martedì 20 settembre 2011

‎20 settembre 1870: riunione di Roma all'Italia. Secondo me la più importante festività civile del nostro Popolo, dovremmo festeggiarla come i Francesi fanno col 14 luglio. Invece molti Italiani non sanno nemmeno di che cosa si stia parlando: la festività fu soppressa dall'ex-socialista ed ateo Mussolini nel 1929, col Concordato, su espressa richiesta del card.Gasparri. Io, comunque, festeggio.
W l'Italia
http://www.youtube.com/watch?v=ufwwxeOmeD8&feature=share

domenica 18 settembre 2011

Sofferenza rossoblu

Perdere a Firenze ci poteva stare.
Perdere in casa contro il Lecce, no.
Nessuna attenuante, contro questo Bologna persino il Lecce sembrava il Milan.
E nei prossimi otto giorni avremo: Juventus, Inter e Palermo (non ricordo se in questa sequenza) per cui non è infondato il timore di ritrovarsi a zero punti dopo cinque giornate.
Ho visto una squadra abulica, senza gioco, senza tecniche individuali (a parte Diamanti e Ramirez almeno per le due palle due che l'uruguagio ha toccato) ma soprattutto senza carattere.
La difesa ferma, con due cariatidi in attesa della pensione.
Di Vaio che è l'ombra di quello visto negli ultimi tre anni, anche lui ormai con il tragurado della pensione.
L'allenatore ?
Ma l'avete visto prima dell'inizio che deambulava in campo da solo, quando avrebbe dovuto caricare e istruire i giocatori ?
Aveva l'espressione del perdente nato e dopo il secondo goal non si agitava, non urlava, ma guardava perso il campo con i troppo caritatevoli i commentatori che dicevano che "rifletteva" mentre a me sembrava più la faccia di un pugile suonato che non sa dove andare.
Ma non è colpa loro ma di quelle due dozzine di signori che si sono messi assieme per gestire il Bologna.
Non si pretende che si mettano a spendere e spandere come possono fare solo Berlusconi, Moratti e Agnelli, ma che almeno sappiano scegliere i giocatori, pur risparmiando, come fanno i Pozzo, i Zamparini, anche i Lotito e i Preziosi.
Intanto l'Atalanta, partita a meno sette, è già a meno due.
Questo anno la vedo molto dura.
La sofferenza rossoblu sarà ancora maggiore ...

domenica 11 settembre 2011

11 settembre


Non posso evitare di proporre un ricordo di quell'11 settembre 2001, con l'attentato a New York e Washington. Nel rispetto delle sensibilità di ciascuno evito il merito della questione e mi limito a ricordarne l'orrore. Un pensiero alle vittime di quei massacri la cui memoria può essere onorata ricordando e agendo perchè un tale evento non accada mai più.

mercoledì 31 agosto 2011

Che la terra sia loro lieve



Cari compagni vorrei scrivere qualcosa sui due eroi del Soccorso Alpino morti per salvare la vita a due alpinisti tedeschi in difficoltà sulla parete nord del Pelmo ma ogni parola che provo a trovare mi sembra banale ed inadatta a descrivere il sacrificio di questi due soccorritori volontari per cui vi mando il link della notizia. http://www.libero-news.it/news/811629/Frana-uccide-due-soccorritori-E--tragedia-sulle-Dolomiti.html

martedì 30 agosto 2011

I furbi e i fessi

Il Governo ieri ha varato in forma "definitiva" l'ennesima manovra nell'ennesima forma "definitiva". Qualche genio, tra i presenti all'incontro di Arcore, ma lì i genii abbondano, come è noto, ha avuto la simpatica idea di sostituire l'iniqua supertassa sui poverini cha guadagnano più di 90.000 e 150.000 euro con un graziosa manovretta sulle pensioni di anzianità colpendo coloro che hanno pagato di tasca propria il riscatto laurea ed hanno prestato servizio nelle forze armate (le nostre non sono tasche di italiani evidentemente per il nostro premier). Che dire! Mi viene in mente solo questo vecchio ma sempre attuale pezzo di Prezzolini che riproduco non senza l'avvertenza che io mi sento appartenere più che mai alla categoria dei fessi.... In alternativa in piazza con i forconi..

