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domenica 13 settembre 2020

Immortale Nero Wolfe

Alcuni anni fa scrissi un post sulla nuova serie di Nero Wolfe interpretato da Pannofino e Sermonti nel ruolo di Archie Goodwin.

La nuova serie non ha avuto un seguito, mentre resta viva la memoria di quella con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari.

Grazie al determinante contributo di Pietro sono riuscito a completare la raccolta dei romanzi di Rex Stout pubblicati, anche in anni lontani, in Italia.

E mi è venuta voglia di riguardarmi il Nero Wolfe in bianco e nero del 1970 71.

Ho ritrovato la stessa freschezza e lo stesso piacere come ogni volta che guardo i nostri sceneggiati storici, mai vecchi.

Soprattutto è apprezzabile la dizione, perfetta, tanto da poter abbassare il volume della televisione, mentre negli sceneggiati moderni (ultimissimo "Petra" con Paola Cortellesi) la pessima abitudine di conservare i rumori di fondo e di insistere con la colonna sonora, rende l'ascolto più complesso..

Se poi aggiungiamo che alcuni attori sono dei cani in dizione con il loro marcato accento regionale, allora certi programmi diventano inguardabili (poi c'è chi mi chiede perchè io guardi sono telefilm inglesi o americani: perchè sono doppiati e il doppiaggio cancella i rumori di fondo della presa diretta).


domenica 6 maggio 2018

Salutiamo anche l'unico, vero Archie Goodwin

Avevo in mente una filippica contro l'idea (per me balzana) di recintare definitivamente il Nettuno per evitare che la gente possa sfiorarlo o scrivere della partita di ieri sera persa dal Bologna a Torino contro la Juventus (sconfitta indolore, vista la mia ostilità allo scudetto per il Napoli, oggi unica alternativa alla Juventus), ma appena ho acceso il computer ho visto la notizia della morte (a 89 anni) di Paolo Ferrari, l'Archie Goodwin del miglior Nero Wolfe televisivo.
Una recitazione pulita, senza le penose inflessioni dialettali degli "attori" di oggi più esperti di cinguettii e polemiche che di dizione, uno stile classico anche nel portamento e nell'abbigliamento che lo distingueva e lo faceva apprezzare verso un insano giovanilismo che vuole tutto in uniforme, meglio se mezza stracciata, purchè costosa e firmata.
Lo ricordo anche in una pubblicità durata anni di un detersivo e che dicono gli abbia consentito di fare, senza preoccupazioni economiche, quelle rappresentazioni teatrali che non raccolgono incassi di rilievo, ma costano, distinguono i veri attori dalle scamorze e, purtroppo, attirano un pubblico sempre più limitato.
Addio Archie Goodwin della televisione anni settanta che raggiunge il suo Nero Wolfe sugli schermi del Paradiso.

domenica 14 gennaio 2018

Nero Wolf, l'antefatto

Uno dei commenti più visti di questo blog è il commento sulla proposizione di un nuovo Nero Wolf televisivo con Pannofino e Sermenghi nei panni che furono magistralmente interpretati da Tino Buazzelli e Paolo Ferrari.
Non furono commenti positivi.
Propongo all'attenzione uno scrittore, Hans Tuzzi (pseudonimo) che ha scritto bei romanzi gialli ambientati negli anni settanta/ottanta (il ciclo del commissario Melis) e tre romanzi (ultimo: Al vento dell'oceano) nei quali racconta le indagini e le avventure di un signore balcanico, Neron Vukcic, pinguescente, amante della buona tavola, geniale nella soluzione di misteri e che ambisce a trasferirsi negli Stati Uniti, a New York, in una grande casa dove dedicarsi, senza uscire mai, alla soluzione dei problemi, alle ricette di un rinomato cuoco svizzero e alla coltivazioni delle orchidee.
Buona idea e ottima realizzazione.
In libreria, reparto romanzo gialli, ci sono questi agili romanzi (poco più di 200 pagine) che si leggono bene, scritti benissimo e con una trama che, tagliate quelle introspezioni e quelle paginate di sesso perverso che troviamo in tanti autori scandinavi, riappacificano con il giallo d'autore, quello che rese famoso Nero Wolf, Poirot e Perry Mason.

