lunedì 29 agosto 2011

Domenica senza pallone

Nella nostra infanzia una giovanissima Rita Pavone si chiedeva perchè la domenica la si lasciava sempre sola per andare a vedere la partita di pallone.
Da allora molte cose sono cambiate.
La partita di pallone non si gioca più solo alla domenica, ma anche al sabato, all’ora di pranzo della domenica, magari al lunedì o al venerdì, mentre nei giorni centrali della settimana è il turno delle coppe europee che una volta erano così poche che ogni volta diventavano un evento.
Che io preferisca il vecchio sistema al nuovo è ovvio, ma sarebbe assurdo combattere contro i mulini a vento.
Purtroppo domenica scorsa, mentre ci accingevamo a gustarci la prima di campionato con il posticipo serale di Bologna-Roma, l’Italia è rimasta senza pallone, con gli stadi desolatamente vuoti.
I calciatori hanno scioperato.
Due gli argomenti che hanno provocato la rottura tra le parti.
Il trattamento ai “fuori rosa” e la ventilata addizionale irpef.
Che i calciatori scioperino fa sorridere amaro.
Ma ne hanno diritto perchè, stoltamente, quando hanno trasformato le società di calcio in spa (e poi rincarato la dose con l’ammissione in borsa e la possibilità della finalità di lucro) i calciatori, anche quelli più pagati, sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti, con un loro contratto collettivo e con tutti i diritti del caso.
Si potrebbe dire che fanno la bella vita, ma anche che hanno una carriera limitata nel tempo e che non tutti guadagnano le iperboliche cifre che leggiamo sui giornali per i migliori.
Resta il fatto che la resistenza delle società è tardiva e destinata ad essere sconfitta.
Se, infatti, i contratti dei calciatori prevedono la retribuzione fondata su una cifra netta, di diritto ogni alterazione delle aliquote fiscali deve essere posta in capo alle società.
Peggio per loro se hanno accettato tali condizioni, come è stato peggio per l’industria italiana (e per tutta la nostra economia) quando Agnelli, nei primi anni settanta, calò le braghe davanti alla triplice sindacale.
Pacta sunt servanda.
Diverso il discorso dei “fuori rosa”.
Un lavoratore dipendente non può interferire sull’organizzazione aziendale, in questo caso sulla formazione e sugli allenamenti.
Se poi consideriamo quanto siano svelti di lingua certi “campioni”, non si può negare alle società il diritto di esercitare il potere disciplinare, come in qualsiasi azienda.
Sarebbe quindi giusto se le società pagassero l’eventuale addizionale irpef (che potrebbe anche non esserci più nel testo definitivo), ma conservassero la possibilità di gestire i “fuori rosa”.
Scommettiamo però che si accorderanno sul contrario ?

Comunque sia, come ad ogni inizio Campionato:
FORZA BOLOGNA !

domenica 14 agosto 2011

Feriae Augusti

Sono al computer da trasferta e quindi poche parole: Buon Ferragosto.
E, come scrisse Massimo lo scorso anno, dal 16 si comincerà a pensare al Natale ... :-)

sabato 16 luglio 2011

la fine di un'era


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Con la missione di Atlantis STS 135, attualmente in corso, si chiude l’era degli Space Shuttle, esattamente a 30 anni dal suo inizio (12 aprile 1981)

Lo Shuttle ha rappresentato un’evoluzione fondamentale nell’astronautica, in quanto si è passati dalle più o meno rudimentali capsule a perdere installate nell’ogiva di un missile ad un’astronave vera e propria, interamente riutilizzabile: insomma, un mezzo di trasporto con la stessa identica dignità di tutti gli altri mezzi di trasporto costruiti dall’uomo per muoversi sulla superficie terrestre e sull’acqua, nell’aria e sotto l’acqua….

La storia dei mezzi di trasporto è caratterizzata dalla continua, costante evoluzione della macchina, sempre più perfetta, efficace e sofisticata; non si è mai verificata nemmeno una stasi, una battuta d’arresto nello sviluppo tecnologico, figuriamoci addirittura un’involuzione !!

