Con buona pace di Grillo e dei suoi amici no tav, l'Alta Velocità è una grande opera che deve essere completata e, se possibile, ampliata in ogni ambito territoriale.
E pazienza se dovremo sacrificare qualche boschetto.
La settimana scorsa ho partecipato ad un convegno di lavoro a Milano e per la prima volta, svolgendosi in un albergo a pochi minuti a piedi dalla stazione centrale, ho provato a fare andata e ritorno in giornata per tutta la durata del convegno.
Partenza alle 7,31 dalla sotterranea stazione bolognese dell'Alta Velocità e rientro dopo dodici ore con il treno delle 18,30 da Milano.
Esperimento riuscito ottimamente.
Certo se il convegno fosse stato più lontano, anche calcolando i quindici minuti accademici di posticipo dell'inizio fissato alle ore 9, difficilmente lo si potrebbe fare, ma questa volta si sono combinate tutte le circostanze favorevoli che mi hanno consentito di partecipare ad un convegno a Milano e rientrare a Bologna per cena.
Il mio personale caso è poco, ma è facile immaginare i benefici economici per le aziende e, nel contempo, la possibilità per le famiglie di riunirsi comunque a sera.
L'unico neo è la inutile fermata in quella cattedrale dello spreco che è la stazione ad Alta Velocità di Reggio Emilia: dieci minuti persi.