sabato 14 aprile 2012

Nero Wolfe da Buazzelli a Pannofino, da New York a Roma


Avete guardato il nuovo Nero Wolfe ?
Io ho visto per ora solo il primo episodio ed ho registrato il secondo, trasmesso giovedì scorso.
Nostalgia del "nostro" Nero Wolfe interpretato da Tino Buazzelli e ambientato, come nei romanzi di Rex Stout, a New York e non in una improbabile Roma anni cinquanta ?
Nel 1969 l’attesa del Nero Wolfe televisivo era alta perché era, dopo il Maigret di Gino Cervi, il primo tentativo italiano di realizzare una versione televisiva di un grande giallo straniero, il primo americano che fosse predisposto in salsa italiana.
Il successo fu immediato.
Tino Buazzelli era un Nero Wolfe corposo e credibile, mentre Paolo Ferrari rappresentava in pieno l’ironico, scanzonato e donnaiolo Archie Goodwin.
Gli stessi personaggi di “contorno”, a cominciare da uno spassosissimo Pupo de Luca nei panni del cuoco Fritz e da un più che convincente ispettore Cramer interpretato da Renzo Palmer, contribuirono a rendere gli sceneggiati tanti piccoli capolavori del genere.
Una recitazione professionale e una dizione che nulla lasciava alle inflessioni regionali, tanto da rendere l’ambientazione newyorkese perfettamente credibile, soprattutto con una sigla di apertura che, nelle immagini e nel sottofondo musicale, evocava la New York che immaginavamo.
La trama, poi, non si discuteva.
Una perfetta attinenza ai romanzi era la ciliegina sulla torta di uno sceneggiato che, come per tanti (tutti ?) quelli dell’epoca, è godibilissimo anche oggi con il fascino che a noi (almeno a me) suscita sempre il bianco e nero.
Cosa è rimasto nel nuovo Nero Wolfe interpretato da Pannofino e Sermonti nel ruolo di Goodwin ?
E’ rimasta la trama, solida e intrigante.
E basta.
Pannofino merita, comunque, un bravo superiore agli altri, perché ha dato spessore al suo Nero Wolfe, pur apparendo sin troppo attivo e non avendo una “stazza” tale da sovrastare (come Buazzelli e come si immagina il Nero Wolfe dei romanzi) gli interlocutori (diciamo che Pannofino appare piuttosto basso …), mentre Sermonti sembra il fratello sfigato dell’Archie Goodwin dei romanzi e anche di quello mirabilmente rappresentato da Paolo Ferrari.
Ma, almeno, i due protagonisti non hanno quasi nessuna inflessione dilettale.
Che dire invece delle caricature dei comprimari, anche del commissario di polizia che somiglia ad un incrocio tra Montalbano e il maresciallo Quagliarulo ?
E l’investigatore privato italiano, molto sbruffone e altrettanto fifone ?
E cosa c’entra la giornalista (che temo si ripresenterà sempre uguale nei prossimi episodi in una sorta di "politicamente corretto" impensabile per Nero Wolfe) ?
Ma, soprattutto, perché inventarsi uno scontro tra Wolfe e l’FBI per giustificare un improbabile trasferimento dell’investigatore in Italia ?
Trasferimento che gli appassionati di Rex Stout, che inventò il suo investigatore di origine montenegrina e nuovo cittadino degli Stati Uniti fedele alla sua patria di elezione ed alle sue leggi e istituzioni, sanno essere completamente fuori da ogni categoria del possibile.
L’idea di rifare il Nero Wolfe è meritoria e non possiamo essere legati ai grandi sceneggiati del passato (per fortuna possiamo vederli e rivederli a piacimento in dvd !), ma cambiare l’ambientazione, che è parte della storia, e colorare con i dialetti regionali una storia nata per New York, rappresenta un azzardo che, stando al primo episodio, non è andato a buon fine.