Invece è esattamente quello che succedendo in campo spaziale.

L’amministrazione Obama è in pieno marasma per quanto riguarda il settore spaziale: senza idee, senza programmi, senza lo straccio di un piano concreto e credibile per il futuro.

Ad essere sinceri non è tutta colpa di Obama: il danno lo aveva già fatto l’amministrazione Bush quando decise di abbandonare il programma Shuttle (era prevista la costruzione degli shuttle di nuova generazione, i c.d. “Shuttle-C”) per tornare ai razzi a perdere con le capsule nell’ogiva: un salto all’indietro di ben 40 anni !!

Ma almeno, nelle intenzioni di Bush c’era il ritorno sulla Luna: il nuovo programma spaziale varato dalla sua amministrazione, denominato “Constellation” prevedeva la costruzione di razzi e capsule del tutto simili ai mitici “Saturno” e “Apollo” per poter tornare sul ns.satellite (cosa che lo shuttle non era in grado di fare)..

Purtroppo però il programma era partito male, con finanziamenti troppo scarsi per un obiettivo così ambizioso e poi il fatto di abbandonare la sofisticata tecnologia degli Shuttle per tornare indietro di 40 anni era piaciuto a pochi: c’era poco entusiasmo (e tante critiche) negli ambienti della Nasa..

Così, all’arrivo di Obama, la Nasa era già in piena crisi: di idee e di finanziamenti.

A questo punto sarebbe stata necessaria una decisione politica forte e vigorosa per lanciare definitivamente il programma verso il suo ambizioso obiettivo, proprio come fece Kennedy nel suo famoso discorso nel 1961 quando annunciò la decisione di andare sulla Luna.

Ma non siamo più negli anni ’60, è tramontata da un pezzo l’entusiastica, positivista fiducia nei progressi della tecnologia che caratterizzava quel decennio, non c’è più la guerra fredda, non c’è più l’URSS con cui competere, non c’è più Kennedy.

C’è soltanto un’amministrazione senza più idee, in pieno marasma, con ben altre priorità che non l’esplorazione spaziale.

Tutti i programmi spaziali prima o poi finiscono, ma vengono sempre sostituiti da nuovi programmi più ambiziosi ed evoluti:

dopo la capsule Mercury ci furono le Gemini, dopo le Gemini gli Apollo, dopo gli Apollo gli Shuttle (e la Stazione Spaziale), ma dopo gli Shuttle non c’è più nulla.

Di fatto il programma spaziale americano “manned” (da non confondere con l’”unmanned” che –almeno quello- gode ancora di ottima salute) sembra virtualmente cessato.

O meglio, è cessato quello pubblico, governativo: d’ora in poi lo sviluppo del programma, anche se sempre sotto la supervisione della Nasa, è demandato ai privati

Sono da tempo già nate numerose agenzie spaziali private, che, esattamente come le compagnie aeree, si occuperanno del trasporto di persone e materiali da e per la stazione spaziale.

Contrariamente alle compagnie aeree, però, queste nuove agenzie progettano, sviluppano e costruiscono anche le proprie navi spaziali.

E’ questa l’unica speranza che ci rimane per lo sviluppo futuro dell’astronautica “manned”.

Ma i privati sono ancora agli inizi, bisogna di fatto ricominciare la storia dell’astronautica da capo; passeranno molti anni prima che possano raggiungere un livello paragonabile a quello della Nasa dell’era Shuttle.

E poi i privati debbono rigorosamente rispondere ad una logica commerciale, di profitti e perdite: debbono avere dei ritorni economici, non possono certo permettersi bilanci in perdita per periodo troppo lunghi.

Così, addio sogni ambiziosi, addio ritorno sulla Luna (per non parlare di Marte): tutto quello che ci si aspetta è continuare a viaggiare in orbita bassa e sarà già un miracolo se la stessa ISS (la Stazione Spaziale) riuscirà a sopravvivere senza quella manutenzione che soltanto un veicolo come lo Shuttle poteva permettere.

