Mickey Spillane è un autore classico di polizieschi ambientati nella New York violenta e cupa degli anni Quaranta e Cinquanta.
Sono gialli molto belli, accattivanti, con una dose di violenza che farebbe storcere il naso ai buonisti del politicamente corretto che arriverebbero ad essere inorriditi dalla descrizione delle femmine che entrano nell'orbita del detective.
Loro guardano, infatti, al dito e non alla Luna che quel dito indica.
Probabilmente sono scaduti i diritti (vedo che sorgono molte case editrici che pubblicano dei classici sempreverdi, presumibilmente risparmiando sui diritti che sono uno degli oneri maggiori per una casa editrice) e così una certa "Timecrime" casa editrice, sta pubblicando in ordine i vari romanzi e, contestualmente alla loro disponibilità cartacea, venbgono rese disponibili le versioni digitali, la cui scoperta mi ha salvato da dover impilare i libri sul pavimento come faceva il mio padrino che non aveva più spazio a sufficienza per i suoi volumi.
Siamo arrivati al volume 7, cronologico, credo, soprattutto come ambientazione.
Un ripasso di storie che, oggi, non vengono più pubblicate, non, almeno, con la stessa forza narrativa, e che continuano a dare un bel brivido, tanto più necessario in estate.
Vedo che analoghe operazioni vengono messi in cantiere anche per Nero Wolfe di Rex Stout (che rimane, per me, il numero uno) e Agatha Christie, ma anche Conan Dyle, per non parlare degli ormai 250 volumi dei Bassotti della Polillo (periodici) e i "mystery" della British Library di Vallardi (che sembra escano due alla volta a giugno ed a novembre), tutti con la caratteristica di riprendere storie sempreverdi degli anni d'oro, Venti, Trenta, Quaranta, Cinquanta e Sessanta.
Un'estate di lettura poliziesca che rinfresca le giornate di giovani e anziani ed è una bellissima alternativa, più salutare e istruttiva dei social.
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