martedì 28 aprile 2009

I promessi sposi ...

... liberamente tratto dall'omonimo romanzo di A. Manzoni e liberamente ridotto in dieci minuti per la gioia degli internauti ... Buon divertimento ! ;-)


domenica 19 aprile 2009

AVVISO AI LIBERISTI

Cari amici trovo navigando questa breve pagina di Ostellino che parla del suo ultimo libro e lo sottopongo volentieri al vostra vaglio, abbiamo gia trattato il tema e visto che il nostro blog è popolato di liberali (che lo sono o in qualche modo si definiscono tali) mi sembra questa una buona occasione per approfondire.
Un salutone e per gli appassionati martedì sera passa in prima serata su rete 4 "The missing" con T. L. Jones buon western che consiglio anche a Valeria. Il regista è quello di "Beatiful mind"Ron Howard sullo schermo negli anni '80 il migliore amico di Fonzie.

"Un Paese tra dittatura della burocrazia e saccheggio delle risorse pubbliche
Nazione di sudditi allergica al liberalismo
Il nuovo saggio di Ostellino: l'arte di arrangiarsi in Italia sotto il giogo dello «Stato canaglia»
Piero Ostellino (Agf)Un Paese paralizzato da un numero spropositato di leggi e regolamenti; soffocato da una cultura burocratica invasiva e ottusa; gestito da una pubblica amministrazione pletorica, costosa e inefficiente e, non di rado, corrotta; vessato da un sistema fiscale punitivo per chi paga le tasse e distratto nei confronti di chi non le paga; prigioniero di corporazioni e interessi clientelari; nelle mani, da Roma in giù, della criminalità organizzata. Un Paese in inarrestabile declino culturale, politico, economico, che non è ancora precipitato agli ultimi gradini tra i Paesi industrializzati dell'Occidente solo grazie allo spirito di iniziativa e alla proiezione internazionale della media e piccola imprenditoria. Questa è l'Italia oggi. C'è l'Italia degli italiani e c'è lo Stato italiano. Per intenderci: ci sono gli italiani, come singoli individui; c'è lo Stato italiano, come «soggetto collettivo». La definizione può sembrare paradossale e persino contraddittoria. E, in realtà, lo è. Chi ritiene che la fenomenologia sociale sia empiricamente descrivibile solo riconducendone le dinamiche agli individui ne sarà scandalizzato.
Per l'individualismo metodologico, i soggetti collettivi — le istituzioni, il mercato, il capitalismo eccetera — non hanno, infatti, vita propria, non pensano, non agiscono, bensì altro non sono che l'interazione, in una società aperta e liberale, fra individui che perseguono autonomamente il proprio ideale di vita e i propri interessi, producendo con ciò inconsapevolmente un beneficio collettivo. Il bene comune, l'utilità sociale, l'interesse generale eccetera sono, al contrario, una invenzione della politica. Rassicuro subito chi si sia scandalizzato. Ritengo anch'io che l'individualismo metodologico sia la sola metodologia della conoscenza corretta, in quanto, per dirla con Popper, empiricamente verificabile alla prova della realtà effettuale. La divisione dell'Italia in due — l'Italia (al plurale) dei singoli individui, ciascuno dei quali pensa e agisce sulla base delle proprie personali convinzioni; e l'Italia (al singolare), come soggetto collettivo, autoreferenziale, che li (mal)governa sulla base di principi e leggi che essa stessa si è data — è, dunque, solamente un artificio retorico. Gli italiani, anarcoidi e conservatori, privi di senso civico e di senso dello Stato, e perciò sudditi invece di cittadini; gli italiani che non si mettono in fila alla fermata dell'autobus, ma neppure si ribellano alla propria condizione di sudditanza; ingegnosi, flessibili, pragmatici, camaleontici sono l'Italia al plurale. Che «si arrangia », che se la cava.