Sembra quasi di essere tornati all’era dello Sputnik, ma senza i sogni, le speranze e la fiducia di quegli anni.


venerdì 8 luglio 2011

cenni storici di un ragguardevole POF


Cari amici,
rispondo all’ invito di Giando e scrivo questo post, sperando non vi siano gli errori che, con l’ età che avanza, per noi del Galvani, sono sicuramente collegati a minor vista e attenzione, entrambe vieppiù mancanti, non ad altro… A dire la verità, un’ acca di troppo, immediatamente addebitata ai motivi di cui sopra, è stata però per me oggetto di accurata indagine: “sarà vicinissima alla a, nella tastiera, mi sono detta”. Invece no, è lontanissima :-)!
Vabbè, chissà se questo scherzo lo avete capito, magari no, ma io, da “prof”, mi sono divertita…
A proposito, visto che il post di Cesco "destra e sinistra" è andato pressoché deserto, mentre io speravo di potere fare sfoggio di commenti ad hoc, non rinuncio a dirvi che, a seguito di -anomala- indagine del commissario di italiano su chi provenisse da un classico e mia risposta affermativa al reiterato appello solo dopo ben tre formulazioni della medesima domanda, sono stata incastrata nella sottocommissione di correzione dei temi! Solo uno studente aveva svolto la traccia “Destra o sinistra” e da quel momento è diventato il mio beniamino. Per la cronaca: gli abbiamo assegnato il punteggio finale in assoluto maggiore, 95/100! Dopo avere fatto, obtorto collo, un’ abbuffata di “bulimia” e di Andy Warhol, mi ha assai gratificato avere contribuito a premiare l’ originalità …
Piuttosto, siamo sicuri che la curva gaussiana c’ entri qualcosa? Per me, no. E sono certa che Massa mi darebbe (come sempre) ragione…
A proposito, visto che il nostro comune denominatore è un illustre Liceo, vi erudisco su alcune curiosità

La storia dell’ attuale Liceo L.Galvani si può far iniziare nel 1551 anno in cui i Gesuiti istituirono a Bologna due classi in modesti locali accanto alla piccola Chiesa Santa Lucia, che era stato il primo nucleo della presenza dell’ Ordine in città.
I collegi dei Gesuiti costituivano una realtà educativa fra le più qualificate in Italia e rispondevano a programmi di studio attentamente elaborati; la loro egemonia culturale nel settore educativo pre-universitario si espresse nel Seicento, quando ebbero la direzione del collegio dei nobili e del Collegio dei Cittadini (borghesi).
Nel 1752, usufruendo dei lasciti di Mons. Zambeccari, venne costituita la Biblioteca che, prima in città, concesse libero accesso a tutti gli studiosi.
Nel 1773 l’ Ordine fu soppresso e i suoi beni passarono ai Barnabiti che continuarono nell’ educazione dei giovani. L’ 11 febbraio 1860 nacque a Bologna il primo Liceo con sede nel “Palazzo delle Scuole”, che attualmente ospita la Biblioteca dell’ Archiginnasio.
Le leggi del 1860 tolsero ai Barnabiti chiese e scuole e, in clima di laicizzazione della cultura e dell’ istruzione scolastica, nell’ edificio si trasferì il primo Liceo-Ginnasio Statale bolognese che assorbì il Ginnasio “Guinizzelli” e prese il nome di Liceo Ginnasio Luigi Galvani
Il Liceo Galvani è stata la scuola di Carducci, Panzacchi, Don Olinto Marella, Della Volpe, Arcangeli,Baccelli, Pasolini

Beh, non male, che ne dite?
Ho trovato queste notizie nel POF del Liceo
POF, per la cronaca, significa Piano dell’ Offerta Formativa ovvero è il documento costitutivo dell’ identità culturale e progettuale di ogni scuola, in cui vengono esposte tutte le attività e i servizi offerti nell’ ambito della propria autonomia.
Nel Liceo Minghetti, antico antagonista sul territorio, non v’è alcun cenno storico. Il che la dice lunga su come debba essere risolto l’ eterno conflitto sulla superiorità dell’ uno o dell’altro…