A presto amici

Capitolo I – Dei furbi e dei fessi [modifica]I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido, avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e l'associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo sopratutto a quello della distribuzione.
L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono

lunedì 29 agosto 2011

Domenica senza pallone

Nella nostra infanzia una giovanissima Rita Pavone si chiedeva perchè la domenica la si lasciava sempre sola per andare a vedere la partita di pallone.
Da allora molte cose sono cambiate.
La partita di pallone non si gioca più solo alla domenica, ma anche al sabato, all’ora di pranzo della domenica, magari al lunedì o al venerdì, mentre nei giorni centrali della settimana è il turno delle coppe europee che una volta erano così poche che ogni volta diventavano un evento.
Che io preferisca il vecchio sistema al nuovo è ovvio, ma sarebbe assurdo combattere contro i mulini a vento.
Purtroppo domenica scorsa, mentre ci accingevamo a gustarci la prima di campionato con il posticipo serale di Bologna-Roma, l’Italia è rimasta senza pallone, con gli stadi desolatamente vuoti.
I calciatori hanno scioperato.
Due gli argomenti che hanno provocato la rottura tra le parti.
Il trattamento ai “fuori rosa” e la ventilata addizionale irpef.
Che i calciatori scioperino fa sorridere amaro.
Ma ne hanno diritto perchè, stoltamente, quando hanno trasformato le società di calcio in spa (e poi rincarato la dose con l’ammissione in borsa e la possibilità della finalità di lucro) i calciatori, anche quelli più pagati, sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti, con un loro contratto collettivo e con tutti i diritti del caso.
Si potrebbe dire che fanno la bella vita, ma anche che hanno una carriera limitata nel tempo e che non tutti guadagnano le iperboliche cifre che leggiamo sui giornali per i migliori.
Resta il fatto che la resistenza delle società è tardiva e destinata ad essere sconfitta.
Se, infatti, i contratti dei calciatori prevedono la retribuzione fondata su una cifra netta, di diritto ogni alterazione delle aliquote fiscali deve essere posta in capo alle società.
Peggio per loro se hanno accettato tali condizioni, come è stato peggio per l’industria italiana (e per tutta la nostra economia) quando Agnelli, nei primi anni settanta, calò le braghe davanti alla triplice sindacale.
Pacta sunt servanda.
Diverso il discorso dei “fuori rosa”.
Un lavoratore dipendente non può interferire sull’organizzazione aziendale, in questo caso sulla formazione e sugli allenamenti.
Se poi consideriamo quanto siano svelti di lingua certi “campioni”, non si può negare alle società il diritto di esercitare il potere disciplinare, come in qualsiasi azienda.
Sarebbe quindi giusto se le società pagassero l’eventuale addizionale irpef (che potrebbe anche non esserci più nel testo definitivo), ma conservassero la possibilità di gestire i “fuori rosa”.
Scommettiamo però che si accorderanno sul contrario ?

Comunque sia, come ad ogni inizio Campionato:
FORZA BOLOGNA !

domenica 14 agosto 2011

Feriae Augusti

Sono al computer da trasferta e quindi poche parole: Buon Ferragosto.
E, come scrisse Massimo lo scorso anno, dal 16 si comincerà a pensare al Natale ... :-)

sabato 16 luglio 2011

la fine di un'era


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Con la missione di Atlantis STS 135, attualmente in corso, si chiude l’era degli Space Shuttle, esattamente a 30 anni dal suo inizio (12 aprile 1981)

Lo Shuttle ha rappresentato un’evoluzione fondamentale nell’astronautica, in quanto si è passati dalle più o meno rudimentali capsule a perdere installate nell’ogiva di un missile ad un’astronave vera e propria, interamente riutilizzabile: insomma, un mezzo di trasporto con la stessa identica dignità di tutti gli altri mezzi di trasporto costruiti dall’uomo per muoversi sulla superficie terrestre e sull’acqua, nell’aria e sotto l’acqua….

La storia dei mezzi di trasporto è caratterizzata dalla continua, costante evoluzione della macchina, sempre più perfetta, efficace e sofisticata; non si è mai verificata nemmeno una stasi, una battuta d’arresto nello sviluppo tecnologico, figuriamoci addirittura un’involuzione !!

Invece è esattamente quello che succedendo in campo spaziale.

L’amministrazione Obama è in pieno marasma per quanto riguarda il settore spaziale: senza idee, senza programmi, senza lo straccio di un piano concreto e credibile per il futuro.