Questi italiani sono il paradigma schizofrenico di ciò che la cultura liberale anglosassone chiama, con ben altra dignità storica e politica, «società civile» rispetto alla «società politica» dalla quale rivendica la propria autonomia. Che da noi l'ordinamento giuridico non garantisce e nessuno rivendica; tutti si prendono, quando possono. Sottobanco. La nazione, lo Stato, la collettività, giù, giù lungo i loro indotti pubblici — ieri, il (vergognoso) primato della razza; oggi, l'(indefinibile) utilità sociale, e tutte le altre sovrastrutture ideologiche che hanno segnato la storia del Paese — sono l'Italia soggetto collettivo. La camicia di forza che il potere politico del momento e la cultura dominante, l'ideologia come falsa coscienza — fascista e/o comunista, corporativa e/o collettivista, comunitaria e/o statalista che fosse, sempre e comunque antindividualista — hanno imposto agli italiani. Incolta, retorica, dogmatica, bigotta, burocratica, poco o punto flessibile, legalista e imbrogliona, questa Italia trasformista e gattopardesca — che cambia qualcosa per restare sempre la stessa — è una sorta di «8 settembre permanente». Istituzionalizzato.
Da un lato, ci sono la costante imposizione di un controllo pubblico, illegittimo e contraddittorio, sulle libertà dei singoli, e l'ambigua pretesa che sia rispettato; dall'altro, c'è la tacita esenzione da ogni vincolo d'obbedienza sottintesa nella frase liberatoria «tutti a casa» che l'8 settembre 1943 percorse la linea di comando delle nostre Forze armate, abbandonate a se stesse dopo l'armistizio. È di questa Italia incasinata e un po' cialtrona, intimamente illiberale, che parlo. Non per fare l'elogio degli italiani come singoli individui ma per spiegare l'incapacità del Paese di entrare nella modernità e di stare, culturalmente, politicamente, economicamente, al passo con gli altri Paesi di democrazia liberale dell'Occidente capitalista. Non è l'elogio dell'antipolitica, oggi tanto di moda. Anzi. Ci mancherebbe, soprattutto da parte di un liberale. È, piuttosto, la denuncia dell'invasività della sfera pubblica nella sfera privata. La descrizione di come la nostra politica non sia più, e da tempo, ammesso lo sia mai stata, al servizio dei cittadini, ma li abbia posti al proprio servizio. Dello «Stato canaglia». L'eccessiva estensione della sfera pubblica — che la cultura statalista e dirigista tende a spacciare come veicolo di equità sociale — è, infatti, più accrescimento del potere degli uomini a essa preposti sulle libertà e sulle risorse dell'individuo, che criterio di governo. La leva fiscale, per alimentare una spesa pubblica riserva di caccia di interessi estranei a quelli generali, ne è lo strumento, anche se non il solo, di oppressione.
OAS_AD('Bottom1');
Non occorre essere marxisti per sapere che lo Stato non è neutrale, ma è il braccio armato degli interessi di chi ne detiene il controllo, se non è controbilanciato da principi e interessi alternativi, fra loro in competizione. È sufficiente essere liberali. Del resto, in questo continuo confronto fra differenti concezioni del mondo, senza che nessuna abbia la pretesa di essere la Verità e di imporla agli altri, è dalla pluralità di interessi in conflitto — mitigato solo da regole del gioco che non consentano a nessuno di impedirne la libera manifestazione e la corretta realizzazione — che si sostanzia la società aperta. Il liberalismo non è una dottrina chiusa — che dice agli individui quale è il loro interesse e ne prescrive i comportamenti — ma la dottrina dei limiti del potere e della società aperta, all'interno della quale ciascuno si presume sappia quale è il proprio interesse e, di conseguenza, lo persegue in autonomia. Il guaio è che di liberalismo, nella vita pubblica degli italiani, non c'è traccia. E ci vorranno, forse, generazioni perché vi si affacci".