Comunque, con le scuole, nell’ a.s. 2010-2011 ho chiuso! Si riprenderà a settembre…
La mia maturità si è svolta brillantemente e poiché non abbiamo bocciato nessuno posso non temere ricorsi al TAR… Senonchè, la sera prima dell’ultimo giorno, avevo 38,7 ! Sì, a causa di infiammazione a un dente del giudizio mai nato… Finito l’ incubo, ne è così iniziato un altro: quello dell’ antibiotico, con me che mi aggiravo per casa avvolta da un pile!
Pile, ragazzi, PILE.
Sono a terra, però ho deciso di partire, per assaporare le qualità rigeneratrici dell’ acqua su cui tutti (o quasi) concordiamo.
I proponimenti per l’ a.s. 2011-2012?
Molte letture: comincio da subito.
Minor senso del dovere e maggior senso del divertimento.

In quest'ultimo, includerei un incontro con gli amici del Blog: l’ anno scorso eravamo in cinque, il prox saremo sicuramente almeno dieci
Cominciamo a pensare di fissare una data, che ne dite?
N.B. La partecipazione è sottoposta a un duplice requisito: essere iscritti come blogger in questo blog e avere scritto almeno un post!

Baci e buona estate

Vale

domenica 3 luglio 2011

LATOK I: impresa in corso



In un periodo in cui lo sport in Italia non riesce più di tanto ad interessarmi, vedi soprattutto gli scandali del calcio, la pochezza del basket attuale, il ciclismo sempre nel sospetto del doping, trovo comunque qualcosa da segnalare e perché no seguire con interesse e soprattutto ammirazione, nel mondo dell’alpinismo, che Andrea ben conosce per averlo praticato e di cui io, come già scritto in passato, ho fatto materia di letture approfondite sui classici e più controversi libri. Per presentare degnamente l’impresa cito parte di un articolo del giornalista e scrittore di storie di montagna Giorgio Spreafico:

Quando Jim Donini, Michael Kennedy, Jeff e George Lowe si arrampicarono per la prima volta lassù in stile alpino, anzi in stile capsula, tentarono qualcosa che come pietre di paragone forse (e non è detto) aveva soltanto il Changabang di Pete Boardman e Joe Tasker o l’Ogre di Doug Scott e Chris Bonington. Semplicemente impossibile immaginare qualcosa di più complicato, di più difficile sul piano squisitamente tecnico, e a una quota del genere poi. Come non bastasse, nessuna cordata era mai rimasta prima in parete per ventisei giorni filati avendo con sé cibo solo per quattordici, un po’ per la scelta di non mollare e un po’ per il fatto che a non mollare, e ciascuna per una settimana, erano state anche due spaventose bufere. «Sopravvivenza non scontata» ammise tornando devastato al campo base Donini, al quale una frase del genere era stata ispirata prima solo da un’altra montagna molto ma molto più famosa: il Cerro Torre. Quella squadra straordinaria schierava il meglio che il Nuovo Mondo potesse esprimere in una stagione memorabile del verticale. Gente visionaria capace di appendersi ai palloncini della sua fantasia e di credere possibile il più folle dei sogni, gente però anche concreta proprio come concreti sono il ghiaccio e la roccia, capace anche di mettersi alle spalle cento durissimi tiri di corda prima di rassegnarsi. Epica la scalata, epica la ritirata lanciata a duecento metri dalla vetta, con più solo le energie per tentare di salvarsi. Era il luglio del 1978 e se non sembra ieri è perché da allora è scivolata via una giovane vita. La montagna era il Latok 1, 7145 metri alti e magnifici sul ghiacciaio Choktoi, Karakorum, Pakistan. Una cima scovata grazie a una vecchia foto dei pionieri Eric Shipton e Bill Tillman. La via? La meravigliosa e infinita cresta Nord. Sono passati trentatré anni, ma la montagna e la sua linea magica naturalmente sono sempre lì. La prima, salita una volta soltanto: dal versante Sud, blitz della squadra giapponese di Naoki Takada nell’estate del ’79. La seconda, la cresta, passata indenne attraverso il tiro incrociato e l’assedio di non meno di venti spedizioni. Ci ha provato invano la meglio gioventù alpinistica di mezzo mondo e di più generazioni, ma il risultato non è cambiato. Tutti respinti: altri americani, e poi francesi, polacchi, austriaci, canadesi, norvegesi, inglesi, neozelandesi, argentini, giapponesi. Di più: nessuno è riuscito di salire più in alto della prima cordata, il che già di suo è stupefacente visti i vertiginosi progressi conosciuti da tecnica di scalata e materiali. Mancavano giusto gli italiani, all’appello, ma è arrivato anche il loro momento, e per la squadra che in gran segreto si è coagulata attorno al progetto muovendo da quattro diverse vallate alpine l’aria si è fatta elettrica. E’ stato Ermanno Salvaterra, il trentino indiscusso re del Cerro Torre, uno che sceglie le sue pareti come farebbe un cercatore d’oro, anzi di diamanti, ad essere folgorato da quel nuovo bagliore qualche mese fa (…)

