venerdì 29 aprile 2011

Diritto al tempo libero e ricerca della felicità

Avete letto che la corte di cassazione ha negato l'esistenza di un diritto al tempo libero, ritenendolo un diritto immaginario ?
Il caso è finito alla corte di cassazione per la testardaggine di un utente che reclamava dalla Telecom un danno per non aver fornito adeguata assistenza per la linea adsl, compromettendo quindi l’utilizzo del suo “diritto” al tempo libero.
Se la pretesa del cittadino appare anche a me eccessiva nel caso specifico, la decisione di negare un diritto al tempo libero mi sembra rappresenti una pericolosa involuzione e un passo indietro rispetto anche al famoso “8+8+8” (8 ore di lavoro, 8 di riposo e 8 per se stessi) del secolo scorso.
Eppure già nel 1776, con la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America si riconosceva uno scopo nella ricerca della felicità … :
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità. “.
Non vi pare un concetto sempreverde ?

mercoledì 20 aprile 2011

AUGURI....




Cogliendo l’occasione degli Auguri per la Pasqua imminente, ne approfitto per proporvi un brano di uno scrittore che mi è caro, Gianrico Carofiglio, tratto dal libro le Perfezioni provvisorie:

…Cara giovane amica voglio essere molto franco con te: non deve essere affatto divertente venir fuori da quel posto così comodo e caldo e le modalità potrebbero essere decisamente imbarazzanti. Purtroppo è un passaggio inevitabile: abbandonare i posti comodi e caldi è l'unico modo per vedere le cose più interessanti.
Imparerai presto a giocare, ma a un certo punto, diventata grande, continuare a farlo sembrerà una cosa inopportuna, da bambini appunto.

Quando arriverà quel momento ti prego di ricordare questa massima: non smettere di giocare perchè si diventa vecchi; si diventa vecchi perchè si smette di giocare. Non essere mai del tutto soddisfatta, non essere mai del tutto a tuo agio. Un filosofo importante diceva che la forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria.

In tutta la vita dirai molte bugie agli altri, non c'è modo di evitarlo. Sforzati però di dirne il meno possibile a te stessa. Mentire a se stessi è il principio di molte cose non buone.

Gli uomini e le donne si dividono in stupidi e intelligenti, pigri e intraprendenti. Se ti è possibile cerca di essere pigra e intelligente, perchè si tratta della categoria più interessante, quella in cui ci si diverte di più. Ma che ti riesca o meno di diventare pigra e intelligente (a proposito: una delle buone notizie è che pigri e intelligenti si può diventare), guardati comunque dai cretini intraprendenti.
Sono i più pericolosi, purtroppo sono molti.

BUONA PASQUA a tutti voi !