Mi aspetto un vigoroso dibattito!!

roberto

domenica 12 aprile 2009

venerdì 10 aprile 2009

Liturgia pasquale


Non so se voi, come me, siate dotati di una Nonna centenaria che sa tutto di festività religiose, usi e tradizioni…e se anche voi, come me, puntualmente dimentichiate di anno in anno…

E dato che parliamo tanto entusiasticamente delle nostre “radici” cristiane, mi pare giusto ricordare qualcosa a chi per caso passasse di qui…

Così ho deciso di scrivere nel blog, a futura memoria -conoscendovi, più mia che vostra- la liturgia pasquale (utilizzando, confesso, un abbondante copia-incolla)

La festa della Pasqua cristiana è mobile, ovvero viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all'Equinozio di Primavera (il 21 marzo). Questo sistema venne fissato definitivamente nel IV secolo. Dunque, nella Chiesa cattolica, la data della Pasqua è compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile. Infatti, se proprio il 21 marzo è di luna piena, e questo giorno è sabato, sarà Pasqua il giorno dopo (22 marzo); se invece è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva (28 marzo). D'altro canto, se il plenilunio succede il 20 marzo, quello successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno fosse per caso una domenica occorrerebbe aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile. (Ho trovato altre versioni per il calcolo, ma penso che anche questa vada bene)

La Pasqua è preceduta dalla Quaresima, che ha inizio il Mercoledì delle Ceneri, periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata di quaranta giorni. L'ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana Santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo benedetto (segno della passione di Cristo).

Gli ultimi giorni della Settimana Santa segnano la fine del tempo di Quaresima e l'inizio del Triduo Pasquale. Durante il Giovedì Santo, di mattina, nella Chiesa Cattedrale, si celebra la Messa Crismale, durante la quale il Vescovo consacra gli Olii Santi (Crisma, Olio dei Catecumeni ed Olio degli Infermi), i quali serviranno durante tutto il corso dell'anno rispettivamente per celebrare le Cresime e i Battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell'Unzione degli Infermi; l'Ora Nona del Giovedì Santo conclude il tempo di Quaresima, e dà inizio al Triduo Pasquale, con la Messa in Coena Domini: questa è il memoriale dell'Ultima Cena consumata da Gesù nella sua vita terrena, nella quale furono istituiti l'Eucarestia e il ministero sacerdotale, e fu consegnato ai discepoli il Comandamento dell'Amore (Gv 13,34). Durante questa Santa Messa si svolge la tradizionale lavanda dei piedi e vengono 'legate' le campane (le campane non possono suonare dal Gloria della messa del giovedì sera al Gloria della Veglia di Pasqua). In questo giorno è inoltre tradizione, non certificata dalla dottrina, compiere il cosiddetto giro "delle sette chiese" o "sepolcri", andando ad adorare i sepolcri allestiti in sette chiese vicine.

Il Venerdì Santo non si celebra l'Eucarestia: la liturgia è incentrata sulla narrazione degli ultimi giorni della vita terrena di Gesù secondo il Vangelo di Giovanni e sull'Adorazione della Croce, da alcuni anni in questo giorno si celebra in modo solenne la Via Crucis.

Il Sabato Santo, unico giorno dell'anno in cui non si amministra la Comunione salvo come viatico, è incentrato sull'attesa della solenne Veglia di Pasqua che si celebra fra il tramonto del sabato e l'alba del Nuovo Giorno. Inoltre il Sabato Santo è l'unico giorno dell'anno senza alcuna liturgia, ed è perciò detto "aliturgico". Non soltanto non può essere somministrata la Comunione, ma non si celebra nemmeno la Messa, e di solito nelle chiese i tabernacoli sono spalancati, e privi del Santissimo, che viene conservato in sacrestia. Gli altari sono spogli, senza fiori e paramenti, e un senso di lutto pervade tutta l'area del tempio.