Questa spedizione al Latok, nata “di nascosto” e dall’esito tutt’altro che scontato, comunque difficilmente finirà sulle pagine dei giornali, ma rappresenta lo “sport” (estremo) allo stato più puro. Per questo la seguirò, come seguo Salvaterra da tempo nel suo blog (da cui ho copiato il pezzo di Spreafico) augurandomi che possa riuscire nel duro compito.

Vi terrò aggiornati.

Telefilm specchio della società

Per evitare di trasformare il blog in un lungo necrologio, tanto è naturale che vedremo morire molti dei personaggi che hanno segnato la nostra infanzia e adolescenza, non commemorerò Peter Falk, il Tenente Colombo, deceduto la settimana scorsa.
Anche perchè la continua riproposizione dei suoi telefilm (a braccio direi che siamo ad una dozzina di passaggi ...) lo rende più vivo che mai ... nel nostro immaginario.
Prendo invece spunto da una trasmissione radiofonica di questa mattina (non ricordo il titolo, ore 8,30 circa su Radio Uno) nella quale si proponeva la tesi dei telefilm come specchio della società, più e meglio dei film e della letteratura.
Naturalmente a sostenerlo era un "esperto" del settore che, come ogni oste, dichiara che il suo vino è il migliore.
Ma qualcosa di vero c'è e credo lo possiamo verificare grazie a Fox Retro che, da circa un anno, su Sky propone le vecchie serie di telefilm: Attenti a quei due (Tony Curtis e Roger Moore), Arsenio Lupin, Charlie's Angels, Hazzard, Happy Days, Colombo e tanti altri.
Come non notare la differenza tra il linguaggio di allora e quello dei telefilm odierni sicuramente più sboccati, spesso senza alcuna connessione con la storia ?
E le stesse scene di violenza sono rappresentate con discrezione, per quanto essenziale alla trama, mentre oggi vediamo telefilm, che pure sono piacevoli come CSI, indulgere un po' troppo nella rappresentazione visiva dell'autopsia.
Possibile che una simile decadenza alla perdita di valori della società contemporanea, alla scomparsa della percezione del Bene e del Male, ad una tendenza nichilista che avendo portato a relitivizzare tutto, manca di coscienza del limite al proprio piacere ed interesse.
Spero di sbagliarmi, ma la vicenda emersa la settimana scorsa di quel ragazzo che - dichiarando di non sapere perchè l'avesse fatto - ha ucciso l'amico e, dopo averla legata al letto e torturata, la sorella di lui e sua ex fidanzata, mi sembra tratta, pari pari, da Criminal Minds.