giovedì 14 aprile 2011

All Blacks


Quel che ha detto Andrea nel suo post è sacrosanto, ma sono sempre più convinto che un motivo del perché tutti gli altri sport di squadra abbiano tifosi più "educati" sia anche nella diffusione planetaria senza paragoni del calcio stesso e del suo indotto. Per un tifoso di basket ce ne saranno migliaia nel calcio: vedete anche voi che se si prendono tot persone a caso è facile che siano tutte ok, se sono mille volte tante i cretini ci scappano per forza. Poi la cultura dello sport, ad esempio, anglosassone è tutt'altra, non c'è dubbio. Io sono da anni assolutamente per il rugby, che seguo costantemente attraverso le telecronache di Sky e devo dire che lì la sportività è ai massimi livelli: sugli spalti e soprattutto in campo (anche perché trattandosi di uno sport di una durezza pazzesca sarebbe la fine se i giocatori trascendessero ai livelli di certe reazioni che vediamo magari la domenica negli stadi). L'arbitro è rispettato come in nessun altro sport e addirittura solo il capitano può rivolgersi a lui per delle precisazioni. Le azioni di meta sono decise nei casi dubbi dal TMO (television match officer) un arbitro aggiunto che rivedendo l'azione dubbia da varie angolazioni riferisce all'arbitro capo la decisione da prendere. E finisce lì, anche nei casi dubbi (e ce ne sono) nessuno recrimina mai. La massima espressione del rugby sono a pieno titolo gli All Blacks, la nazionale della Nuova Zelanda. In quel paese si vive per il rugby, i ragazzini lo giocano come da noi il calcio, e da sempre sfornano campioni inarrivabili per competenza tecnica e fantasia. Hanno un solo tabù: quello della Coppa del mondo. Hanno vinto la prima edizione in casa nel 1987 e da allora non si sono più ripetuti. Ogni volta si presentano come strafavoriti, dominano gli anni precedenti la Coppa con delle squadre pazzesche, poi toppano. Ricordate il '95 in Sudafrica? Allora c'era un certo Lomu negli All Blacks che sembrava inarrestabile. Ma persero. (Guardate il bellissimo film Invictus di Clint Eastwood su quella Coppa, su Mandela, su cosa significò per il Sudafrica, a proposito di razzismo). E persero nel '99 in semifinale dalla Francia una partita impossibile da perdere, sempre con Lomu in campo. Nel 2003 avevano ridicolizzato nel Tri Nations durante l'estate Australia e Sudafrica, le altre due superpotenze della palla ovale, le uniche che ogni tanto li battono. Ma in semifinale l'Australia ebbe la meglio contro ogni logica. Pensate quello che vuol dire per il popolo neozelandese questa serie di sconfitte, per loro sono veri e propri lutti nazionali! Nel 2007 non potevano perdere, avevano una squadra mostruosa con i due (tuttora) giocatori più forti del mondo: il mediano di apertura Carter e il capitano Richie McCaw, tre volte eletto giocatore più forte del mondo. Durante il secondo tempo del quarto di finale contro la Francia (squadra comunque validissima e storica bestia nera degli All Blacks) con la partita in equilibrio, né l'arbitro né il giudice di linea rilevano un evidente, incredibile passaggio in avanti (nel rugby è un fallo) dei francesi che così riescono a spuntarla contro ogni pronostico. Un'ingiustizia pazzesca. Ma nessun giocatore né lo staff tecnico recriminò mai su quell'episodio che distrusse il morale a una nazione intera. Non dico a distanza di tempo, ma nemmeno a caldo, alla fine della partita, l'allenatore dei neozelandesi, con sulle spalle tutto il peso dell'enorme delusione dell'intera Nuova Zelanda, disse una parola contro l'arbitro che aveva così clamorosamente sbagliato. Né un giocatore si lamentò di quella decisione. Anche questa è sportività: saper perdere, anche ai massimi livelli, senza recriminazioni. Anni luce da tutti i nostri "processi del lunedì"...
A novembre quest'anno ci sono di nuovo i mondiali e si svolgono di nuovo in Nuova Zelanda dopo 24 anni. Io li seguirò tutte le mattine, tiferò Italia con simpatia, ma soprattutto tiferò All Blacks. Perché se lo meritano.

Vorrei la pelle nera

Vorrei con questo post farvi capire perché ritengo il mio sport superiore e sportivamente parlando avanti anni luce rispetto al calcio e al suo movimento. Domenica scorsa è avvenuto che il solito gruppo di idioti ha apostrofato una giocatrice di serie A di colore proprio per le sue peculiarità razziali. La F.I.P., la Lega di Serie A, la Legadue, la Lega Nazionale Pallacanestro, la Legabasket Femminile, l’Usap (unione allenatori professionisti), la Giba (associazione dei giocatori), l’Aiap (associazione arbitri) hanno lanciato domenica prossima una giornata di solidarietà nei confronti di Abiola Wabara giocatrice del Sesto S.Giovanni e della Nazionale Italiana (essendo costei naturalizzata per matrimonio) il cui titolo è: “VORREI LA PELLE NERA”. Ogni giocatore, arbitro, dirigente, tifoso indosserà qualcosa, anche un semplice nastro, o si colorerà qualche parte del corpo di nero. Perché il mondo del calcio non ha mai fatto niente per contrastare il razzismo e l’imbecillità che troppo frequentemente si manifesta negli stadi di tutto il Paese?

domenica 10 aprile 2011

Avete avuto la varicella ?

