano.
Da qui la definizione dei presidenti delle squadre di calcio come “ricchi e scemi”, ricchi perché dovevano avere un robusto patrimonio per compare e gestire una squadra, scemi perché quel patrimonio era destinato ad essere intaccato pesantemente dalla passione.
Quel presidente è stato mirabilmente interpretato da Alberto Sordi ne Il presidente del Borgorosso Football Club.
Anche adesso chi detiene una squadra di calcio deve avere un robusto patrimonio, anche se con la storia della spa, risulta impegnato solo in quanto prestatore di garanzie personali.
Vi sono anche limiti imposti dal politicamente corretto (come le limitazioni agli acquisti ed agli ingaggi) sistematicamente violati che incidono solo come paravento per chi non vuole più spendere e trova in essi un comodo salvagente dalla rabbia dei tifosi.
Tifosi che, da parte loro, non spendono nulla se non il biglietto per lo stadio o l’abbonamento alla televisione, ma coprono di insulti chi ci mette del suo se i risultati non vengono.
E’ il caso del Bologna.
Dopo il tentativo dell’azionariato diffuso, fallito, seguito alla meteora Porcedda, il Bologna è finito, come doveva essere, nelle mani maggioritarie di un solo soggetto, Albano Guaraldi.
Non so cosa avesse in mente, sicuramente era convinto di potercela fare, ma aveva fatto i conti male e così il Bologna si è ritrovato in crisi e, con la retrocessione, Guaraldi è andato in debito di ossigeno (pagheremo per tale ragione anche un punto di penalità per il ritardato pagamento dell’irpef sugli stipendi dei calciatori).
La piazza si è rivoltata e Guaraldi ha cercato compratori.
Si sono presentate alcune cordate respinte perché Guaraldi non le riteneva adeguatamente garantite.
Molto avanti è andata la trattativa, quasi chiusa, con gli “Americani” (Joe & Joy) che avevano saputo conquistare il sostegno della piazza con una accattivante marketing sostenuto dal quotidiano della Città (il Carlino) .
Alla fine è arrivato il Re del Caffè, Massimo Zanetti, che ha sottoscritto l’intero aumento di capitale, prendendosi la maggioranza e dando al Bologna, per la prima volta dopo molti anni, una guida certa, stabile e con le spalle forti, cioè con il portafogli ben fornito.
Incredibilmente i tifosi non hanno gradito.
Ma io preferisco Zanetti agli Americani.
Preferisco un presidente che, mettendoci la faccia, sia, se non del posto (Zanetti è di Treviso) ma con interessi anche a Bologna, piuttosto che personaggi che non hanno alcuna radice a Bologna.
I loro milioni, in mancanza di meglio, sarebbero stati i benvenuti, ma chi ci garantisce che alle prime difficoltà non avrebbero mollato tutto ?
Per Zanetti, invece, mollare sarebbe più difficile e se lo facesse (personalmente non ritengo concluse le vicende societarie) avrebbe tutto l‘interesse a cedere il Bologna in mani sicure e non ad un improvvisato presidente.
Sì, perché un magnate dell’industria, che sia del caffè o delle mozzarelle non importa, ha creato il suo impero grazie alla capacità di comandare che implica di scegliere gli uomini giusti per gestire i vari settori della sua attività.
Zanetti ha dimostrato di saper esercitare l’arte del comando e anche nel calcio ha individuato il suo uomo di settore cui delegare l’azione che dovrà riportare il Bologna in serie A e, magari, far cessare i campionati sconsigliati per deboli di cuore che abbiamo avuto dal 2008 ad oggi.
E’ un bene che Bologna abbia ritrovato Zanetti, a prescindere dal tempo che vorrà restare in questo settore.
Potrà dare alla società quella stabilità che un bravo amministratore può garantire anche per quando lui non sarà più tale.



