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domenica 19 febbraio 2023

L'invasione degli scrittori

Quando entro il libreria, mi sento molto come l'asino di Buridano, tanta è l'offerta, in parte rinnovata ogni settimana, tra la quale poter scegliere.

Solitamente vado sul sicuro, ho una cinquantina di autori che per me sono una garanzia e ogni tanto ne aggiungo qualcuno che sostituisce chi, ormai, non scrive più.

Le aggiunte sono sempre a seguito di una fortunata scelta o di un consiglio appropriato.

Sono anche abbonato ad una rubrica/rivista che ogni settimana propone due, tre recensioni di gialli, oltre ad un paio di bollettini di fantascienza.

Vedo che mi sono proposti autori del tutto sconosciuti, purtroppo spesso è una fregatura, come gli ultimi due di cui ho letto i romanzi gialli (si fa per dire ...) ambientati a Venezia ed a Modena.

E sono proprio questi "romanzi" che mi inducono a simpatizzare con la famosa frase di Fruttero&Lucentini che, a chi contestava loro di pubblicare su Urania solo autori angloamericani, risposero che un disco volante poteva scendere nelle campagne inglesi o nelle praterie americane ma "a Lucca, mai !".

Fortunatamente ci sono altri autori italiani che riabilitano la categoria, ma credo che l'inganno stia nella quantità, in pubblicazioni senza editing, spesso auto pubblicazioni (autopubblicarsi in solitaria un libro costa un centinaio di euro per la prima copia e circa cinque euro per ogni copia successiva, con cinquemila euro uno stampa mille volumi e ... hai voglia regalarli con dedica a chi si conosce !) che vanno ad ingolfare il mercato, abbassando il livello della narrativa.

Vale sempre la pena di provare se un qualcosa nel volume che si ha per le mani ispira una maggior fiducia, ma spesso, sempre più spesso, anche nella semplice scelta di un bel romanzo giallo o di fantascienza da leggere, vale il proverbio popolare per cui chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova.

domenica 13 giugno 2021

Ma quanto vende uno scrittore ?

Ogni settimana, da anni, faccio il mio giro in libreria, anzi nelle librerie, in tre librerie del centro.

Negli anni ho assistito ad uno tsunami di romanzi e saggi, che durano lo spazio di un mattino.

Gli autori italiani sembrano diventati tutti giallisti e hanno adottato in gran parte quello che fu il sistema di Piero Chiara che pubblicava, ogni sei mesi, un romanzo di duecento pagine, infarcito di buoni sentimenti, che vendeva sistematicamente le sue copie.

Ma aveva meno concorrenza.

Nel vedere la quantità di offerte, che spesso la settimana successiva non hanno più l'onore del banco principale e sono tristemente relegate, in ordine alfabetico di autore, nel reparto cui sono ascritte, mi domando se quella di scrittore possa essere una professione o, piuttosto, un'attività per il tempo libero.

Non credo che la maggior parte di quegli autori riescano a guadagnare abbastanza con la sola scrittura e, infatti, si prestano a partecipare a convegni, iniziative di formazioni sulla "scrittura creativa" e a comparsate di ogni genere.

Ho notato anche che molti affiancano o hanno avuto esperienze lavorative dalle quali presumibilmente traggono il sostentamento quotidiano.

La maggior parte vedo che sono dipendenti pubblici, da una pletora di magistrati a insegnanti di ogni ordine e grado.

Negli ultimi anni abbiamo anche avuto infornate di attori, cantanti e politici.

Diffido fortemente di simili improvvisate vocazioni e, infatti, mi oriento sempre di più su sconosciuti che scrivano di argomenti per i quali sono qualificati (se si tratta di saggi) o di autori conosciuti e sperimentati (se si tratta di polizieschi e gialli).

E mi rimane la curiosità su quanto, realmente, vendano queste migliaia di scrittori che vengono pubblicati a valanga.