Da piccoli, si intende.
Se la risposta è positiva allora:
state attenti a prendere il sole
state attenti allo stress
state attenti a fare sesso
state attenti agli sforzi fisici
state attenti al mangiare
state attenti al bere
state attenti al fumo.
Insomma, state attenti a tutto (mi sa che i medici in realtà non sappiano il "perchè" quel virus in alcuni si risveglia e in altri no), perchè qualunque cosa facciate potreste innecsare il virus che credevamo fosse stato sconfitto, ma, con perfida astuzia, si era solo messo al riparo sotto la corteccia che ricopre i nervi, in sonno, in attesa di una qualche nostra attività che lo risvegliasse.
Quello che ne vien fuori, più spesso dopo i 50 anni … :-(, è l'herpes zoster, popolarmente detto fuoco di S. Antonio.
Dicono che sia come essere colpiti da acqua bollente.
A me, sì, perchè ci sono cascato circa 20 giorni fa, sembrava invece di avere un livido invisibile, con il relativo fastidio.
E adesso che, con il primo sole, tutti se ne beano … io resto al coperto, finchè non tramonta ed esco nottetempo, come i vampiri …
Devo aver pazienza fino a Pasqua o poco oltre … tanto a metà della prossima settimana è previsto il ritorno di una perturbazione ... :-D

mercoledì 30 marzo 2011

Salvate la Tigre


E’ una bella notizia di ieri che in India la popolazione delle tigri sarebbe aumentata del 12 per cento arrivando sui 1.700 esemplari. Spero e credo a quegli ambientalisti che dicono che potrebbero essere molte di più: nella zona sud del paese dove si incontrano i Ghati occidentali e quelli orientali un censimento preciso è quasi impossibile. C’è di che rallegrarsi visto che si tratta probabilmente di uno dei più begli animali del creato, e allacciandomi al post di Andrea sull’orso vi sottopongo alcune considerazioni. Al momento della fine della dominazione britannica il numero di tigri era stimato a non meno di 20.000, c’è chi parla di 40.000. Le foreste erano ben conservate, la caccia bene o male regolata dagli inglesi e tutta la vita dei selvatici in genere era abbondante. Poi fino al 1972 praticamente non ci furono regole perché la gestione del patrimonio ambientale passò nelle mani di gente che non ne aveva un’idea: bracconieri, industrie del legname che depauperavano le foreste ecc. ebbero via libera e si arrivò a dover proibire totalmente la caccia alla tigre. Per fortuna. Ma troppi errori furono commessi ugualmente. Siamo arrivati a un punto in cui l’uomo non può gestire più con superficialità la tutela delle specie a rischio, la natura una volta che la si è sconvolta va tutelata con misure attive e con giudizio. Un grandissimo numero di cuccioli di tigre (e di leopardo) viene ora ad esempio ucciso dalle mute dei dhole, i “cani rossi” di cui parlava Kipling nel libro della giungla; animali molto astuti e combattivi, totalmente protetti al giorno d’oggi, e che quindi si sono moltiplicati in molte riserve abitate dalle tigri. La tigre ha un periodo di gestazione di poco più di cento giorni e uno stomaco relativamente piccolo: deve cacciare abbastanza spesso, quindi allontanarsi dai cuccioli che restano così indifesi alla mercè dei cani selvatici.

Il bracconaggio (la caccia è ovviamente straproibita) probabilmente non è più un problema così grande in India (altro discorso in Cina o in Russia) come quello dei dhole e soprattutto le conseguenze dell’antropizzazione. L’invasione dei territori della tigre da parte dell’uomo ha fatto sì che si moltiplicassero gli incontri ravvicinati fra i due e prima ancora fra la tigre e gli animali dell’uomo: il bestiame. Nascono così i cosiddetti cattle-killer: tigri che si abituano a predare mucche, pecore, bufali, allevati nei campi a ridosso delle foreste (già ridotte) e così facendo, in maniera per loro predatori del tutto legittima, vanno a toccare nel vivo la di per sé non certo prosperosa condizione economica di quelle popolazioni. Spesso infatti una famiglia, sempre assai numerosa e in cui lavora solo l’uomo, ha come unica ricchezza patrimoniale uno o magari due capi di bestiame la cui perdita spalanca loro le porte della miseria più totale. Nulla importa loro che il responsabile sia di una specie protetta e a sua volta “vittima” di quella situazione: si innescherà una catena di vendetta del tutto umana (siamo noi infatti l’essere più vendicativo) che porterà ad indiscriminati avvelenamenti e intrappolamenti di tutte le tigri (e altro) della regione incidendo pesantemente in quel bilancio già fin troppo in rosso. E’ perciò necessario che il governo indiano, nella persona degli ufficiali forestali, dia luogo a un processo di indennizzi rapidi e certi in tutti questi casi o la situazione potrà solo peggiorare.