domenica 28 settembre 2014

Orsi e lupi

In questi ultimi tempi abbiamo assistito a ridicole indignazioni per la morte "preterintenzionale" di un'orsa e addirittura una denuncia contro il sindaco di Verona per aver emesso un'ordinanza che autorizza l'abbattimento dei lupi che si avvicinassero minacciosi all'abitato.
Mi sembra un eccesso privo di qualsivoglia pregio.
L'orsa morta per reazione all'anestetico, era usa fare razzie nei pollai dei contadini e, in ultimo, aveva aggredito un cercatore di funghi che aveva avuto,  lui, la sventura di incrociarla in un bosco.
Certamente l'orsa ha reagito a quello che giudicava un pericolo per i suoi cuccioli, ma noi sappiamo che così non era e tutta la mia simpatia è per il cercatore di funghi che deve essersela vista molto, ma molto brutta.
Credo che a nessuno di noi piacerebbe trovarsi davanti un'orsa aggressiva durante una escursione in montagna.
Altrettanto dicasi per i lupi che fanno razzie tra gli animali e che, in branco, possono anche mostrare aggressività verso gli uomini.
Mi sembra che in ambedue i casi si sia cercato di difendere l'incolumità fisica delle persone e le proprietà, cioè il patrimonio perchè gli animali da fattoria sono il patrimonio degli allevatori, con il minimo necessario.
Nel caso dell'orsa il tentativo di addormentarla e spostarla in altre zone, nel caso dei lupi con una autorizzazione alla difesa e, personalmente, neppure sapevo che dovesse essere autorizzata la difesa dai lupi.
Se fossi armato e vedessi un lupo (o, peggio, una famiglia di lupi) entrare nella mia fattoria dove avessi bestiame vario, sparerei sicuramente, senza attendere timbri o autorizzazioni burocratiche.
Perchè credo che la vita e la proprietà di un Uomo valgano sempre e comunque più di quella di un lupo o di un orso.

domenica 21 settembre 2014

Ci risiamo

Guardare ieri la partita del Bologna mi ha ringiovanito.
Praticamente nulla è cambiato dal 2008, quando è tornato in serie A.
O dal 1982quando retrocesse per la prima volta.
Le squadre che il Bologna affronta, anche se oggi si chiamano Entella Chiavari e Crotone, sembrano corazzate come Milan e Juventus.
Nonostante si giochi in serie B il copione è sempre lo stesso: niente gioco, poche idee ma confuse, sterilità all'attacco e un allenatore che non ne azzecca una.
Ora, ditemi per quale ragione, dopo aver visto che Laribi ha giocato contro il Pescara un ottimo primo tempo a ridosso delle punte, come rifinitore, Lopez lo ha riportato a centrocampo, facendolo correre senza costrutto in interdizione.
Ma i perchè sarebbero tanti, del resto quando la telecamera riprende Lopez, sembra quasi un passante, capitato per caso in mezzo al campo, che non riesce a rendersi conto di quel che sta succedendo.
Qui ci vorrebbe una società, con un presidente di carattere e perfettamente in sella, invece di un Guaraldi che non vede l'ora di vendere.
E' il fallimento del modello di società ideata da Consorte: venti "nani" (anche se io vorrei essere economicamente "nano" come loro) che si opposero all'unico gigante (Zanetti) attorno al quale andava invece costruita la nuova compagine societaria.
E adesso le conseguenze le pagano (economicamente) loro e sportivamente tutti noi.
La nostra squadra di calcio come specchio di una citta in completa decadenza, che non sa più esprimere un sindaco che sia proprio figlio.
Ma queste sono cose che sappiamo tutti, basta andare a passeggio per la città, salire su un autobus, recarsi in un ufficio pubblico, ci troviamo sempre davanti a persone la cui loquela li fa manifesti di altre patrie natii.
E' il frutto avvelenato del meticciato o, se vogliamo scrivere politicamente corretto, del melting pot.
Che noi abbiamo in abbondanza, sin troppo !, interno ed esterno.
Tanto che per risollevarci (ma solo sportivamente, perchè per il resto ci vuole ben altro !) non possiamo che sperare nell'arrivo degli Americani, con un nome le cui origini sono ben chiare e per nulla bolognesi: Tacopina.


