Negli anni Sessanta e Settanta, fiorì, soprattutto grazie a Peter e Caterina Kolosimo, una particolare narrazione con la quale si fornivano spiegazioni su misteri irrisolti dei giganteschi monumenti, strutture, risalenti a tempi remoti, attraverso la attribuzione dell'origine umana da una migrazione da altro o altri pianeti.
I Kolosimo, pur avendo scritto anche specificatamente racconti di fantascienza, ammantarono il tutto con una mano di scientificità che, rimanendo quei misteri, tali, richiede di aver Fede, come le varie religioni presenti sulla Terra.
Altri autori percorsero invece la strada di scrivere romanzi dichiaratamente di fantasia, fondati su tali teorie.
Uno, famosissimo, è quello riprodotto in immagine, nella edizione del 1979 per la Libra Editrice e tradotto personalmente da Ugo Malaguti, lui stesso, agli albori, cultore della cosiddetta fantarcheologia, ma poi, soprattutto, grande Editore e Direttore di collane.
Jimmi Guieu, francese, ci racconta così non solo come fu popolata la Terra, ma anche come nacquero le razze, che lui chiama, senza tanti problemi per un "politicamente corretto" ancora da venire, "bianchi", "rossi", "negri", "gialli", dove le prime tre rappresentano i buoni e la quarta i cattivi.
Il romanzo fu scritto nel 1953 e risente non solo del clima politico dell'epoca, ma anche dell'entusiasmo con il quale si guardava al nostro più remoto passato per immaginare un futuro colmo di novità tecnologiche.
Non so se esistano edizioni recenti de "I figli del diluvio", ma chi è interessato anche a prendere conoscenza di cosa sia la fantascienza archeologica, può forse torvare una copia di seconda mano della Edizione Libra per la collana Saturno, con la ottima traduzione di Ugo Malaguti di un romanzo che, ancora oggi, appassiona e spinge a leggere una pagina dopo l'altra, passando un pomeriggio intero lasciando galoppare la fantasia, in un mondo che fu o che, forse, sarà.

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