Per non parlare poi se un cattle-killer si trasforma in man-killer o man-eater (questa distinzione, credo recente, distingue le tigri che uccidono uomini nelle foreste da quelle che li vanno a predare nei villaggi e addirittura dentro le case). In questi casi, di cui qui da noi poco si conosce, ma ancora nel 2011 capitano eccome (potete cercare su internet nella stampa locale indiana), le azioni/reazioni ovviamente si amplificano ultreriormente. Celebre lo scorso anno il percorso della tigre di Faizabad allontanatasi dalle foreste dell’Uttar Pradesh e penetrata nei campi di canne da zucchero, cacciata e terrorizzata dagli abitanti dei villaggi arrivata fino quasi a Lucknow poi a Faizabad, percorrendo 300 km in qualche mese. Tigre che durante il suo peregrinare ha ferito e ucciso diverse persone fino ad essere dichiarata man-eater e alla cui ricerca si dedicarono invano i migliori veterinari del paese (per anestetizzarla e portarla in uno zoo: la tigre anche se antropofaga, è pur sempre a rischio di estinzione e oggigiorno si cerca fino all’ultimo di salvarla). Tigre che eluse tutte le trappole degli ufficiali del governo e divenne un problema piuttosto serio tanto che quando alla fine fu dato l’ordine di abbatterla e nessuno ci riusciva le stesse guardie forestali se la videro brutta alcune volte ad affrontare l’ira della folla di parenti e amici di chi aveva perso un proprio caro. In 19 villaggi della zona le scuole furono chiuse per mesi e la situazione era quasi disperata. Guardando in Google maps la zona si vede che è comunque densa di case, paesi, strade: sembra incredibile che un animale così grande sia riuscito ad eludere tutti per tanto tempo nell’era della globalizzazione e del digitale. In fondo mi fa piacere pensare che il mondo non sia ancora del tutto “addomesticato” (la storia della tigre di Faizabad ha avuto comunque un epilogo).

In definitiva spero tanto che nei prossimi anni un grande paese come l’India riesca a porre rimedio a tutti questi problemi e a far sì che uno dei suoi simboli più amati si moltiplichi sempre di più portando alle generazioni future l’emozione del suo richiamo nella giungla, il brivido della sua maestosità.