domenica 14 settembre 2014

Obliterazione permanente

La nuova frontiera dell'azienda (pubblica ... sin troppo !) dei trasporti bolognese è la timbratura continua del biglietto, degli abbonamenti e delle tessere.
Dicono che serva contro l'abusivismo e, anche, per "migliorare il servizio" con la rilevazione del traffico sulle varie linee nelle varie ore del giorno.
A me sembra più un modo per arrivare a giustificare un servizio più costoso per i cittadini e meno frequente.
Intendiamoci: sono dell'idea che qualunque servizio debba essere svolto, se non per guadagnarci, almeno a saldo zero, sennò il disavanzo dovrebbe comunque essere coperto, come sempre dai cittadini e anche da chi quel servizio non utilizza.
Quindi ben venga una riorganizzazione che porti il bilancio in pareggio.
Ma non ci raccontino la grandissima balla dell'evasione al pagamento del biglietto.
Anche per controllare che uno abbia timbrato ripetutamente, deve esserci un "accertatore" (i vecchi controllori, ma forse tale denominazione era troppo sovietica e allora, abituati a cambiare nome - ma non sostanza - hanno preferito "accertatatori") che io continuo a non vedere, mentre continuo a vedere persone (soprattutto stranieri ...) che salgono senza timbrare nulla, quindi evidentemente senza pagare o senza certificare l'uso nei 75 minuti di una seconda o terza corsa.
Se veramente volessero fare la guerra a chi non paga il biglietto, dovrebbero riempire gli autobus di "accertatori" o, meglio ancora, installare i tornelli, così sale nel mezzo solo chi timbra il biglietto.
E se, ancora meglio, privatizzassero il servizio, avremmo un interesse certo al guadagno che stringerebbe (e di molto) le maglie degli accertamenti ed azzererebbe l'evasione.
In fondo, nel pubblico, essendoci sempre Pantalone che paga, chi glielo fa fare di rischiare reazioni violente per controllare se un passeggero ha o no pagato il biglietto ?
Lo stipendio, comunque, arriva sempre ...

domenica 7 settembre 2014

Eureka !

Dopo una lunga rincorsa, motus in fine velocior e con il mese di agosto sono riuscito, grazie ai mercatini di paese, ma anche alle moderne e-bay ed Amazon, a completare le collane della vecchia e defunta (dal 1982) Libra Editrice di Bologna.
Sono 183 volumi con copertina rigida e sovracopertina con tempera di Allison, editi dal 1967 al 1982 e che abbracciano tutta la fantascienza, da quella spaziale a quella sociologica, ai primi fantasy (genere che ha oggi ampiamente soppiantato la fantascienza classica, anche se a me non piace) fino alle affascinanti storie del dopopomba o del dopo catastrofe.
A questi vanno aggiunti di diritto i 96 volumi delle due case editrici che hanno ereditato il testimone: la (defunta) Perseo e l'attuale (e viva) Elara.
Ci sono anche le riviste Nova SF* e Futuro Europa (dove ho tutti i racconti ivi pubblicati sotto pseudonimo - parziale - dalla "nostra" Lucia P.) anche se dubito che qualcuno, di una rivista, rilegga poco più di un articolo.
Non avrò la raccolta di fantascienza più vasta, ma credo che, per la produzione italiana, le tre case editrici citate rappresentino, sotto il profilo della completezza di argomenti trattati, autori e generi, oltre alla qualità del prodotto (sicuramente da libreria a differenza dei fascicoletti da edicola) un vertice difficilmente ripetibile in considerazione della situazione critica in cui versa l'editoria in genere.
L'immagine è quella dell'ultimo volume che ho acquisito, il primo di due della quarta e finale collana, dedicata ai narratori italiani di fantascienza.
Non so se si riesce a vedere, ma il volume (che ho pagato al prezzo in euro di quello originario in lire: £. 4.000 - €. 2,20è ancora incellofanato, copertura che toglierà quando mi deciderò di leggerlo.
Per ora lo tengo così, intonso.