Ci sono tante altre cose, anche molto interessanti, sulla Pasqua: io, però, volevo proprio dire queste!

martedì 7 aprile 2009

Street View




Se non l’avete mai visto vi segnalo che su Google Maps da un po' è attiva per gran parte del centro di Bologna - e pure della periferia - oltre alla visione satellitare anche la cosiddetta “street view” (aggiunte oltre alle "vecchie" Milano, Roma, Firenze anche Udine, Genova, Torino, Parma, Arezzo, Livorno, Perugia, Bari, L'Aquila, Napoli, la Costiera Amalfitana, Reggio Calabria, Catania). In pratica una vera e propria possibilità di “passeggiare” per la città in modo virtuale utilissima per l’eventuale turista che debba localizzare con precisione un punto sulla mappa e divertente per dare un’occhiata “dal vivo” alle strade che ben conosciamo e ad altre sconosciute. Su questa incredibile opzione (calcolate che è attiva su moltissime città del mondo, quindi immaginate quante fotografie sono state montate…) si è scatenata anche una polemica a proposito della privacy poiché sono distinguibili perfettamente le auto e tante persone: immaginate di scoprire casualmente per esempio l’auto della vostra compagna/o dove non dovrebbe essere… Resta comunque una straordinaria implementazione delle già notevoli Google Maps, dateci un’occhiata, è sufficiente da Google andare su Maps, poi digitare un indirizzo ad es. via Lame, Bologna, poi cliccare su street view. Buona passeggiata (l'angolo nella foto lo riconoscete benissimo).

lunedì 30 marzo 2009

MITI


Ragazzi, che meraviglia!

Stamane, mio giorno libero, ho accompagnato una classe all’ Alma Mater per un Convegno sulla Costituzione.

Tra i relatori, due professori con cui diedi diritto commerciale e diritto pubblico comparato (Galgano e De Vergottini) : che emozione!

Tanta emozione, ostentata con orgoglio ai miei studenti, mi ha portato a una riflessione amara: sto veramente invecchiando…

Nella mia mattinata, non solo i ricordi universitari, ma anche il famoso portico di apertura del nostro blog, il mitico portico del Galvani: è sempre meraviglioso ripercorrerlo e, comunque, stargli “vicino”.

Davvero: è incredibile come, quando ami qualcosa o qualcuno, la semplice vicinanza all’ oggetto amato sia così totalmente appagante.

Sempre legato al Galvani è lo spettacolo teatrale che ho visto ieri e che, se speravate che ve lo passassi sotto silenzio, vi siete sbagliati di grosso.

Innanzitutto, la protagonista che per ben due ore ha retto, sola, la scena è Lella Costa. Nello scriverlo assaporo già l’ aria di totale disgusto di Massimo F…:-)

In effetti, ho la caratteristica (o è un pregio?) di guardare uno spettacolo senza preclusioni ideologiche di sorta: Lella Costa mi fa ridere. Detesto la Littizzetto che non riesce MAI a farmi ridere, ma mi sganascio con la Costa e, ancora di più, con i fratelli Guzzanti, Corrado e Sabina

Quest’ ultima, con la parodia di Berlusconi,. è per me irresistibile..anche se, quando le guardo la faccia rifatta ( come mai una donna di sinistra è così legata all’ apparire?), sono molto soddisfatta del mio voto (meno, quando guardo la Santanchè)

“Ragazze” è il titolo dello spettacolo di ieri. Che mi ha fatto (ri?) scoprire che Italo Calvino ha scritto “L’ altra Euridice”. Partendo da questo racconto di Italo Calvino, appunto, Lella Costa prova a raccontare le donne, il loro andare, incerto ma inesorabile, il voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza; la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza… Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte -ma molte- le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.

La tematica è sempre quella: le Donne.

Ma anche gli Uomini.

Ve la ricordate la storia dell’ amore tra Orfeo e Euridice?