martedì 29 marzo 2011

Dopo DINO la storia continua




Carissimi sono appena ritornato lo scorso week end dal corso di purtroppo soli tre giorni il cui tema era ecologia e gestione dei grandi carnivori europei (orso, lince, lupo) tenuto da docenti di fama internazionale presso la sede C.F.S della Foresta di Tarvisio e proprio in quella sede ho appreso la fine fatta dal nostro (inteso come bellunesi) amico Dino. Intanto che cosa vuol dire gestire e perché è necessario farlo quando si parla di grandi carnivori. Le risposte sono molteplici: prima di tutto bisogna cercare di conoscere meglio questi animali che, a causa della loro rarità ed elusività, sono pochissimo noti da un punto di vista biologico ed etologico; in secondo luogo perché sono specie particolarmente protette dalla Legge che fino a pochi anni fa erano a rischio di estinzione a causa della caccia di frodo e delle esche avvelenate che venivano distribuite allo scopo di eliminarli in quanto considerati dannosi; possono inoltre essere degli animali che diventando troppo confidenti creano problemi agli insediamenti umani in particolar modo agli animali allevati. Obiettivo della gestione, trattandosi di specie protette, è quello di preservarli e fare in modo che la loro popolazione tenda all’accrescimento fino ad arrivare alla stabilità, anche se i risultati saranno visibili fra diversi anni se non decenni. L’importanza e la difficoltà della gestione di queste specie sono enfatizzate in un ambiente fortemente antropizzato come le Alpi, molto diverso dai vasti territori scandinavi o canadesi. I mezzi attraverso i quali si fa la gestione sono ad esempio il continuo monitoraggio sulla effettiva presenza di questi animali attraverso il rilevamento di passaggio che va dalla verifica delle impronte, all’impiego di foto-trappole fino al repertamento e l’analisi di campioni biologici (feci, resti di pasti dai quali estrarre saliva) dai quali, tramite analisi genetiche, risalire all’identità degli individui. Altro sistema di gestione è quello della cattura (tramite trappole, appositi lacci, fucili narcotizzanti, ecc.) ed il successivo rilascio dell’animale opportunamente munito di radio-collare satellitare per studiarne gli spostamenti ed il comportamento (tenete presente che questi animali si spostano dalla Slovenia fino alla Germania senza difficoltà percorrendo anche 50 km a notte). In alcuni stati alpini come la Slovenia, l’Austria, la Germania e la Svizzera è pure ammesso come metodo di gestione l’abbattimento di quegli animali problematici che, divenuti troppo confidenti con l’uomo, tendono a privilegiare nelle loro predazioni gli animali domestici. La motivazione che viene data a questo tipo di abbattimenti è quella di calmare psicologicamente gli allevatori prevenendo la caccia di frodo od ancora peggio la distribuzione di esche avvelenate affermando che è meglio sacrificare un individuo per salvare la popolazione. Altri sostengono che è meglio lasciar fare alla natura il suo corso: in questa maniera però si concede spazio anche a chi, e sono tanti, considera questi animali una minaccia. In Trentino alcuni anni fa è stata catturata un’orsa (Jurka) problematica che si stava specializzando nella predazione delle vacche al pascolo ed è stata rinchiusa in una gabbia dove viene ammirata da migliaia di turisti; io non riuscirei mai a tollerare la vista di questo animale nato e vissuto libero che nevroticamente cammina avanti ed indietro in uno spazio limitato: onestamente penso che quel giorno che le hanno sparato il narcotico era meglio se le sparavano piombo. Premesso questo l’orso Dino (M5) era stato catturato la scorsa primavera in Valsugana (TN) e rilasciato dopo essere stato munito di radio-collare sprovvisto del meccanismo di sgancio automatico dopo un certo periodo (drop off) perché i trentini pensavano di poterlo ricatturare in ogni momento per cambiargli il collare quando si fosse reso necessario. In realtà successe che dopo poco il meccanismo di trasmissione degli impulsi radio del collare si ruppe e di fatto si persero i contatti con l’animale che era ripassato dalla nostra provincia (verifica attraverso il DNA raccolto dalle feci) probabilmente per tornarsene verso est. A metà marzo in Slovenia fu notata la presenza di un orso dal comportamento anomalo (sbatteva continuamente la testa contro gli alberi, tremava, si contorceva ecc.) e decisero di abbatterlo perché temevano fosse affetto da rabbia. In realtà quell’orso era Dino che era tormentato dal collare che non potendosi allargare, essendo nel frattempo l’animale cresciuto di dimensioni, gli dava dei grossi problemi: si era infatti incarnito con infezioni ed immagino dolori tremendi (ho visto a prova di quanto dico le foto del collo dell’animale abbattuto). Gli amministratori trentini, appena appresa la notizia dell’abbattimento di Dino hanno fatto una conferenza stampa nella quale criticavano gli abbattimenti come metodo di gestione non sapendo che la causa della morte dell’animale era stato il comportamento anomalo causato dal loro pacchiano errore. Successivamente vi sono state altre conferenze stampa della nostra Provincia, dell’ufficio faunistico sloveno e del CFS dove veniva spiegato al pubblico il perché dell’abbattimento di un animale tanto prezioso e la contrarietà di questi enti all’utilizzo di metodi “invasivi” di gestione come l’uso di radio-collari senza drop off. In realtà noi non utilizziamo radio-collari perché abbiamo notoriamente molti meno fondi a disposizione dei Trentini. È nata una polemica politico-gestionale che sta ancora in questi giorni tenendo banco sui giornali con la richiesta del nostro Presidente all’ente sloveno di riavere le spoglie di Dino da imbalsamare e creare con queste un museo dedicato all’orso. Comunque la buona notizia di questi giorni è che due orsi stanno attualmente scorrazzando sul nostro territorio. Uno è stato identificato nella zona di S.Vito di Cadore ed è un esemplare già presente l’anno scorso di circa 200 Kg di peso che ha probabilmente passato il letargo da noi, l’altro sembra un individuo nuovo di 150 kg che è stato fotografato tramite foto-trappola in Val di Zoldo dal mio collega che aveva già fotografato Dino l’anno scorso. Data l’abilità e la professionalità di questo mio collega, il Presidente ha deciso di chiamare il nuovo orso col nome della guardia che è stato capace più di tutti di fotografare questi animali cioè Cesare. Quindi state tranquilli, Dino non c’è più ma speriamo che dietro questi giovani maschi in dispersione sul nostro territorio possa arrivare presto anche una femmina e partorire i primi orsacchiotti bellunesi. Allego ancora una foto di Dino dell’anno scorso che tanto ha sensibilizzato l’opinione pubblica sulle sorti della sua specie, una foto di Jurka ed un’altra bella immagine di orso bruno europeo.

