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sabato 14 gennaio 2012

Elogio del tempo perso

Da quasi un anno, complice anche la collocazione dell'ufficio relativamente vicino a casa, ho progressivamente lasciato in garage la moto per girare a piedi o in autobus.
Sono circa due chilometri e mezzo tra casa e ufficio che al mattino percorro sistematicamente a piedi, mentre per il ritorno, con il freddo o nel pieno della canicola agostana, uso l'autobus.
Era dalla terza media che non usavo sistematicamente dell'autobus, 40 anni in cui tra automobile e moticicletta ho dimenticato il mezzo pubblico, sacrificandolo nel nome del “guadagno” di tempo.
Ma tutto quello che rincorriamo, che vogliamo, che “dobbiamo” assolutamente fare in giornata è realmente necessario ?
Le prime volte in cui ho dovuto attendere un autobus in ritardo sbuffavo, poi ho apprezzato anche quei momenti di tranquillità per guardarmi intorno e vedevo gli “altri me stesso” indaffarati, camminare di passo svelto senza neppure godersi, ad esempio, l'illuminazione con la quale i commercianti di Bologna hanno onorato il periodo natalizio.
Abbiamo “tante cose da fare”, così spesso chiudiamo una conversazione o un incontro casuale con un amico.
Quali ?
E sono tutte indifferibili ?
Non sarebbe bello mettere a frutto una generale situazione che induce al ritorno verso l'individualismo, per rallentare il nostro ritmo di vita ?
Per quanto ragionevolmente possibile visto che con i moderni strumenti di comunicazione il ritmo è incalzante e mentre una volta per ottenere una risposta ad una tua lettera aspettavi anche un mese, oggi, a volte, non passa neppure un'ora.
Ma siamo proprio obbligati a rispondere immediatamente ?
Aspettare l'autobus, a volte, consente di divagare su questioni ad impatto pratico nullo, ma che ci permettono ancora di sentirci esseri umani e non robot.
… poi ci sono quelli che vedi salire senza timbrare il biglietto e la nuvoletta di beatitudine scompare, perchè non è possibile che tutti, tranne te, abbiano l'abbonamento ... ma questa è un 'altra storia ...