domenica 26 giugno 2011

Destra e sinistra

Uno dei temi della maturità 2011 riguardava il rapporto tra destra e sinistra con una riflessione attraverso le vicende degli anni settanta.
Anni formidabili secondo qualcuno, anni di piombo per la Storia.
Anni comunque indimenticabili, quelli della nostra adolescenza, per noi.
I maturandi che hanno scelto quella traccia – pare una esigua minoranza – hanno illustri predecessori che si sonocimentati nel tema e cito Bobbio sul versante sinistro e Veneziani su quello destro.
Bobbio e morto, Veneziani, nostro coetaneo, è vivo e vegeto ed
ha commentato il tema , allineandosi, lui che solitamente è una voce stonata, ad una pletora di personaggi che ritengono superata, finita la distinzione tra destra e sinistra.
Che ne pensate ?
E' ancora attuale una distinzione tra destra e sinistra ?

domenica 19 giugno 2011

Vacanze..................







Carissimi compagni sono appena tornato da una settimana di vacanza trascorsa nell'isola di Ventotene, famosa per svariati motivi: perchè durante il fascismo vi furono mandati in confino i dissidenti al regime, perchè qui è nata l'idea tramite il famoso documento di Altiero Spinelli noto come "la carta di Ventotene" della Comunità Europea, ma nota oggi soprattutto nel mondo della subacquea per le splendide immersioni che vi si possono fare in un mare ricchissimo di fauna soprattutto perchè protetto. Ho fatto praticamente una full immersion nello splendido mondo sottomarino del Mediterraneo che a grandi profondità è a mio avviso più colorato, bello ed interessante dei tanto decantati e di moda mari caldi, meta ormai anche questi, del turismo di massa. Certo che per vedere cose belle nel mare nostrum bisogna scendere a profondità veramente impegnative degne di subacquei esperti. Vi domanderete come mai un appassionato da sempre di montagne come me abbia potuto fare questo cambiamento. Da ragazzo quando abitavo a Bologna ogni fine settimana si partiva con gli amici alla conquista di qualche parete; ora che vivo sotto le più belle pareti del mondo e che la montagna la frequento per lavoro, quando vado in vacanza stacco completamente dall'ambiente in cui sono abituato vivere e mi dedico all'esplorazione a fini ricreativi del blu profondo. Il gusto dell'avventura, della scoperta dell'ignoto, del contatto con un ambiente difficile e la valutazione delle proprie capacità sono comunque aspetti comuni di queste due attività ludiche meravigliose. Ho conseguito il primo brevetto che mi abilitava ascendere fino a 18 mt nel 2001, nel 2002 quello di secondo grado (32 mt) e due anni fa quello di terzo grado (guida subacquea) col quale posso accompagnare in acqua persone di livello inferiore al mio e scendere fin dove mi è consentito dalle leggi fisiche con subacquei di pari livello o superiori. In questa vacanza ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di sub esperti coi quali ho fatto delle immersioni veramente meravigliose a profondità notevoli per la subacquea ricreativa. Per farvi capire che cosa significhi andare sott'acqua vi voglio far leggere alcune considerazioni fatte da un istruttore bravissimo titolare di un diving center sull'Argentario.















“C'è qualcosa di profondo, intimo che ci lega al mondo sommerso e che provoca malessere nel stargli lontano. Qualcosa che coinvolge i nostri sensi quasi rigenerati ed amplificati dal contatto con l'acqua; una scoperta, a volte una sensazione ancestrale dimenticata che ci accompagna fino alla superficie.
E' il benessere che pervade, è l'aumento della pressione su tutto il corpo, o forse la tridimensionalità dei movimenti; certo la netta percezione dei nostri confini, dove finisce la nostra essenza ed inizia tutto ciò che ci circonda.
Sarà la densità dell'acqua che trasmette le vibrazioni vitali più velocemente, plasmandoci in maniera profonda ma dinamica a tutto ciò che è animato ed inanimato. O ci invia segnali di ritorno come nei nostri vicini delfini.
Ma soprattutto ciò che è vivo, che pulsa lo percepiamo prima, meglio, in maniera più viscerale. Già il nostro respiro vedendolo ci trasmette la vita. E' viaggiare in una dimensione senza tempo, come un film che regala l'intimità delle nostre emozioni. E liberarle ci fa crescere ed apprezzare le diversità negli altri quale miniera importantissima di preziosa ed incontrollabile energia.
L'unica certezza è il suo richiamo, e come una dolce melodia ci rapisce regalando ogni volta un fotogramma in più della nostra verità.”
Max