domenica 27 marzo 2011

Un piccolo grande amico



Cari compagni non immaginavo certo con i miei post di innescare polemiche così accese; il mio intento era ed è solo quello di aggiornarvi su chi sono, che cosa faccio, quali sono i miei sentimenti ed i miei interessi, il tutto esposto con la massima sincerità e trasparenza. Spero che questo post vi faccia apprezzare un piccolo grande animale che allieta le giornate mie e di mia moglie. Quando mi disse che desiderava un cane e che aveva intenzione di prenderne uno di taglia medio piccola, molto probabilmente un bolognese, dato che in precedenza si era trovata bene col sottoscritto, siccome non mi sembrava dignitoso che “un guardia” andasse in giro con un barboncino antipatico e fighetto, ho pensato di chiedere ad un mio collega che alleva cani, ed aveva appena avuto una cucciolata, se mi poteva dare uno dei suoi terrier ancora cuccioli e che lui alleva per scopi venatori. A vedere la mia cagnolina molti la scambiano per un “bastardino” o come dice il mio amico veterinario: “razza fantasia”. In realtà è un cane di razza e che razza….. Infatti questi cani sono stati selezionati a fine 800 dal reverendo inglese James Parson Russell detto Jack accanito cacciatore di volpi. Tradizionalmente in Inghilterra i cani da caccia si dividono in hound (segugi) che inseguono la selvaggina di grande e media taglia riservati alla nobiltà ed in terrier (scavatori) riservati al popolo che inseguono generalmente prede di piccole dimensioni all’interno delle tane per catturarle; infatti la selvaggina nel Regno Unito non è di proprietà dello Stato come in Italia, ma della nobiltà che concede le prede di piccola taglia al popolo. La caccia tradizionale alla volpe a cavallo è fatta principalmente dai cani che lavorano in muta: i foxhounds od i beagles inseguono la volpe fino a che questa non entra nella tana; a questo punto intervengono i terriers (ce ne sono di tantissimi tipi dai foxterrier ai white scottish terrier - quelli del Wisky - che hanno un po’ perso la loro natura di cani da caccia). Il reverendo Parson Russell selezionò due varietà della stessa razza il Jack Russell (a gamba corta che veniva portato dentro delle apposite tasche sulla sella del cavallo e mollato nella tana) ed il Parson Russell (a gamba più lunga che correva in muta con gli altri cani) che si sono subito rivelate come le migliori per stanare il selvatico. Queste due razze, soprattutto il Jack Russell proprio perché di taglia piccola, è diventato recentemente un cane di moda anche per il suo carattere, che come tutti i cani da caccia, può essere anche un ottimo animale da compagnia. La mia cagnetta invece è un Parson Russell (di taglia leggermente più alta), quindi un cane che è anche un ottimo corridore. Personalmente non mi sono mai piaciuti i nomi umani dati agli animali ma, dato che la mia cagnetta ha il pedegree, cambiarle il nome sarebbe stato un po’ laborioso per cui abbiamo deciso di lasciarle il nome umano datole dalle figlie del mio collega al quale abbiamo aggiunto un piccolo suffisso; infatti si chiama Marta(bau). Il nome Marta dato ad un animale mi era inoltre molto simpatico perché mi ricordava il nome della gallina amica di Lupo Alberto. Per capire un po’ il carattere di Marta bisogna pensare alla funzione venatoria per cui la sua razza è stata selezionata; le caratteristiche comportamentali che devono avere questi animali hanno lo scopo di renderli completamente autonomi quando si trovano nelle tane ad affrontare animali aggressivi come volpi, tassi (ferocissimi), istrici oppure ad inseguire o braccare anche prede di dimensioni superiori come caprioli, cinghiali ecc… Per raggiungere questi scopi questi