domenica 31 agosto 2014

Miracolo a Bologna

Nel desolante quadro dello sport bolognese, spicca la vittoria della Fortitudo Baseball che, ieri notte, ha conquistato il suo nono scudetto.
Ormai sono anni che non vado a vedere le partite, preferendo guardarmi lo sport comodamente seduto in poltrona e con il frigorifero a portata di mano, ma continuo a seguire le alterne vicende del baseball bolognese e così penso di poter dire che ho "visto" tutti e nove gli scudetti della Fortitudo, a cominciare da quello del 1969, il primo e per questo il più bello, contro Milano.
Erano gli anni in cui il baseball si proponeva di diventare il surrogato estivo del calcio, poi errori e mancanza di fondi lo hanno rinchiuso in una nicchia senza sbocchi.
A questo ha contribuito sicuramente anche la scelta del CIO che, dopo aver ammesso baseball e softball per due o tre edizioni delle olimpiadi, li ha esclusi, preferendo (pensate un po' !) il pugilato femminile ... (femminile ?).
Sono tempi magri per tutti, anche per gli sport che hanno bisogno degli sponsor che, però, a loro volta hanno stretti cordoni della borsa ed è molto lontana l'epoca in cui la Montenegro di Seragnoli (Isabella) sponsorizzava la squadra cittadina.
La Fortitudo, però, ha saputo far di necessità virtù, dando spazio a giovani del vivaio, riducendo i costi per gli stranieri che sembrano scelti in base a doti comprovate e anche ad un carattere non bizzoso, quindi in grado di portare anche in dote la necessaria educazione per i più giovani.
Una politica che ha pagato ed è giusto rendere onore a Stefano Michelini e ai dirigenti della Fortitudo Baseball, nella speranza che anche la Fortitudo Pallacanestro sappia ritrovare lo smalto degli anni di Seragnoli (Giorgio).
L'esempio della Fortitudo Baseball dovrebbe essere anche fornire al Bologna calcio l'indicazione della strada giusta da percorrere, abbandonando l'acquisto all'ingrosso di calciatori stranieri che, stagione dopo stagione, si rivelano solo dei "mangiabanane" nella accezione tavecchiana del termine, per puntare sul vivaio interno e sull'entusiasmo.
Ci impiegheremo un anno in più a ritornare in serie A ?
Pazienza, ma ci ritorneremo con basi più solide.


venerdì 29 agosto 2014

Rito propiziatorio

Ancora un'ora circa e ricomincia il Campionato con l'anticipo della serie B e il Bologna che gioca a Perugia.
Naturalmente seguirò la partita comodamente seduto in poltrona.
Le partite del Bologna sono quelle del cuore, ma poichè il calcio mi piace desidero anche vedere, ogni tanto, una partita piacevole e così non rinuncerò anche a seguire con simpatia alcune squadre della serie A come Lazio, Udinese, Verona, Chievo, Sampdoria, Atalanta e Milan e anche Inter, Juventus, Roma, Fiorentina e Napoli (per gufarle).
Si ricomincia, dopo una retrocessione meritata e, per tale ragione, ancora più indigeribile e con Guaraldi ancora presidente del nostro glorioso Club.
E questo è un autentico mistero doloroso.
Non conosco la maggior parte dei giocatori che questa mattina sono stati elencati nella probabile formazione.
Ma quello che conta sono i colori.
Le dichiarazioni, al solito, sono categoriche e sicure.
La parola d'ordine è una sola: Vincere ! E vinceremo !
Non portò bene settantaquattro anni fa, spero che la sicumera di Lopez trovi miglior esito.
Non portò bene, l'anno scorso, neppure questo mio rito propiziatorio di inizio Campionato, ma poichè io non credo alla fortuna, bensì alle Tradizioni, continuo con i post di inizio Campionato.

F O R Z A   B O L O G N A !

Post partita: E' rassicurante vedere che passano gli anni ma c'è ancora qualcosa solido come la Rocca di Gibilterra: il Bologna. Ancora una volta una sconfitta iniziale, una squadra senza gioco imbottita di "mangiabanane" nell'accezione tavecchiana (non si capisce perchè debbano essere preferiti ai giovani di casa) un allenatore con sguardo allucinato mentre vede realizzata la sua pochezza e un arbitraggio talmente inadeguato da risultare ridicolo e degno di una "promozione" nel più vasto sistema "giustizia" italiano. Divertenti le ripetute riprese di Casini (con sciarpone rossoblu) e Guaraldi, cessate dopo il primo gol del Perugia ...