Ad essere sinceri non è tutta colpa di Obama: il danno lo aveva già fatto l’amministrazione Bush quando decise di abbandonare il programma Shuttle (era prevista la costruzione degli shuttle di nuova generazione, i c.d. “Shuttle-C”) per tornare ai razzi a perdere con le capsule nell’ogiva: un salto all’indietro di ben 40 anni !!

Ma almeno, nelle intenzioni di Bush c’era il ritorno sulla Luna: il nuovo programma spaziale varato dalla sua amministrazione, denominato “Constellation” prevedeva la costruzione di razzi e capsule del tutto simili ai mitici “Saturno” e “Apollo” per poter tornare sul ns.satellite (cosa che lo shuttle non era in grado di fare)..

Purtroppo però il programma era partito male, con finanziamenti troppo scarsi per un obiettivo così ambizioso e poi il fatto di abbandonare la sofisticata tecnologia degli Shuttle per tornare indietro di 40 anni era piaciuto a pochi: c’era poco entusiasmo (e tante critiche) negli ambienti della Nasa..

Così, all’arrivo di Obama, la Nasa era già in piena crisi: di idee e di finanziamenti.

A questo punto sarebbe stata necessaria una decisione politica forte e vigorosa per lanciare definitivamente il programma verso il suo ambizioso obiettivo, proprio come fece Kennedy nel suo famoso discorso nel 1961 quando annunciò la decisione di andare sulla Luna.

Ma non siamo più negli anni ’60, è tramontata da un pezzo l’entusiastica, positivista fiducia nei progressi della tecnologia che caratterizzava quel decennio, non c’è più la guerra fredda, non c’è più l’URSS con cui competere, non c’è più Kennedy.

C’è soltanto un’amministrazione senza più idee, in pieno marasma, con ben altre priorità che non l’esplorazione spaziale.

Tutti i programmi spaziali prima o poi finiscono, ma vengono sempre sostituiti da nuovi programmi più ambiziosi ed evoluti:

dopo la capsule Mercury ci furono le Gemini, dopo le Gemini gli Apollo, dopo gli Apollo gli Shuttle (e la Stazione Spaziale), ma dopo gli Shuttle non c’è più nulla.

Di fatto il programma spaziale americano “manned” (da non confondere con l’”unmanned” che –almeno quello- gode ancora di ottima salute) sembra virtualmente cessato.

O meglio, è cessato quello pubblico, governativo: d’ora in poi lo sviluppo del programma, anche se sempre sotto la supervisione della Nasa, è demandato ai privati

Sono da tempo già nate numerose agenzie spaziali private, che, esattamente come le compagnie aeree, si occuperanno del trasporto di persone e materiali da e per la stazione spaziale.

Contrariamente alle compagnie aeree, però, queste nuove agenzie progettano, sviluppano e costruiscono anche le proprie navi spaziali.

E’ questa l’unica speranza che ci rimane per lo sviluppo futuro dell’astronautica “manned”.

Ma i privati sono ancora agli inizi, bisogna di fatto ricominciare la storia dell’astronautica da capo; passeranno molti anni prima che possano raggiungere un livello paragonabile a quello della Nasa dell’era Shuttle.

E poi i privati debbono rigorosamente rispondere ad una logica commerciale, di profitti e perdite: debbono avere dei ritorni economici, non possono certo permettersi bilanci in perdita per periodo troppo lunghi.

Così, addio sogni ambiziosi, addio ritorno sulla Luna (per non parlare di Marte): tutto quello che ci si aspetta è continuare a viaggiare in orbita bassa e sarà già un miracolo se la stessa ISS (la Stazione Spaziale) riuscirà a sopravvivere senza quella manutenzione che soltanto un veicolo come lo Shuttle poteva permettere.

Sembra quasi di essere tornati all’era dello Sputnik, ma senza i sogni, le speranze e la fiducia di quegli anni.


