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domenica 9 agosto 2020

Agosto = repliche

Da moltissimi anni agosto è sinonimo di repliche.
Quando eravamo bambini c'erano trasmissioni televisive confezionate con spezzoni di vecchie trasmissioni, ed era anche piacevole.
Oggi non hanno neppure il buon gusto di presenterci le repliche con una forma elegante di trasmissione della memoria.
Particolarmente in radio, di cui sono sempre stato un abituale ascoltatore, maggiormente adesso da esodato sulla via della pensione, propongono repliche di intere puntate di trasmissioni precedenti.
Quando, per semplificarsi la vita, non risolvono tutto con una sequela infinita di canzonette inframmezzate dalla verbosità sconclusionata e inconcludente di uno pagato (presumo assunto dalla rai) appositamente per sparare fesserie (ed è uno che non è uno solo, ma uno che si alterna con una miriade di altri "uno" tutti pagati per il medesimo motivo).
Posso accettare la replica da quelle stazioni che mi offrono programmi gratuitamente, dove è mia la scelta di sorbirmi anche la pubblicità che le mantiene.
Mi piacerebbe invece, ma purtroppo il Bertoldino di Rignano sull'Arno ci ha incastrato tutti con il canone rai addebitato direttamente sulla bolletta elettrica, se si potesse rispondere: tu mi proponi repliche ? 
E io ti pago con la la fotocopia del bollettino del canone dell'anno scorso.
Riempi il tempo con canzonette ?
E io ti pago con la registrazione del tintinnare delle monete e il fruscio delle banconote.

domenica 10 luglio 2016

Servizio pubblico ?

Sono uno che ascolta spesso la radio.
Qaundo guido, quando mi alzo al mattino, quando preparo pranzo o cena, quando faccio colazione.
Sono sistematicamente collegato con radio uno.
Perchè ha il segnale migliore e, da settembre a giugno, i programmi vari, ma tutti di approfondimento.
Alla sera, prima di dormire, mi piace ascoltare le chiacchiere di sport.
Sempre, solo, da settembre a giugno.
Sì, perchè a luglio ed agosto invece di proporre una programmazione degna delle cospicue risorse che noi versiamo al "servizio pubblico" radiotelevisivo, ci inondano di programmi canori e musicali.
Canzoni, canzoni, canzoni.
E, per soprammercato, con una decina di  ... dj ? giornalisti musicali ? ... che parlano, parlano, parlano di ogni cantante come se fosse un eroe da ricordare nel Pantheon.
Persino chi è morto per abusi di droga.
Alla fine diventa una liberazione ascoltare, ogni mezz'ora, il giornale radio, anche se ripete sempre le stesse notizie.
Mi domando se questo possa essere servizio pubblico.
Dico di no.
Da sempre in estate è così.
Eppure con tutto il personale che paghiamo non dovrebbe essere difficile sostituire (perchè tutti hanno bisogno di riposo) i conduttori principali, con giovani che potrebbero anche dare un taglio diverso ai vari programmi.
Ma preferiscono mandare canzoni.
Meno costoso, meno problematico.
E allora perchè dobbiamo continuare ad avere un servizio pubblico ?
Non sarebbe meglio, anche per le nostre tasche e il bilancio pubblico, privatizzare interamente il settore ?

domenica 29 maggio 2016

Anni Sessanta (e settanta)

Con una firma la signora Fornero ha stabilito per legge che a sessanta anni non si è vecchi e che, anzi, per esserlo bisogna arrivare ai 67 (e progressivamente oltre).
Eppure mi accorgo che sempre più colleghi mi guardano come noi potevamo guardare un nonno che raccontava della prima guerra mondiale, se cito i vecchi programmi televisivi.
Incidentalmente: è tragico che mi guardino con uno sguardo interrogativo  anche quando cito brani dei classici della nostra letteratura.
Per me, invece, il culto della memoria, del tramandare, del raccontare è tuttora vivo.
Anche quando devo ricordare un attore che non è mai stato nelle mie corde come Giorgio Albertazzi, di cui non ho mai gradito l'interpretazione di Jekyl e Hyde nè quella di Philo Vance.
Eppure anche Albertazzi ha rappresentato una parte di quegli anni sessanta e settanta che hanno fortemente influito sulla mia (nostra) formazione attraverso quell'oggetto rettangolare che ha conquistato di forza il posto d'onore nel salotto di casa.
Come del resto, discreta e spesso noiosa presenza, furono le "signorine buonasera" che la rai ha deciso di togliere definitivamente dal palinsesto.
Certo, non sono più le "nostre" signorine buonasera (oggi ormai oltre i settanta-ottanta anni) e se mi si chiedesse di individuarne una, non saprei che dire.
La rai la guardo poco (Ncis e Haway 5-O) e sempre registrata.
I programmi li guardo nel prospetto di Sky e non aspetto certo la signorina buonasera che mi illustri cosa c'è ed a che ora (quasi rispettata nel passato, oggi molto meglio).
Ma il fatto che non ci siano più, mi dispiace.
E' sicuramente un'altra concessione alla frenesia del modernismo che pone in primo piano la tecnologia (la motivazione principale è che ci sono tanti strumenti per conoscere le trasmissioni che le signorine buonasera non hanno più una funzione) ma anche esigenze di bilancio.
Purtroppo si perde di umanità, si perde un'altra parte di noi, del nostro passato, di quello che era una caratteristica della nostra televisione.
Mi è già capitato di sognarlo, in un incubo in cui il bosco che c'è (tuttora) davanti a casa mia era stato sostituito da un palazzone di cemento tutto bianco, però veramente mi piacerebbe materializzarmi 200 anni nel futuro per vedere come si saranno ridotti.
E sono sicuro che mi gusterei maggiormente quel che ho e quel che è stato il mio (e nostro) passato.