piccoli cani (35 cm-la mia è leggermente più grande) sono dotati di grandi e robusti denti e di un morso molto potente; devono essere velocissimi, determinatissimi, avere un morso che una volta dato non molla mai, non sentire il dolore, non pensare alle conseguenze quando attaccano la preda, avere predisposizione a scavare, essere sempre pronti e reattivi, quindi sempre in attività. Dimostrano inoltre grande aggressività nei confronti degli animali di altre specie (gatti, galline e uccelli in genere, ecc..) quasi mai nei confronti degli altri cani, ma soprattutto, e questa è la caratteristica che li sta rendendo estremamente graditi come cani da compagnia, tanta affettuosità e dolcezza nei confronti degli esseri umani, in particolar modo dei bambini; per la loro grande vivacità sono inoltre dei compagni di gioco instancabili: Marta quando vede dei bambini che giocano a pallone diventa incontenibile ed instancabile. Sicuramente la mia cagnetta ha tutte le caratteristiche proprie della sua razza (sua mamma Aqaba è stata ed è tuttora un cane da caccia unico per capacità) ma è anche di una intelligenza, cocciutaggine, furbizia, affettuosità, esuberanza e vitalità veramente inimmaginabili. Viene regolarmente a fare jogging con me: pensate che dopo 1 ora di corsa (la tengo al guinzaglio perché altrimenti, dato che vado a correre nel bosco, sarebbe attratta ad inseguire gli odori dei selvatici) quando arriviamo vicino casa ha ancora la forza e la voglia di saltare, prendere il guinzaglio e mettersi a tirarlo per gioco, oppure se mi metto a giocare con la palla lei, nonostante la corsa è sempre pronta; quando sono al computer mi salta spesso in braccio perché ama il contatto fisico col suo capo branco (passa anche degli interi pomeriggi piovosi sul sofà con mia moglie a dormicchiare). Quando posso me la porto in servizio a camminare in montagna e spesso mi è utile perché mi segnala la presenza di qualche animale morto nel bosco (ha tra l’altro un ottimo naso). Dimenticavo di dirvi che noi la teniamo come cane di compagnia però il suo istinto di predatrice salta fuori soprattutto quando vede altri animali (tra l’altro in Inghilterra li usano anche per uccidere i ratti meglio di qualsiasi gatto - sono capaci di catturarne ed ucciderne tantissimi in brevissimo tempo – provate a digitare su youtube “terrier rat kill”); sono sicuro che se non la trattenessi e la controllassi di fronte ad un gatto questo farebbe in pochi secondi una brutta fine. Sicuramente non è un cane per tutti perché richiede, come d’altronde tutti i cani, di passare molto tempo coi padroni, di fare molto movimento ed ha bisogno di tanto spazio nonostante sia di dimensioni medio piccole per sfogare tutta la sua esuberanza e vitalità, quindi non è da tenere esclusivamente in appartamento. Però ragazzi, quando arrivo a casa e sente la mia auto entrare nel nostro vialetto, si mette subito all’erta e appena mi vede comincia a scodinzolare fino al punto di tremare dall’emozione e, appena smonto dalla macchina, comincia a saltare come una pazza e a farmi delle feste incontenibili come il suo carattere. Volevo inoltre dirvi inoltre che nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza della vera fine fatta dall’orso Dino che non è esattamente quella esposta da me nel mio post dedicato all’orso. Questa notizia ha causato scalpore nell’opinione pubblica bellunese perché è stata pubblicata sulla stampa e ha causato anche alcuni incidenti politico diplomatici fra le Province di Trento e Belluno coinvolgendo anche la Slovenia, dove l'animale è stato abbattuto. Se vi interessa fatemi sapere e vi relazionerò in un prossimo post.

domenica 20 marzo 2011

Perché la Libia?