venerdì 8 luglio 2011

cenni storici di un ragguardevole POF


Cari amici,
rispondo all’ invito di Giando e scrivo questo post, sperando non vi siano gli errori che, con l’ età che avanza, per noi del Galvani, sono sicuramente collegati a minor vista e attenzione, entrambe vieppiù mancanti, non ad altro… A dire la verità, un’ acca di troppo, immediatamente addebitata ai motivi di cui sopra, è stata però per me oggetto di accurata indagine: “sarà vicinissima alla a, nella tastiera, mi sono detta”. Invece no, è lontanissima :-)!
Vabbè, chissà se questo scherzo lo avete capito, magari no, ma io, da “prof”, mi sono divertita…
A proposito, visto che il post di Cesco "destra e sinistra" è andato pressoché deserto, mentre io speravo di potere fare sfoggio di commenti ad hoc, non rinuncio a dirvi che, a seguito di -anomala- indagine del commissario di italiano su chi provenisse da un classico e mia risposta affermativa al reiterato appello solo dopo ben tre formulazioni della medesima domanda, sono stata incastrata nella sottocommissione di correzione dei temi! Solo uno studente aveva svolto la traccia “Destra o sinistra” e da quel momento è diventato il mio beniamino. Per la cronaca: gli abbiamo assegnato il punteggio finale in assoluto maggiore, 95/100! Dopo avere fatto, obtorto collo, un’ abbuffata di “bulimia” e di Andy Warhol, mi ha assai gratificato avere contribuito a premiare l’ originalità …
Piuttosto, siamo sicuri che la curva gaussiana c’ entri qualcosa? Per me, no. E sono certa che Massa mi darebbe (come sempre) ragione…
A proposito, visto che il nostro comune denominatore è un illustre Liceo, vi erudisco su alcune curiosità

La storia dell’ attuale Liceo L.Galvani si può far iniziare nel 1551 anno in cui i Gesuiti istituirono a Bologna due classi in modesti locali accanto alla piccola Chiesa Santa Lucia, che era stato il primo nucleo della presenza dell’ Ordine in città.
I collegi dei Gesuiti costituivano una realtà educativa fra le più qualificate in Italia e rispondevano a programmi di studio attentamente elaborati; la loro egemonia culturale nel settore educativo pre-universitario si espresse nel Seicento, quando ebbero la direzione del collegio dei nobili e del Collegio dei Cittadini (borghesi).
Nel 1752, usufruendo dei lasciti di Mons. Zambeccari, venne costituita la Biblioteca che, prima in città, concesse libero accesso a tutti gli studiosi.
Nel 1773 l’ Ordine fu soppresso e i suoi beni passarono ai Barnabiti che continuarono nell’ educazione dei giovani. L’ 11 febbraio 1860 nacque a Bologna il primo Liceo con sede nel “Palazzo delle Scuole”, che attualmente ospita la Biblioteca dell’ Archiginnasio.
Le leggi del 1860 tolsero ai Barnabiti chiese e scuole e, in clima di laicizzazione della cultura e dell’ istruzione scolastica, nell’ edificio si trasferì il primo Liceo-Ginnasio Statale bolognese che assorbì il Ginnasio “Guinizzelli” e prese il nome di Liceo Ginnasio Luigi Galvani
Il Liceo Galvani è stata la scuola di Carducci, Panzacchi, Don Olinto Marella, Della Volpe, Arcangeli,Baccelli, Pasolini

Beh, non male, che ne dite?
Ho trovato queste notizie nel POF del Liceo
POF, per la cronaca, significa Piano dell’ Offerta Formativa ovvero è il documento costitutivo dell’ identità culturale e progettuale di ogni scuola, in cui vengono esposte tutte le attività e i servizi offerti nell’ ambito della propria autonomia.
Nel Liceo Minghetti, antico antagonista sul territorio, non v’è alcun cenno storico. Il che la dice lunga su come debba essere risolto l’ eterno conflitto sulla superiorità dell’ uno o dell’altro…

Comunque, con le scuole, nell’ a.s. 2010-2011 ho chiuso! Si riprenderà a settembre…
La mia maturità si è svolta brillantemente e poiché non abbiamo bocciato nessuno posso non temere ricorsi al TAR… Senonchè, la sera prima dell’ultimo giorno, avevo 38,7 ! Sì, a causa di infiammazione a un dente del giudizio mai nato… Finito l’ incubo, ne è così iniziato un altro: quello dell’ antibiotico, con me che mi aggiravo per casa avvolta da un pile!
Pile, ragazzi, PILE.
Sono a terra, però ho deciso di partire, per assaporare le qualità rigeneratrici dell’ acqua su cui tutti (o quasi) concordiamo.
I proponimenti per l’ a.s. 2011-2012?
Molte letture: comincio da subito.
Minor senso del dovere e maggior senso del divertimento.

In quest'ultimo, includerei un incontro con gli amici del Blog: l’ anno scorso eravamo in cinque, il prox saremo sicuramente almeno dieci
Cominciamo a pensare di fissare una data, che ne dite?
N.B. La partecipazione è sottoposta a un duplice requisito: essere iscritti come blogger in questo blog e avere scritto almeno un post!