Riallacciandomi al post precedente ed ai suoi commenti anch'io sicuramente andrò in pensione molto avanti negli anni e spero di essere in grado fino alla fine dei miei giorni lavorativi di arrampicarmi dove arrivano i camosci, sperando che cambi presto anche l'attuale incompetente Amministrazione Provinciale che ultimamente non ci lascia lavorare molto bene. Valeria, proprio perchè sono stato in ferie, non so molto dell'orso da te citato; tieni comunque presente che variazioni nel pelo sono normali come sono normali anche se rari fenomeni di albinismo dovuti ad un gene recessivo presente in tutti gli animali. Comunque se c'è qualcosa di veramente interessante ti terrò informata.





domenica 12 giugno 2011

Pensione a settanta anni

Per tutti, uomini e donne, con abolizione della pensione per anzianità (i famosi quaranta + uno).
E' la proposta del presidente dei giovani industriali, formulata al convegno di Santa Margherita Ligure.
Noi abbiamo 54/55 anni ed abbiamo iniziato a lavorare in una epoca in cui calcolando i 35 anni di anzianità necessari per arrivare alla pensione, adesso saremmo in lista di (breve) attesa.
Se venisse accolta la proposta suddetta, avremmo invece ancora una quindicina di anni di attività.
Cosa ne pensate ?

giovedì 2 giugno 2011

Millennium in versione cinematografica

Il mese scorso sky on demand ha messo a disposizione la versione cinematografica della trilogia Millennium tratta dai romanzi di Stieg Larsson.
Ieri ho terminato di guardare il terzo film, tratto dal terzo romanzo.
Un breve riepilogo per chi non c’era.
Uno (o sono già due ?) anni fa, Claudio ci suggerì la lettura della trilogia di Larsson.
Non la conoscevo e, nonostante di solito non segua i consigli altrui ma acquisti i libri in base alla mia ispirazione, avendo già avuto modo di conoscere la narrativa gialla svedese, soprattutto con Mankell e il suo Commissario Wallander, comprai il primo volume della trilogia: Uomini che odiano le donne.
Un tomo di oltre 600 pagine che, peraltro, ho letto con piacere e senza sforzo.
Bravo Claudio, ho pensato, ottimo suggerimento.
Ho così acquistato gli altri due volumi : La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta.
Sono rimasto deluso.
Scaduti nella morbosità sessuale, contorti, più il secondo del terzo e, con macabra battuta, si potrebbe dire che Larsson, pur morto giovane, poteva “terminare” quando ha scritto la parola “fine” al primo volume.
La trilogia cinematografica ha accentuato la mia impressione, coinvolgendo anche il primo episodio.
Pellicola scura, una trama fondata sulle perversioni sessuali cui viene dato grande risalto sin dal primo episodio, una recitazione cupa, praticamente priva di ironia o di una qualsivoglia battuta di spirito.
L’attrice che interpreta la Salander somiglia troppo a quelle ragazze dai capelli unti (e lasciamo stare il resto) che chiedono l’elemosina agli angoli delle strade solo perchè tentano due passi di danza, credendosi Shakira nel waka-waka, al suono di una chitarra stonata, quindi non mi ispira alcuna simpatia.
L’attore protagonista, che interpreta il giornalista Blomqvist, mi sembra legnoso e inespressivo.
Ne abbiamo già parlato, ma se la Svezia è quella triste e debosciata che appare dai romanzi e dai loro film e telefilm (l’estate scorsa trasmisero l’intera serie televisiva del Commissario Wallander e l’ambientazione e i contenuti erano analoghi !) penso che non abbia davanti un futuro cui guardare con ottimismo e capisco il perchè sia una delle nazioni con il più alto numero di suicidi.