Orfeo era un poeta e un musicista, suonava la lira e la cetra come nessun altro, e il suo canto aveva poteri magici; gli animali feroci lo seguivano mansueti, gli alberi si piegavano verso di lui per sentire più da vicino le sue note, i suoi versi potevano commuovere anche i più duri di cuore. La sua sventura cominciò con la morte della moglie Euridice, che calpestò un serpente velenoso e finì nel regno dei morti. Orfeo non si rassegnò, e decise di fare ogni possibile tentativo per riportarla al mondo dei vivi: scese agli Inferi e suonando la lira riuscì a farsi amici il temibile traghettatore Caronte e il mostruoso cane guardiano Cerbero; grazie alla potenza della sua arte e alla forza del suo amore disperato, riuscì persino a convincere Ade, il signore delle Tenebre, a far tornare Euridice tra i vivi, ma a una condizione: Orfeo avrebbe preceduto la donna nel cammino verso la luce e non si sarebbe mai girato a guardarla fino a quando non fossero arrivati sulla terra. Ma Orfeo non ci riuscì, era troppo preoccupato per quello che poteva succedere alle sue spalle, e si voltò per assicurarsi che Euridice lo seguisse: così la perse per sempre e, soprattutto, la ricacciò agli inferi...

Effettivamente, se io fossi stata Euridice mi sarei chiesta per l' eternità: ma perchè diavolo si è voltato?

Eppure, lui, Uomo, si voltò....

E non è che dovesse poi fare tanto: doveva semplicemente non voltarsi....

:-) Buona settimana!

sabato 28 marzo 2009

Rischiatutto

Una fotografia in bianco e nero pubblicata oggi dal giornale della nostra città, Il Resto del Carlino, mi ha fatto riaffiorare la nostalgia di una trasmissione che, ai suoi tempi, fu snobbata, anche da molti di noi: il Rischiatutto di Mike Buongiorno.
Quella trasmissione è durata dal 1970 al 1974, praticamente tutti gli anni del Galvani.
Il campionissimo bolognese, il cui figlio era nella sezione “E”, che cadde su quella iscrizione nel Pantheon: M. Agrippa.
Menenio, disse, con un lapsus che la dice lunga su come, una volta –ma anche ai nostri tempi – anche gli episodi leggendari erano strumenti per educare, sì perché l’apologo di Menenio Agrippa (che ho scoperto ignorato da tanti giovani intorno ai 30 anni) può benissimo rappresentare anche situazioni contemporanee.
(La risposta giusta era: Marco … :-).
E vi ricordate (Claudio è pregato di tacere su questo ... ;-) il nome di quel campione toscano che, per l’appunto, avevamo individuato come “sosia” del nostro Claudio ?
Dulcis in fundo Sabina Ciuffini.
Nipote del grande Fulvio Bernardini, ma anche una bellissima ragazza, come si vede anche dalla fotografia di cui parlavo in premessa.
Devo però dire che se sky tornerà a trasmettere il Rischiatutto, non so se lo guarderò.
Non vorrei rimanere deluso come quando, alcuni anni fa, mi misi a rileggere le Tigri di Mompracem del Salgari.

Ma, soprattutto, non vorrei che il colore rovinasse il ricordo, indelebilmente in bianco e nero.

mercoledì 18 marzo 2009

IMMIGRAZIONE E FUTURO

Traggo queste brevi ma illuminanti note da "limes" rivista di geopolitica del gruppo Editoriale l'espresso ( e così fornisco subito a Massimo il "la" per contestare in toto le affermazioni ivi contenute però lo metto in guardia contro la fallacia ad hominem ). Mi pare un modo pragmatico di guardare al problema degli immigrati, che anche noi bloggisti trattiamo spesso, che forse non aiuta a vincere le elezioni , ma ha una sua suggestione scientifica.
Questo dovrebbero fare i Grandi Statisti se sono tali vedere i problemi anche nel medio lungo periodo.
Mi si permetta ancora una riflessione "filosofica" : alcuni nostri intellettuali levano alta la loro voce: "dobbiamo difendere la nostra indentità cristiana, i valori immutabili della civiltà occidentale superiore" etc. ma si dimenticano che il primo di quei valori è l'amore per il prossimo che porta dritto dritto all'accoglienza e all'integrazione ( e coerentemente a ciò infatti si muovovono con efficacia indubbia la politica vaticana e le comunità cattoliche). Per cui come vedi Max siamo immersi in una aporia insanabile:Vorremmo cacciarli perchè insidiano la nostra preziosa identità cristiana ma proprio quell'identità ci impedisce di farlo!!
Per chi volesse approfondire il tema basta entrare nel sito di Limes.

p.s. grazie a tutti per gli auguri sono quasi guarito! Approfitto per ringraziare Claudio delle sue belle parole che ricambio e sopratutto non si offendano gli altri membri del blog se mi rivolgo direttamente a M.F per due volte in questo post ma la ragione è che lui è ancora sotto attacco, come è evidente , almeno finchè non si impegna a leggere "La ginestra"fornendoci adeguate prove e dell'avvenuta lettura e comprensione...