Baci e buona estate

Vale

domenica 3 luglio 2011

LATOK I: impresa in corso



In un periodo in cui lo sport in Italia non riesce più di tanto ad interessarmi, vedi soprattutto gli scandali del calcio, la pochezza del basket attuale, il ciclismo sempre nel sospetto del doping, trovo comunque qualcosa da segnalare e perché no seguire con interesse e soprattutto ammirazione, nel mondo dell’alpinismo, che Andrea ben conosce per averlo praticato e di cui io, come già scritto in passato, ho fatto materia di letture approfondite sui classici e più controversi libri. Per presentare degnamente l’impresa cito parte di un articolo del giornalista e scrittore di storie di montagna Giorgio Spreafico:

Quando Jim Donini, Michael Kennedy, Jeff e George Lowe si arrampicarono per la prima volta lassù in stile alpino, anzi in stile capsula, tentarono qualcosa che come pietre di paragone forse (e non è detto) aveva soltanto il Changabang di Pete Boardman e Joe Tasker o l’Ogre di Doug Scott e Chris Bonington. Semplicemente impossibile immaginare qualcosa di più complicato, di più difficile sul piano squisitamente tecnico, e a una quota del genere poi. Come non bastasse, nessuna cordata era mai rimasta prima in parete per ventisei giorni filati avendo con sé cibo solo per quattordici, un po’ per la scelta di non mollare e un po’ per il fatto che a non mollare, e ciascuna per una settimana, erano state anche due spaventose bufere. «Sopravvivenza non scontata» ammise tornando devastato al campo base Donini, al quale una frase del genere era stata ispirata prima solo da un’altra montagna molto ma molto più famosa: il Cerro Torre. Quella squadra straordinaria schierava il meglio che il Nuovo Mondo potesse esprimere in una stagione memorabile del verticale. Gente visionaria capace di appendersi ai palloncini della sua fantasia e di credere possibile il più folle dei sogni, gente però anche concreta proprio come concreti sono il ghiaccio e la roccia, capace anche di mettersi alle spalle cento durissimi tiri di corda prima di rassegnarsi. Epica la scalata, epica la ritirata lanciata a duecento metri dalla vetta, con più solo le energie per tentare di salvarsi. Era il luglio del 1978 e se non sembra ieri è perché da allora è scivolata via una giovane vita. La montagna era il Latok 1, 7145 metri alti e magnifici sul ghiacciaio Choktoi, Karakorum, Pakistan. Una cima scovata grazie a una vecchia foto dei pionieri Eric Shipton e Bill Tillman. La via? La meravigliosa e infinita cresta Nord. Sono passati trentatré anni, ma la montagna e la sua linea magica naturalmente sono sempre lì. La prima, salita una volta soltanto: dal versante Sud, blitz della squadra giapponese di Naoki Takada nell’estate del ’79. La seconda, la cresta, passata indenne attraverso il tiro incrociato e l’assedio di non meno di venti spedizioni. Ci ha provato invano la meglio gioventù alpinistica di mezzo mondo e di più generazioni, ma il risultato non è cambiato. Tutti respinti: altri americani, e poi francesi, polacchi, austriaci, canadesi, norvegesi, inglesi, neozelandesi, argentini, giapponesi. Di più: nessuno è riuscito di salire più in alto della prima cordata, il che già di suo è stupefacente visti i vertiginosi progressi conosciuti da tecnica di scalata e materiali. Mancavano giusto gli italiani, all’appello, ma è arrivato anche il loro momento, e per la squadra che in gran segreto si è coagulata attorno al progetto muovendo da quattro diverse vallate alpine l’aria si è fatta elettrica. E’ stato Ermanno Salvaterra, il trentino indiscusso re del Cerro Torre, uno che sceglie le sue pareti come farebbe un cercatore d’oro, anzi di diamanti, ad essere folgorato da quel nuovo bagliore qualche mese fa (…)

Questa spedizione al Latok, nata “di nascosto” e dall’esito tutt’altro che scontato, comunque difficilmente finirà sulle pagine dei giornali, ma rappresenta lo “sport” (estremo) allo stato più puro. Per questo la seguirò, come seguo Salvaterra da tempo nel suo blog (da cui ho copiato il pezzo di Spreafico) augurandomi che possa riuscire nel duro compito.

Vi terrò aggiornati.