Ci risiamo, i venti di guerra soffiano di nuovo sul Mediterraneo e le potenze occidentali hanno iniziato una nuova missione, stavolta sotto il mandato Onu, volta a ridurre Gheddafi a più miti consigli, se non a farlo cadere. Ora, se militarmente il problema non è insormontabile tale è la sproporzione fra gli armamenti schierati, politicamente la faccenda è se possibile più complicata e indecifrabile rispetto a situazioni già viste. Le variabili sono tante: i dubbi Usa (che poi giocoforza hanno preso il comando), la fretta francese (i Rafale erano schierati a Saint Dizier che dista alcune ore dalla Libia quindi, per colpire alle 17.45, sono partiti ben prima della decisione finale Onu, avrebbero attaccato comunque?), la posizione “neutrale” della Germania (ma secondo me è da Ramstein, territorio della Merkel, più che da Napoli che partono le direttive a livello tattico). L’Italia non può stare alla finestra come auspicherebbe la Lega malgrado i nostri accordi con la Libia (del resto resi nulli dal fatto che Gheddafi ha fatto quello che ha fatto) per il semplice motivo che Tripoli è a due passi. Siamo nell'Onu e nella Nato. A posizioni geografiche invertite anche i tedeschi avrebbero dovuto collaborare. E cosa succede veramente in Libia? Uno stato dominato da tante misteriose tribù che non si sono mai amate fra loro. Chi c’è veramente a capo dei ribelli? Che canali hanno attivato con la Francia. Stavolta non vedo un mediatore come Holbrook con Milosevic. E poi, siamo davvero sicuri di voler che Gheddafi sia abbattuto? Come diceva Reagan per Saddam in tempi ormai lontani: è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana. Si è visto cosa è successo dopo lo scià di Persia, dopo l’Afghanistan, dopo Saddam. Ci sono ancora tanti interrogativi a cui cercare una risposta, voi che ne dite?
Mentre stavo scrivendo da Birgi sono partiti anche i primi Tornado.

sabato 19 marzo 2011

Ancora sull'unità d'Italia

Cari amici, innanzi tutto desidero dare il mio personalissimo benvenuto ai nuovi compagni che si sono uniti a noi, sono sicuro che la loro presenza costituirà nuova linfa per le nostre divertenti discussioni. E vengo al punto.
Massimo, oggi il revisionismo storico, strumentale all'affacciarsi nel mondo della politica di forze nuove come la lega, è di gran moda, ma, purtroppo a causa dei troppi giornalisti che si improvvisano storici, rimescola le carte e non fa un buon servizio alla storia. A sua volta la storia non è una scienza ed è costellata di giudizi di valore però alcuni dati di fatto sono innegabili. Invito dunque a leggere più libri di storia e meno esercitazioni giornalistiche funzionali alla messa in campo di progetti politici...
L'unità d'Italia si realizzò grazie ad una serie di eventi casuali e favorevoli nel 1861 con uomini come Garibaldi, Cavour e Mazzini: Risorgimento caldo e risorgimento freddo. E finalmente il sogno di un italia unita, già presente in spirito da molti secoli, trovò compimento nell'unità politica e amministrativa. Certo vi furono brutture e violenze ma alla fine di questo processo storico era nata una grande potenza europea e una nazione.Così l'talia entrò nella modernità.
Mi dirai che sono scontato e scolastico ma molti uomini politici oggi sembrano ben lontani anche dalla licenza elementare..... Giova dunque ripetere!

Il tema oggi è che la lega vorrebbe la secessione : lasciare il sud al suo destino e veleggiare verso il benessere economico al traino del nord europa.
Io ritengo invece che l'unità con il sud sia imprescindibile e che una classe dirigente avvertita debba sviluppare le risorse , in termini di patrimonio culturale e di turismo, di cui questa parte del paese è ricca. Senza dimenticare la lotta alle mafie.
L'egoismo politico e sociale non ci renderà migliori.