domenica 1 giugno 2014

Fuori il programma

Non tutti sanno che (no, non è un rubrica de La settimana enigmistica ...) mi piace ascoltare la radio.
Un ascolto facile quando si guida, si legge, si lavora.
Nel tempo ho dotato ogni stanza a Bologna e in montagna di una radio, recuperando tutte quelle che avevo e rimettendole, per quanto possibile, in funzione e poi acquistandone altre.
Tutte collegate su Radio Uno.
Così ho la possibilità di ascoltare programmi di intrattenimento, di informazione, musicali fino ai programmi religiosi dei protestanti (alle 7,30 del mattino della domenica) e dei cattolici (alle 11 circa sempre della domenica).
Non tutti i programmi mi interessano, ma visto che li ascolto mentre svolgo altre attività passano senza lasciare il segno e, comunque, è mia opinione che qualche spunto interessante lo possa fornire chiunque, quindi anche il più sciocco dei programmi.
Avevo apprezzato la decisione di iniziare la giornata, alle sei del mattino, con l'Inno Nazionale.
Il nostro non è un bell'inno, ma è il NOSTRO inno.
Giovanni Allevi lo aveva reso più marziale, ma adesso viene suonato quello dell'Orchestra di Berlino diretta da Abbado che lo ha reso una marcetta per marionette.
La nuova stagione, la nuova gestione della radio non mi piace sin dall'inno.
Avevano introdotto una interessante trasmissione di informazione dalle cinque alle nove del mattino "Prima di tutto" che aveva sostituito l'urlante "Istruzioni per l'uso" della Falcetti ed altre chiacchierate inutili,
Ma, prima, hanno occupato la prima ora solo con la musica chiamandola "Anteprima di tutto" e adesso hanno ridotto pure di mezz'ora la chiusura per fare spazio a Fiorello e Baldini.
Non ho una grande conoscenza di Fiorello non avendolo mai ascoltato in radio prima d'ora e non partecipando ai cinguettii su Twitter.
Da quel che leggevo sembrava di aver a che fare con un mezzo genio dell'intrattenimento e gli "ah!" e gli "oh!" di ammirazione si sprecavano, quindi mi aspettavo qualcosa di più ... del nulla che viene prodotto, con i nostri soldi.
E con ripetute repliche, financo al sabato e alla domenica.
Una chiassosa, inconcludente e a tratti anche volgare esibizione di chi non ha nulla da dire al mondo.
Un dileggio, non certo satira o ironia, maramaldeggiante su ex potenti ormai già in ginocchio, quando non nella polvere.
Solo carezze, invece, verso chi, potente, lo è ancora o lo è ora diventato.
Tutto il contrario di una vera satira.
La nuova direzione di radiouno completa così la sua distruzione della programmazione rai che già in aprile aveva evidenziato la cancellazione di quello che, a mio parere, era il miglior programma della radio, Con parole mie di Umberto Broccoli, sostituito dall'ennesimo chiassoso programma musicale che già nel nome ne è una perfetta rappresentazione: King Kong.
Non metto in dubbio che qualcuno ascolti il programma dello scimmione e, magari, ne tragga gradimento, come non metto in dubbio e non vorrei mai togliere il piacere dei maramaldeggiamenti di Fiorello, ma la radio, come la televisione, è pagata con i soldi di tutti.
E allora mi domando se non sarebbe meglio privatizzare integralmente la Rai (radio e televisione) così che ognuno possa, pagando un abbonamento ad una emittente privata, scegliere di contribuire a ciò che preferisce, senza impedire al prossimo di ricevere altrettanto.
Però a sue spese esclusive.