D.E.S.

I flussi migratori verso l'Italia. L'importanza di integrare le seconde generazioni. Il Mediterraneo come possibile area di riferimento e di sviluppo.
La sfida centrale per il futuro dell'Italia riguarda l’integrazione degli stranieri che vengono in Italia per restarci, soprattutto dei loro figli e nipoti.
Oggi vivono da noi circa 4 milioni di stranieri, di cui almeno mezzo milione clandestini. Si tratta del 6,7% della popolazione.I sei principali gruppi d’immigrati provengono da Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina e Filippine.
Tendono a concentrarsi al Centro-Nord.Tutti gli indicatori, dal bassissimo tasso di fecondità delle donne italiane alle necessità di industria, agricoltura e servizi, indicano che il nostro futuro dipende dall’integrazione degli immigrati.
Soprattutto delle seconde generazioni.
Sul fronte esterno, l’origine mediterranea dei flussi principali può contribuire a riconnetterci al nostro “estero vicino” .
Il Mediterraneo sarà l’area privilegiata del nuovo sviluppo italiano, quando mai usciremo dalla crisi.
L’area euromediterranea vale sette volte il pil della Cina.
Nel nostro mare fiorisce il 71,2% del commercio estero dell’Unione Europea.
Un quinto dei traffici marittimi mondiali, in termini di tonnellate, si svolge nelle acque mediterranee.
Trascurando gli immigrati e le loro principali aree di origine - Balcani e NordAfrica – saremmo esposti alle peggiori minacce. Subire anziché organizzare la trazione della Penisola verso le sponde meridionali e orientali accentuerebbe la nostra frammentazione. Alle regioni meridionali già cedute alle mafie nostrane si sommerebbero i ghetti del Centro-Nord, facile preda delle mafie straniere.
Gli italiani del XXI secolo saranno sempre meno "bianchi e cristiani" o non saranno.

martedì 17 marzo 2009

DUBITO ERGO SUM

Cari amici, ultimamente sono stato più volte "bacchettato "da Valeria, per un certo assenteismo sul blog ed anche , mi è parso di capire per una mancanza di coraggio nel manifestare fino in fondo il mio pensiero su certi temi. Intanto vorrei dire che la profondità dei vostri ultimi post , nonchè dei commenti annessi, mi rendono sempre più fiero circa il mio intento iniziale e il compito che mi sono assunto nel "rigenerare" questa nostra creatura. E mi pare che il risultato sia buono.
Vorrei anche aggiungere che tra il pensiero la parola e lo scritto , per quanto mi riguarda ci sono dei filtri e dei passaggi obbligati, degli spazi di riflessione che vanno riempiti.
A volte la mia vis polemica che cerco di frenare e la mia naturale "cattiveria"che si esercita nello scagliarsi impietosamente contro chi , a mio giudizio non ha le basi per affrontare un discorso culturale adeguatamente, mi inducono alla prudenza.
Nel nostro blog siamo tutti "adeguati" in questo senso, però devo dire che alcune prese di posizione, a partire dal dibattito infausto sull'olocausto, per arrivare alla difesa della vita, e poi a certi temi trattati disinvoltamente in termini di propaganda elettorale su Bologna, mi hanno procurato, un certo disagio.

Nei miei incontri settimanali con Massimo, quando ci attovagliamo da "Ercole" non manco di tentare (proprio perchè lo stimo e lo ritengo un amico vero) di insinuare qualche dubbio nelle sue granitiche e a volte provocatorie , come lui stesso ammette, certezze. Massimo ok a destra ma non così tanto a destra !
Le certezze d'altronde in politica sono il pane quotidiano ma nella storia della conoscenza sono deleterie , e noi vogliamo nel nostro blog parlare di scienza, di filosofia, di storia e anche di altro ma per favore facciamoci sempre guidare dal faro del dubbio.
Il mio è solo un sommesso invito e non vuole in alcun modo essere una limitazione al libero pensiero ma quando il libero pensiero ci porta sui terreni scoscesi del negazionismo, del razzismo
del nazionalismo radicale della considerazione dell'omosessualità come malattia, della demonizzazione degli immigrati in quanto tali e via di questo passo, mi dispiace ma non posso essere minimamente d'accordo. E lo dico forte e chiaro.
Peraltro devo dire che non mancano nel blog voci diciamo così più illuminate sotto questo profilo.
Comunque la convivenza è possibile dato che siamo amici e ribadisco ci rispettiamo.

Cara Vale torno alla tua domanda " ti definisci un razionalista critico ma voti, etc"di qualche tempo fa e tento una risposta: la prendo larga e faccio un ripassino della storia d'Italia prima di tutto per me.
Alla fine della guerra la tradizione liberale, che con l'intervallo nefasto del fascismo, aveva bene o male traghettato questo paese nella modernità era defunta.
La Costituzione sancisce la presa del potere da parte delle due forze estranee al Risorgimento: il comunismo e i cattolici entrambe incarnate in due grandi partiti il PCI e la DC. La lunga e per certi aspetti positiva prevalenza della DC nel governare finisce probabilmente con il caso Moro e ricordiamo che i comunisti a partire dagli anni 70 furono protagonisti attivissimi della spartizione del potere.
Dopo il lungo intervallo Craxiano negli anni ottanta la forza della magistratura che aveva surrogato e nella battaglia contro il terrorismo e contro la mafia, la politica, provoca il terremoto di Tangentopoli.
Dalle ceneri dei partiti defunti (si salva solo il PDS e spera nella grande occasione di andare definitivamente al governo , ricordate "la gioiosa macchina da guerra") emerge la controversa figura carismatica di un imprenditore in difficoltà con le banche ma con un grande carisma e un innegabile potere mediatico. Vince le elezioni e da quel momento è assoluto protagonista della vita politica italiana anzi vado oltre e dico che inaugura un nuovo "ventennio", noi italiani siamo sempre i primi a salire sul "carro", ma la nostra storia ci mostra che siamo anche molto rapidi a disarcionare il manovratore. Da Giulio Cesare, a Cola di rienzo, a Mussolini a Craxi più recentemente, fino a Berlusconi ....
Vedremo come finirà.
Oggi la destra di Fini confluisce nel PDL e il PD erede delle due nobili, ma ormai depotenziate tradizioni democristiane e comuniste, vuole occupare l'altra parte del cielo.
Io mi ritengo un liberale moderato e riformatore, non ho radici in alcuna delle due componenti che si autodefinisono destra e sinistra, generalmente voto per la parte politica che ritengo farà il minor danno!!
Ma anche...... negli ultimi anni, poichè la politica si è personalizzata mi è capitato di dare il mio voto al leader che sentivo più vicino alla mia sensibilità , votare per empatia però non è politicamente corretto ed è, mi rendo conto, indifendibile. Se il Pdl riuscirà a darsi una struttura di partito democratica e manterrà al netto del carisma berlusconiano una sua unità interna, cosa che oggi appare facile ma non lo è affatto, probabilmente mi orienterò come ho fatto quasi sempre verso quell'area ma oggi è prematuro. E con questo siamo usciti allo scoperto per la gioia di Valeria che spero apprezzerà.

PS

Max perdona la mia dura requisitoria nei confronti delle tue posizioni alla quale sarai comunque capace di rispondere da par tuo...ma ti avevo preannunciato che avrei reagito dopo che mi avevi toccato persin Leopardi... non potevo lasciar correre... inoltre mentre scrivo ho 38 di febbre!
un affettuoso saluto a tutti.